Dragon's Crown Pro - Recensione

I beat'em up hanno la remastered che mancava

di Andrea Piaggio / martedì 15 maggio 2018 / Recensione

Gli hack ‘n slash esistono e resistono ancora oggi ma i beat’em up a scorrimento hanno vissuto il loro momento di gloria a cavallo degli anni ’90, un periodo che tra Double Dragon prima e Final Fight poi, ha portato a spendere centinaia di monetine nei coin op. Le mode cambiano, i giochi si evolvono e se oggi si vogliono rivivere quegli anni occorre rivolgersi sempre ai soliti nomi che hanno fatto la storia del genere. Una delle rarissime eccezioni è stato Dragon’s Crown, picchiaduro a scorrimento di Vanillaware arrivato sul mercato per PlayStation 3 e PlayStation Vita a pochi mesi dall’avvento di PS4. Con la scusa di proporci il titolo con tutti i DLC e con l’ausilio del 4K (caratteristica esclusiva per i possessori di PS4 Pro), possiamo ricominciare la nostra avventura in questo bellissimo mondo in 2D.

Ancor prima di parlarvi della storia, in un beat’em up come questo occorre parlare dei personaggi da utilizzare, capaci da soli di elevare o affossare sul nascere qualsiasi esponente del genere. Ambientandosi in un mondo fantasy, la proposta si basa su guerriero, mago, nano, elfa, amazone e strega, classi per certi versi banali che però riportano alla mente classici come Dungeons & Dragons: Chronicles of Mystara e l’immortale Golden Axe. In Dragon’s Crown viene ripreso il classico schema che prevede un solo tasto per gestire l’attacco, ma le possibilità vengono arricchite tramite le direzioni verso cui muoverete durante il colpo: colpire tenendo la levetta verso l’alto significa effettuare un colpo che tende ad alzare i nemici per aria, mentre spingerla verso il basso fa partire una scivolata o una schiacciata se la mossa è eseguita in aria. A questi colpi base si aggiungono le peculiarità delle classi, bilanciate secondo diversi parametri ma, soprattutto dotate di mosse a abilità uniche.
Il guerriero per esempio è la classe consigliata per i principianti grazie all’ottima difesa e alla facilità di utilizzo, ma è facile lasciarlo dopo qualche ora in favore di personaggi con approcci più particolari. Con l’amazzone per esempio i colpi sono inizialmente più lenti, ma la possibilità di attivare lo status berserk le concede maggiore velocità e potenza d’attacco. Chi invece vuole puntare subito sulla potenza dovrebbe rivolgersi al nano, il tank del gruppo. Se si preferisce un approccio a distanza vi viene in aiuto l’elfa, che può colpire con il suo arco e che comunque si dimostra la più veloce e rapida del gruppo. Se invece si punta sul supporto agli alleati conviene scegliere la strega, capace di creare oggetti curativi, alterazioni di status mentre gli altri si danno da fare. Il mago è invece capace di sbaragliare tutti i nemici sullo schermo con un solo colpo, ma la sua scarsa difesa lo rende adatto ai giocatori più esperti.

Una delle migliori caratteristiche di Dragon’s Crown sta nel poter giocare insieme ad altri tre giocatori in locale (oltre che online), ma se questa possibilità non è sempre attuabile non preoccupatevi: attraverso il recupero di ossa durante gli stage da affrontare, potrete resuscitare degli eroi appartenenti alle sei classi appena illustrate per farli combattere con voi grazie all’IA. Uno dei tanti miglioramenti meno pubblicizzati di questa edizione Pro sta proprio nella migliore gestione dei combattimenti da parte di alleati e nemici. Purtroppo il gioco può essere complesso all’inizio se si sceglie un personaggio che richiede un po’ di pratica per essere gestito al meglio, ma in linea generale non si può dire che il titolo sia eccessivamente complesso. Questo difetto - che comunque va migliorando quando si sbloccano i nuovi livelli di difficoltà - insieme alla confusione che quattro eroi possono creare sullo schermo costringendoci a cercare la freccetta colorata sulla nostra testa, è l’unico davvero significativo in questa grandiosa commistione di azione forsennata ed elementi RPG che sembrano provenire da Diablo.

Iniziare a giocare sarà molto semplice, con una serie di step che ci guideranno verso i punti fondamentali della città che funge da hub principale. C’è il negozio della strega che vende e ripara equipaggiamento, c’è la Gilda dove migliorare il personaggio con i punti abilità acquisiti e ricevere missioni secondarie, c’è il palazzo reale che spesso ci fornisce missioni principali, il tempio di Canaan dove possiamo resuscitare le ossa trovate in cambio di un po’ d’oro e via di questo passo. Sempre da lì potremo poi procedere verso il portale della città, zona che funge da ponte per gli stage in cui combattere. Quelli che possono sembrare classici livelli a scorrimento orizzontale sono in realtà più articolati di quanto si creda visto che, oltre alla progressione da sinistra a destra che ci porterà allo scontro con il boss di turno, attraverso le missioni secondarie potremo aprire porte o zone prima precluse. Riaffrontare uno stage è quindi un’operazione non solo prevista, ma anche consigliata per portare a casa nuovi bottini provenienti da missioni opzionali, oltre ad ulteriori punti esperienza che fanno sempre comodo. Senza considerare poi il fatto che procedendo con la trama sbloccherete una deviazione importante per ciascuno dei 9 livelli principali, raddoppiando di fatto la longevità complessiva

Scheda

  • Data di uscita / 15/05/2018
  • Sviluppatore / Vanillaware
  • Produttore / Atlus
  • Doppiaggio / Inglese/Giapponese
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1 - 4
  • Giocatori online / 1 - 4
  • Raggiungi la pagina ufficiale

Picchiaduro a scorrimento, Azione, RPG su PlayStation 4

Pegi 12

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