Il Ragazzo Invisibile - Recensione

Con il secondo in arrivo, ridiamo un'occhiata al capostipite!

di Luciano Moscariello / giovedì 04 gennaio 2018 / Recensione

Se si scorre, anche di sfuggita, l’elenco dei film con maggiori incassi nella storia del cinema sarà impossibile non notare un fatto curioso: al quinto e al settimo posto sono presenti le due pellicole dedicate agli Avengers, entrambe oltre la soglia del miliardo guadagnato al box office. Basta questo semplicissimo e inconfutabile dato per validare uno dei luoghi comuni più inflazionati nell’ultimo decennio, diventato ormai una formula mandata a memoria, ovvero che, fino ad ora, il genere cinematografico che sta dominando il XXI secolo è il cinecomic, più in generale il filone supereroistico nella sua interezza. Ciò che, da qualche anno, sta diventando tuttavia ancora più affascinante è una tra le sue logiche conseguenze, la palpabile tendenza all’imitazione, sia solo come modello (la mente va subito al DC Extended Universe o al Dark Universe) sia per tematiche e impostazione, esiste persino una versione russa dei ben più celebri e riusciti Vendicatori di casa Marvel, quel Guardians - Il Risveglio dei Guardiani che non ne indovina mezza, neanche per una sana risata dovuta al trash.

In questo particolare e speranzosamente lucroso microcosmo, l’Italia ricopre una posizione privilegiata (noi che copiamo gli USA in qualcosa, un risvolto inaspettato…). Quanto sarebbe facile spendere fiumi di virtuale inchiostro per lodare quella gemma de Lo Chiamavano Jeeg Robot! ma un anno prima, quasi a volergli spianare la strada, nelle sale apparve Il Ragazzo Invisibile, un vero e proprio esperimento diretto da Gabriele Salvatores e plasmato in maniera tutto sommato competente e diligente, un buon prodotto castrato da alcune ingenuità. Il protagonista è Michele (Ludovico Girardello), un ragazzo di 13 anni come ce ne sono tanti, afflitto dai classici problemi della sua età, un bulletto che lo perseguita e un amore non ricambiato. La sua vita cambierà drasticamente quando scoprirà di poter diventare invisibile, mentre nella sua Trieste imperversano rapimenti in serie di alcuni suoi coetanei. Abbiamo quindi l’ossatura base di ogni film d’origine supereroistico, né più né meno, con altresi gli immancabili intermezzi comici atti a spezzare e a diversificare adeguatamente il ritmo della narrazione.

Una narrativa che procede piuttosto placidamente, volta a prendersi il giusto tempo per esplorare bene la condizione e le difficoltà che Michele affronta ogni giorno. Similmente al più recente Spiderman - Homecoming, quindi, vi sono sezioni sulla vita scolastica e familiare del protagonista, in ambo i casi condite dai soliti clichés di un teen drama, in ambo i casi nonostante tutto godibili, dei momenti preparatori in attesa della grande rivelazione, riuscendo a suscitare nello spettatore la giusta attesa, senza mai renderla frustrante. Sorge qui, però, un problema che evidenzia il carattere ampiamente acerbo de Il Ragazzo Invisibile. Salvatores dimostra di essersi diplomato con ottimi risultati teorici alla scuola del MCU, ma pecca ancora nell’applicazione di alcuni preziosismi. Invece di centellinare le risposte, in modo da rapire chi guarda e condurlo progressivamente dinanzi al mosaico della mitologia che sorregge l’opera, si è deciso di ricorrere ad uno spiegone infinito, goffo e dozzinale, uno scivolone capace in un sol colpo di portare a livelli minimi la suspence. L’impianto viene tenuto a galla da un intreccio originale e allettante, impreziosito da svariati elementi in particolare, come ad esempio un probabile deterioramento del corpo dovuto all’uso prolungato di un potere, brillantemente dischiudenti molteplici possibilità narrative, in aggiunta ad una squisita e sottile incertezza a vegliare sul tutto, provocata dalla semplice constatazione che queste abilità non giungono con un libretto di istruzioni.

A ciò si contrappone, purtroppo, un’altra palese ingenuità, una scommessa azzardata e imprudente, poiché il prodotto dipende troppo da quello che all’epoca era solo un remoto ed eventuale sequel. Il film sembra gridarlo a squarciagola da ogni inquadratura, da ogni dialogo, da ogni risvolto della trama, rendendola inevitabilmente più povera nella sua già carente basilarità in materia di ampiezza, esasperata oltretutto da una regia claudicante e incerta, insistente troppo sui primi piani. Insomma, Il Ragazzo Invisibile è un continuo gioco di luci e di ombre, lezioni apprese egregiamente ed altre non metabolizzate del tutto, ma il lavoro di Salvatores prova l’attuabilità di un lungometraggio supereroistico senza colossali budget alle spalle e senza l’eccessiva (e a volte vuota) spettacolarità tipica del genere. Qualche caduta di stile, seppur grave, non cancella l’aver tradotto efficacemente alcuni stilemi tipici del fumetto americano, in primis la sensazione costante dell’apparente e ineluttabile trionfo del male, che danno forza e personalità rigogliose ad un franchise che spero non possa far altro che crescere in futuro.

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Scheda

  • Data di uscita / 18/12/2014
  • Regia / Gabriele Salvatores
  • Attori / Ludovico Girardello, Valeria Golino, Noa Zatta
  • Genere / Fantascienza
  • Durata / 100

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