Crash Bandicoot N. Sane Trilogy - Recensione

Crash is Back!

di Oscar Diliddo / giovedì 06 luglio 2017 / Recensione

Alcuni titoli hanno la capacità di incastonarsi nel cuore di chi li gioca, indipendentemente dall’età o dalla qualità effettiva del titolo. Questi giochi vanno solitamente a posizionarsi in quella parte della memoria affettiva che, grazie al subentrare della nostalgia, li rendono punti di riferimento della propria vita da videogiocatore e un gioioso pilastro della propria giovinezza, risultando inoltre migliorati nei propri ricordi grazie al “filtro nostalgia”. Tanto che, spesso, quando li si va a rigiocare, si ha la spiacevole sensazione di “ricordarseli più belli”.
La serie Crash Bandicoot, in riferimento ai primi tre capitoli usciti su PlayStation, è proprio tra questi.
Un’intera generazione di ragazzini che nel ’96 muovevano i loro primi passi nel mondo dei videogames sono stati letteralmente folgorati dal marsupiale antropomorfo made in Naughty Dog.

L’assenza di rivali sulla piattaforma da gioco Sony (anche se su Nintendo 64 era uscito da pochi mesi un certo Super Mario 64), rese l’arrivo di Crash Bandicoot una vera rivoluzione platform per PlayStation, facendo diventare il gioco un vero e proprio fenomeno. Da ciò, malgrado alcuni evidenti difetti, il gioco fu accolto benone da pubblico e critica, consacrandosi poi definitivamente con i due seguiti usciti nei due anni successivi.
Conclusa la trilogia di Naughty Dog nel 1998, a cui seguì nel ’99 Crash Team Racing (una sorta di Mario Kart con i personaggi della serie), Crash passò poi di studio in studio, collezionando una decina di titoli tra avventure ufficiali e spin-off. Nessuno di questi titoli ebbe però la fortuna della prima trilogia, risultando particolarmente anonimi e di rado sopra la mediocrità.
Con questa situazione bene in mente, Vicarious Vision ci ripropone, a vent'anni di distanza, proprio i tre giochi che resero celebre il marsupiale, facendone per anni la mascotte di casa Sony e segnando quelli che ora sono quei 30enni cresciuti a panini al latte con prosciutto cotto, giardinetti e PlayStation.

Per essere chiaro parto subito col dire che io stesso faccio parte di quei 30enni. Ho adorato fin da subito Crash e l'ho conservato con cura nel posticino della memoria di cui parlavo in apertura. Nella recensione e nel valutare il gioco cercherò però di non tirare in ballo momenti nostalgici o, ancora peggio, di chiudere gli occhi per passare sopra quello che non va di questo remake/remastered che, spoiler, è lo stesso che non andava bene nemmeno vent'anni fa.
Innanzitutto, per fugare ogni dubbio, Crash Bandicoot N.Sane Trilogy non è la versione HD dei primi Crash e non è nemmeno un reboot. In realtà è il pedissequo rifacimento dei tre giochi, radicalmente rivoluzionati nella grafica, ma del tutto invariati nella formula e nel gameplay. In pratica è l’anello di congiunzione tra una remastered HD ed un remake.

Una volta che ci si accinge a provare i giochi ci si accorge subito che il primo Crash Bandicoot è, tra i tre, quello invecchiato peggio. I difetti che all’epoca venivano bollati come difetti di gioventù, sono ora diventati delle mancanze che paiono più grandi delle voragini che si devono saltare nel gioco. Malgrado il divertimento non manchi, alcune lacune ed imperfezioni minano particolarmente l’esperienza di gioco. Il senso di miglioramento dei tre giochi, vent’anni fa, lo si è avvertito anche grazie al fattore tempo, con i tre giochi che hanno vissuto un significativo crescendo qualitativo di anno in anno. Così invece, vista l’unione dei tre titoli in un solo disco, questo tempo per assaporare i cambiamenti viene meno e contribuisce a rendere particolarmente debole, in termini di puro gameplay, il primo capitolo. Stravolgere totalmente il gioco nelle sue meccaniche non avrebbe avuto senso, in quanto si tratta pur sempre di una remastered, ma non ci sarebbe dispiaciuto vedere un modo per adattare alcune meccaniche arcaiche e frustranti ai platform di oggi, specie se si vuole dimostrare di voler rilanciare efficacemente il brand.
Malgrado il secondo ed il terzo capitolo soffrano meno su questo versante, visto che erano già di base uscite migliori e ben più varie, in tutti e tre i giochi cadere nei burroni, finire schiacciati da un sasso o essere fatti a fette da un nemico non sarà sempre questione di disattenzione personale, ma sarà causato anche da un'eccessiva imprecisione dei salti, degli attacchi e da una complessa percezione delle distanze, specie nei livelli con visuale verticale.

Cosa si salva quindi nel 2017 di Crash Bandicoot e di Crash Bandicoot N.Sane Trilogy? Oggi come ieri a valorizzare il gioco c’è il divertimento, la voglia di giocare, la simpatia del personaggio e, nel caso di questa remastered, l’avere a disposizione tre grandi classici della propria carriera videoludica in un solo disco (ed a prezzo budget). In più troveremo interessanti Extra, menù di pausa particolarmente esplicativi ed un sistema di salvataggio su più slot per ogni gioco.
A valorizzare significativamente Crash Bandicoot N.Sane Trilogy c’è un eccellente comparto grafico che funge da vera e propria vetrina per il progresso tecnologico di questi 20 anni.
I livelli, per quanto non spicchino sempre in varietà, sono ricreati fedelmente, con un gusto nel design e con una qualità grafica davvero di prim’ordine, anche in relazione alle più blasonate produzioni moderne. Così come le animazioni e la realizzazione dei personaggi stessi, donando inoltre a Crash un design moderno, ma fedele alle origini, senza sfociare nelle brutture stilistiche che hanno caratterizzato gli anni più bui del marsupiale.
A beneficiare del trattamento “20 anni dopo” ne hanno giovato anche le scene filmate d’intermezzo, ottimamente doppiate (occhio che le voci sono cambiate rispetto a quelle che potreste ricordarvi) ed animate, che contribuiscono a raccontare in maniera divertente le strampalate avventure di Crash e soci.

Crash Bandicoot N.Sane Trilogy è un’operazione nostalgia sicuramente riuscita. Malgrado il gioco faccia ancora da parafulmine per parolacce assortite, sia classificato come steroide nei campionati di lancio del pad e non sia stato fatto nulla per migliorare alcune meccaniche effettivamente stantie e frustranti, è innegabile che continui a lasciare qualcosa di buono nel cuore di chi lo gioca ed a divertire chi gli si dedica con maggior impegno.
Probabilmente potrebbe essere il primo gioco ad classificato come PEGI 25+ per via del fascino che può provocare in chi già giocava con le uscite originali e che potrà perdonare più facilmente le meccaniche parolaccia-based che contraddistinguono il gioco. I più giovani infatti potrebbero apprezzare il mondo colorato del marsupiale, ma rischiano di sbattere il naso contro un gameplay molto più tosto di quanto si trovi oggigiorno in giro.
Sicuramente sarà un bel tuffo nel passato che chiarisce quanto i tempi cambino e quanto, spesso, l’effetto nostalgia sia un catalizzatore potente nel mondo dei videogame.

Pro

- Mezzo punto netto in più se siete veri amanti del Bandiccot

- Rifacimento grafico di prim’ordine

- Tre giochi in uno, a prezzo budget

Contro

- Nessun miglioramento significativo nelle meccaniche di gioco

- Per i più piccoli può essere molto complicato

Redazione

7,5

Vota anche tu eseguendo il login

Vuoi segnalarci un errore? Scrivici qui!

Scheda

  • Data di uscita / 30/06/2017
  • Sviluppatore / Vicarious Visions
  • Produttore / Activision
  • Doppiaggio / Italiano
  • Sottotitoli / italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / ---
  • Raggiungi la pagina ufficiale

Platform su PlayStation 4

Acquista

Social Net

In evidenza

Gran Turismo Sport - Recensione

3 novembre 2017

Gran Turismo Sport

Ultimi Commenti