Kingdom Come: Deliverance - Recensione

La simulazione medievale definitiva?

di / venerdì 02 marzo 2018 / Recensione

Lo abbiamo tanto atteso e finalmente da metà Febbraio è giunto sugli scaffali di grandi e piccoli commercianti Kingdom Come: Deliverance, ultima fatica supportata da Deep Silver e sviluppata dal giovane team di Warhorse Studios. L’obiettivo è stato quello di realizzare un action GDR in prima persona diverso dal solito. Finalmente, lasciatemelo dire, non è legato a draghi, fate o creature di un qualsivoglia contesto fantasy già ampiamente utilizzato, ma abbraccia un setting medievale molto più verosimile e dalle mille sfaccettature. Il progetto ci è parso già dalle prime notizie molto complesso ed è riuscito fin dai tempi della raccolta avvenuta tramite Kickstarter ad attirare la nostra attenzione. I video e le novità mostrate in questi anni, inoltre, sono aumentati esponenzialmente generando parecchio hype, senza però riuscire a colmare le titubanze legate all’enorme quantità di features proposte in game, soprattutto considerando il limitato budget a disposizione degli sviluppatori. Ora, con la versione finale tra le mani e dopo tantissime ore macinate su Xbox One, sono pronto a raccontarvi delle mie incredibili avventure in quel di Boemia, fiducioso di aver ben compreso l’anima di questa esperienza videoludica decisamente stratificata.

Come accennato sopra, ci troviamo nella Boemia del 1403, in un periodo segnato dall’instabilità politica e sociale di tutto il Sacro Romano Impero; la morte di Re Carlo IV ha lasciato un vuoto di potere che l’erede legittimo, il figlio Venceslao detto “Il Pigro”, non riesce minimamente a colmare. Il giovane re fatica a prendere sul serio il suo nuovo ruolo e danneggia le relazioni faticosamente instaurate dal padre con il papato e diversi nobili, infastiditi dall’infantile comportamento. Proprio questi ultimi si appellano all’intervento del fratellastro Sigismondo Re d'Ungheria, che rapisce il legittimo erede al trono per convincerlo ad abdicare e nel mentre marcia con il suo esercito per i territori della Boemia lasciando al suo seguito una scia di morte e distruzione. In tutto questo, noi impersoneremo Henry, figlio di un umile fabbro che presto scoprirà sulla sua pelle che le giornate di pace e tranquillità saranno solo un lontano ricordo; il suo villaggio viene infatti razziato dai mercenari cumani di Sigismondo, assistendo per giunta alla morte dei suoi stessi genitori; dopo una fuga rocambolesca si ritroverà per tutto il corso dell’avventura invischiato negli scontri e le diatribe tra i nobili locali, in un climax narrativo in crescendo che seguirà fedelmente gli avvenimenti storici più importanti. Sin da quando muoviamo i primi passi nel mondo di gioco, risulta palpabile la quantità di dettagli e features inseriti dagli sviluppatori. La prima cosa da fare è non spaventarsi e mantenere la calma: nelle prime abbondanti ore ci ritroveremo impacciati almeno tanto quanto il nostro protagonista, un giovane non molto responsabile e con nessuna peculiarità, un paesano come tanti incastonato in quel mosaico dal nome “Tardo Medioevo” finemente realizzato dagli sviluppatori. Ci vorrà un po’ per abituarsi alle diverse meccaniche, ma vi assicuriamo che ne trarrete grandi soddisfazioni: imparare a scassinare bauli e borseggiare senza farsi scoprire dai passanti, per esempio, potrà essere utile per apprendere come estorcere utili informazioni durante le numerose indagini proposte in game senza dover ricorrere alla violenza; imparare a cacciare in modo efficiente ci permetterà di raccogliere cibo più sostanzioso per evitare di soffrire la fame ed ottenere laute ricompense dai vari locandieri con le attività di bracconaggio; saper leggere sarà fondamentale per uno spropositato numero di soluzioni a livello verbale ed apprendere come realizzare le ricette nei vari laboratori di alchimia ci permetterà di creare un sacco di pozioni con annessi bonus e malus di ogni sorta.

Come già accennato, il nostro Henry non ha particolari doti; non ha mai impugnato un arma, come di consueto per la stragrande maggioranza della popolazione del periodo non ha ricevuto un istruzione e quindi non sa leggere, scrivere o dialogare in modo forbito. Da ciò ci agganciamo alla descrizione del sistema di progressione costruito da Warhorse Studios; in Kingdom Come: Deliverance non abbiamo livelli specifici o limitazioni di sorta, ogni abilità e capacità da poter attribuire al nostro ordinario eroe si potranno acquisire e migliorare semplicemente facendole e testandole in tempo reale: che sia un combattimento, il dialogare con i mercanti, il semplice bere e mangiare, o una qualsiasi mansione del periodo potremo plasmare continuamente Henry secondo ogni nostra scelta e azione. Questa struttura viene introdotta già dalle primissime battute di gioco attraverso il sistema di persuasione che ci permette di scegliere la tipologia di approccio secondo noi più consono alla discussione considerando l’interlocutore di turno. Ciò significa che dovremo considerare i valori relativi a quelli della controparte, dove potranno influire una moltitudine smodata di variabili; dallo stato e tipologia di abiti indossati, al nostro grado di empatia,  passando per la reputazione variabile di villaggio in villaggio a seconda delle nostre azioni. Il consiglio assolutamente spassionato è quello di non limitarsi in alcun modo e provare a prendersi il giusto tempo per sviluppare il  più possibile qualsiasi capacità, riuscendo così ad avere a disposizione un ventaglio di abilità il più diversificato possibile. Il numero di talenti da poter sbloccare riesce a soddisfare qualunque palato e perderemo diverso tempo nello scegliere quelli più consoni al nostro modo di giocare; alcuni ci permetteranno di acquisire un maggiore charme con le donne o con le guardie durante le perquisizioni, altri di dialogare con l’aristocrazia locale senza sentirci a disagio e così via: ciò permetterà di apprezzare ancora di più la quantità di soluzioni a nostra disposizione per risolvere la stragrande maggioranza delle missioni.

Soffermandoci proprio su queste ultime confermiamo la presenza di un buon numero di quest primarie e secondarie a fronte di una durata di una sessantina abbondante di ore per completare l’avvincente storia principale; un numero che può tranquillamente superare il centinaio considerando la possibilità di completare numerose ed interessanti sottotrame che, anche se portano allo stesso finale, per forza di cose possono influenzare il plot narrativo generale. La campagna principale quindi, nonostante si prenda i suoi momenti di spensieratezza, riesce a narrare a 360° le vicende di una guerra civile in modo minuzioso e storicamente accurato senza mai annoiare, ma anzi tenendo sempre costante l’attenzione del videogiocatore, spronato a continuare l’avventura. L’obiettivo viene raggiunto grazie alla presenza di una regia sorprendentemente ispirata, linee di dialogo accattivanti e la presenza di numerosi personaggi ben caratterizzati; sarà difficile non affezionarsi a qualche comprimario considerando le numerose e rocambolesche situazioni di fronte alle quali saremo spesso messi alla prova. Il mondo di gioco di Kingdom Come Deliverance è estremamente vario e ricco di cose da fare, con la Boemia del Tardo Medioevo fedelmente riproposta in ogni suo aspetto, conseguenza di una ricerca e documentazione estremamente stratificata e minuziosa degli sviluppatori che può solo essere da esempio per qualunque software house voglia destreggiarsi in opere simili; se già abbiamo parlato dell’enorme lavoro svolto per la rappresentazione non semplice sotto il punto di vista politico-sociale, non si può anche non menzionare anche quello religioso, fedelmente realizzato in ogni sua sfaccettatura secondo le assonanze positive e negative del caso.

Scheda

  • Data di uscita / 13/02/2018
  • Sviluppatore / Warhorse Studios
  • Produttore / Deep Silver
  • Doppiaggio / inglese
  • Sottotitoli / italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / 1
  • Raggiungi la pagina ufficiale

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