Code Vein - Hands-on

Sangue chiama sangue

di / lunedì 09 settembre 2019 / Hands-on

Il termine “Souls-like” significa, per il sottoscritto, fondamentalmente due cose: soldi ben spesi e giornate intere trascorse davanti ad un boss, con la speranza che, tra i due, il cadavere per terra sia di quest’ultimo. Dopo aver approcciato con diffidenza il primo Dark Souls, ho poi proseguito una vera campagna di idolatrazione nei confronti di un genere che, sostanzialmente, fa del dolore e del piacere da esso derivante il suo marchio di fabbrica. Chiaramente, Code Vein ha subito suscitato il mio interesse per via, non soltanto della sua connotazione nel sopracitato genere, ma anche e soprattutto per uno stile manga/anime piuttosto sexy. Il gioco, di cui si erano un po' perse le tracce , è ripiombato sulla scena, pronto per il debutto ufficiale fissato per il prossimo 27 settembre. Per questa occasione, dopo le varie prove a porte chiuse per la stampa, Bandai Namco ha reso disponibile una demo pubblica sugli store di Sony e Microsoft, e noi, neanche a dirlo non ci siamo lasciati scappare la possibilità di poterlo (ri)provare con mano. Stavolta, però lo abbiamo provato su PlayStation 4 Slim, per poter appurare la qualità complessiva anche sulla piattaforma meno potente della scuderia Sony.

Il primo impatto è stato sicuramente positivo. Code Vein gira molto bene anche su PlayStation 4 “base”, ma diventa velocemente controverso (e questo non riguarda la console in sé) per quanto riguarda elementi come la telecamera e alcune inquadrature in generale. Un po’ come da tradizione per i giochi del genere, e specialmente con le bestie contraddistinte da una mole volumetrica importante, riuscire a districarsi con il più temibile degli avversari, che in questo caso è la telecamera, non è cosa da tutti. Per fortuna, e non ce lo saremmo mai aspettato, il frame-rate sulla “piccolina” di Sony si comporta piuttosto bene, rendendo la prova più che godibile e senza problematiche eccessive. Chiaramente è impossibile non notare le forti differenze in termini di risoluzione e – soprattutto – effettistica rispetto alla versione Xbox One X (versione testata in fase di closed beta), ma la qualità complessiva del prodotto, su una macchina nettamente inferiore, ci ha piacevolmente sorpresi.

Archiviato il pippone tecnico, che premia la produzione per quel che riguarda (almeno per ora) l’ottimizzazione, è giusto concentrarci su elementi nettamente più importanti, su cui spicca, su tutti, il piatto forte della casa: il gameplay. Seppur di ispirazione tremendamente derivativa, figlia di un Dark Souls e di un Lords of the Fallen, di una scappatella con Bloodborne e qualche toccata e fuga anche di Sekiro, Code Vein riesce a sbandierare con fierezza uno stile unico quando si tratta di muoversi per la mappa di gioco e andare a caccia dei tremendi esseri che infestano la poco ospitale landa post-apocalittica che fa da sfondo agli eventi in seno alla produzione. Puntualizziamo subito una cosa molto importante: Code Vein non innova né rinnova il genere, ma lo modifica con meccaniche che, di primo acchito, sembrano funzionare a dovere. Certo, bisogna chiudere un occhio di fronte ad una “lentezza” ed una “legnosità” generali abbastanza papabili, specialmente se lo si confronta con produzioni quali Bloodborne o il più recente Sekiro, ma nulla di clamoroso. Dunque, la morale è sempre quella: attacchi pesanti, attacchi leggeri, parata, schivata e parry. In particolare questi ultimi, però, ci sono sembrati eccessivamente efficaci, un po’ come nel primo Dark Souls, e ci auguriamo che il tutto venga un attimino rivisitato con la versione completa del gioco.

A contribuire all’ottimo impatto offertoci dal gameplay ci pensano poi altri – fondamentali – elementi, quali l’intelligenza artificiale nemica, il livello di sfida generale e, soprattutto, la progressione e la caratterizzazione del nostro avatar. Seppur non esattamente dei geni, o almeno non nella totalità delle volte, gli avversari tendono ad accerchiare e ad aggredire con foga il giocatore, rendendo ogni scontro, anche quello più semplice, adrenalinico, frenetico e complesso. Via via procedendo con la storia e incontrando nemici sempre più ostici, il tutto aumenta esponenzialmente, abbracciando però una curva di apprendimento rigida sì, ma mai frustrante o eccessiva. Anche i boss, splendidi da vedere e maestosamente caratterizzati, ci hanno lasciato un’ottima impressione. Essi, infatti, danno vita a scontri sempre all’ultimo sangue, con trasformazioni e mutazioni varie che ne modificano i pattern d’attacco e, automaticamente, il nostro approccio alla battaglia. Superare gli scontri coi boss, ma anche con i semplici avversari d’ordinanza, va di pari passo con la crescita del personaggio che, manco a dirlo, in Code Vein è davvero piacevole. Per prima cosa, e questo potrebbe non piacere a tutti, livellare attraverso l’utilizzo di quelle che definiremmo le anime dei Souls, aumenta automaticamente più statistiche, rendendo così meno ardua – ma allo stesso tempo più ambigua – la specializzazione del personaggio. Per fortuna, però, grazie all’innesto dei codici genetici è possibile modificare a nostro piacimento la classe del nostro alter-ego. Utilizzando il codice Ranger, ad esempio, l’avatar farà maggior affidamento su valori come la destrezza, a discapito della reistenza, e così via. Anche le armi e il vestiario si legano direttamente e strettamente alla questione legata alle classi. Se i parametri vitali aumentano semplicemente tutti insieme, “indossare” una classe o l’altra modifica nettamente lo status del personaggio. Ciò influisce sulle armi che si possono utilizzare, le quali non possiedono un livello minimo per essere imbracciate, ma sono collegate con i parametri vitali del nostro redivivo. Niente di clamoroso o di rivoluzionario, certo, ma tutti questi piccoli elementi, messi insieme, funzionano e soprattutto divertono.

I nodi però alla fine vengono al pettine. Dopo aver elencato tutte le cose ch eci sono piaciute del gioco di Bandai Namco, dobbiamo – purtroppo – dedicarci a quelle meno affascinanti. Si parte dalla mappa e dal mondo che esploreremo. Seppur sia troppo presto per giudicare, quel che abbiamo visto ci ha convinti soltanto a metà. Sì, i livelli godono di un design importante, con scorciatoie e passaggi segreti ben studiati, ma la pochezza stilistica e tecnica degli scenari potrebbe seriamente minare le sorti di un titolo dallo sviluppo più che travagliato. Ciò potrebbe influire negativamente anche sull’immaginario complessivo che abbraccia il souls-like con i vampiri. Stando a ciò che scopriamo dai vari redivivi, non soltanto dai membri della squadra Vein, il mondo di gioco è potenzialmente ricco di segreti, anche e soprattutto sulla genesi del “morbo” che ha distrutto la razza umana, ma il tutto viene pesantemente ridimensionato da un colpo d’occhio vetusto, scarno e che fa della reiterazione di asset e modelli poligonali il suo cavallo di battaglia. A salvare in calcio d’angolo la baracca ci pensa un lavoro strepitoso sul character design, che si estende anche alla creazione stessa del personaggio che, grazie ad un editor molto permissivo (noi abbiamo replicato Tanjiro di Demon Slayer), riesce a soddisfare anche il più pretenzioso dei palati. Gli ultimi dubbi riguardano la complessità della trama generale, in verità quasi mai fondamentale nei giochi del genere, e la longevità, vero ago della bilancia di un titolo che ha ancora tanto da dimostrare ma sembrerebbe aver intrapreso una buona strada.

Code Vein è paragonabile ad una bella ragazza di cui però si conosce ben poco. Si vorrebbe invitarla a cena e sperare che da cosa nasca cosa, ma fa capolino la paura di scivolare e fare una figuraccia davanti a tutti. Sbilanciarsi sul valore finale del titolo di Bandai Namco è assai difficile, complici numerosi punti oscuri e alcune problematiche di non poco conto dell’ultimo minuto che potrebbero incidere negativamente sulla valutazione complessiva di un prodotto che, da appassionati del genere, ci ha divertito non poco. Se gli elementi validi come il gameplay, la varietà dei nemici, delle armi e delle specializzazioni terranno sul lungo termine allora, beh, probabilmente tutta questa attesa intorno al prodotto potrà non considerarsi vana.

Pro

- Gameplay convincente

- Livello di sfida interessante

- Character Design di primo livello

- Level design intrigante

- Boss splendidi da vedere 

- Ben ottimizzato anche su PS4 Slim

Contro

- Graficamente vetusto e spoglio

- Il valore ludico complessivo è tutto da scoprire

- Telecamera ballerina e che spesso diventa un nemico aggiunto

- Alcune meccaniche sembrano nettamente più efficaci di altre

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Scheda

  • Data di uscita / 31/12/2018
  • Sviluppatore / Shift
  • Produttore / Bandai Namco Entertainment
  • Doppiaggio / inglese
  • Sottotitoli / italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / ---

Azione, Gioco di Ruolo su Xbox One, PlayStation 4

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