Days Gone - Recensione

PS4 guadagna un interessante survival open world

di Alessandro Spallino / lunedì 13 maggio 2019 / Recensione

Dopo un lungo e travagliato periodo di sviluppo, fatto di una cronica mancanza di informazioni ufficiali, una strategia di marketing poco efficace e gameplay trailer non proprio esaltanti, Days Gone è finalmente giunto sulle nostre PlayStation 4. I ragazzi di Bend Studio sono riusciti nell’impresa di confezionare un gioco vasto e variegato, ricco di contenuti e dall’appeal inconfondibile che, senza mezzi termini, è in grado di intrattenere egregiamente, nonostante alcune incertezze che affliggono sia il comparto tecnico che quello del gameplay. 

Days Gone racconta la storia di Deacon, ex motociclista sbruffone e impertinente ma dal cuore d’oro che, da quando una misteriosa epidemia si è diffusa, lo ha trasformato in un cacciatore di taglie pragmatico e disilluso, pronto a tutto, anche uccidere, pur di restare in vita e difendere il suo amico di scorribande, ultimo vero legame con quei giorni passati nominati dal titolo che rappresentavano la vita che ormai ha perduto. L'opera di Bend Studio è prima di tutto una storia che parla di amicizia e di come un legame forte e radicato possa rappresentare l’unica vera via di scampo e di sopravvivenza quando a dominare nel mondo sono morte e disperazione. Basteranno poche ore per empatizzare con l’istrionico protagonista e farsi coinvolgere da dialoghi a volte seri, a volte scanzonati con i vari personaggi.
La struttura open world non deve trarre in inganno facendo pensare ad un gioco impersonale e frammentato perché in realtà la vera anima del titolo risiede proprio nel comparto narrativo, tratteggiato in maniera davvero magistrale. Aspettatevi quindi parecchi dialoghi e una buona dose di cutscenes utili non solo a raccontare la storia che ci vedrà impegnati nella ricerca paranoica di informazioni sulla morte di nostra moglie e su un’oscura organizzazione di controllo dell’epidemia denominata NERO, ma anche ad approfondire il passato di Deacon, racchiuso tra il forte legame d’amicizia con l'amico Boozer e la storia d’amore con la moglie scomparsa Sarah.
In tal senso l’opera si avvicina molto allo stile narrativo di The Last of Us, da cui prende le atmosfere e un lavoro di caratterizzazione sui personaggi, dal protagonista fino ad una serie di comprimari di spessore che aumentano l'immersione globale.

Il mondo di Days Gone, replica piuttosto fedele dello stato dell'Oregon, è fatto di lunghe strade immerse nel verde, fitte foreste, piccoli agglomerati cittadini e montagne; non è molto vasto ma è incredibilmente denso di attività da svolgere e di pericoli da cui difendersi.
Oltre a vere e proprie orde di non morti chiamati Furiosi, qui in una declinazione che li rende molto più simili agli zombie di World War Z piuttosto che a quelli di Walking Dead, dovremo vedercela anche con quello che rimane del genere umano, tra pericolosi reietti della società denominati Ripugnanti, biker delinquenti e forze armate federali facenti parte dell’organizzazione Nero.
In nostro aiuto per fortuna vi saranno una serie di accampamenti, ultime roccaforti di civiltà in cui sarà possibile riposare e migliorare la moto e il proprio arsenale grazie ad un sistema di sviluppo basato sulla fiducia.
L’esperienza finale, mix di generi amalgamati fra loro, anche se non particolarmente approfonditi e anzi a volte implementati un po’ alla bell’e meglio, si sviluppa attorno a un concetto semplice e perfettamente integrato nella narrazione: la sopravvivenza. E sopravvivere in Days Gone è dannamente complesso, anche se non proprio difficile, e richiede un livello d’attenzione a cui siamo poco abituati, soprattutto nella prima metà in cui risorse e capacità del nostro alter ego saranno ridotte all’osso (selezionando il livello di difficoltà "difficile", il titolo ci ha ricordato quel gran bel survival horror che fu Alien Isolation, tanto per darvi un'idea concreta).

A rendere ardua la sopravvivenza, ci pensa una discreta varietà di nemici, soprattutto per quanto riguarda i non morti che rappresentano ovviamente il pericolo maggiore, poiché quello più difficile da tenere sotto controllo. I furiosi si dividono in erranti, larve, sirene e colossi. I primi seguono schemi migratori, si muovono sia in piccoli gruppi che in veri e propri branchi e rappresentano, senza ombra di dubbio il pericolo maggiore. Le larve sono meno forti degli erranti e attaccano solo se si sconfina nei loro territori o ci si trova in difficoltà. Le sirene invece sono in grado di richiamare a se altri erranti mentre i colossi sono veri e propri mastini davvero difficili da abbattere e da cui è sempre meglio stare alla larga.
Come già accennato, identificare il gameplay di Days Gone in modo preciso è francamente impossibile poiché in quest’opera convivono diversi generi tutti discretamente integrati tra di loro.
Lo stealth è forse quello meglio rappresentato: affrontare le missioni con un approccio silenzioso e ragionato sarà fondamentale non solo per restare in vita ma anche per utilizzare le risorse a nostra disposizione in modo oculato e rifornire il nostro arsenale, visto che sparsi un po’ ovunque troveremo numerosi materiali utili per la creazione di oggetti, armi e medikit.

Nonostante un’intelligenza artificiale piuttosto arretrata che dà il peggio di sé soprattutto con i nemici umani, le fasi stealth sono ben congegnate, con meccaniche come il lancio di oggetti per attirare la loro attenzione e la possibilità di nascondersi nei cespugli o dietro i numerosi ripari di fortuna che popolano il mondo di gioco. Inoltre si deve stare costantemente attenti al rumore dei nostri passi e della nostra moto per non allertare nemici che non ci hanno ancora visto ma che possono sentirci. Ovviamente si possono eliminare le minacce con attacchi alle spalle o con attacchi dalla distanza grazie ad armi pensate ad hoc per uccisioni silenziose come la balestra o le armi da fuoco fornite di silenziatori improvvisati.
A tutto ciò si aggiunge anche un sistema di alternanza giorno/notte e di meteo dinamico che modifica la percezione dei suoni e ha ripercussioni tangibili sui nostri movimenti, soprattutto quando siamo in sella alla nostra moto, influendo in modo piuttosto importante sia sui nostri sensi che su quelli dei nemici.
Pur non trattandosi di un’opera esclusivamente stealth, Days Gone, al netto degli evidenti problemi legati all'intelligenza artificiale, si difende davvero bene su questo versante tant’è che, nonostante sia possibile affrontare l’avventura scegliendo lo stile di gioco più congeniale alle proprie caratteristiche, il più delle volte la scelta ricadrà, senza ombra di dubbio, su un approccio ragionato e furtivo.

Scheda

  • Data di uscita / 26/04/2019
  • Sviluppatore / Bend Studio
  • Produttore / Sony
  • Doppiaggio / Italiano
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1
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Azione, Stealth, Open world su PlayStation 4

Pegi 18

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