Kingsman: Il Cerchio d'Oro - Recensione

Le spie inglesi di Matthew Vaughn sono tornate

di Andrea Piaggio / lunedì 05 febbraio 2018 / Recensione

Il successo del primo Kingsman: The Secret Service non poteva che convincere Matthew Vaughn a proseguire il suo viaggio nel mondo ironico, pop ed estremo uscito dall’omonimo fumetto del duo Millar/Gibbons. Con Kingsman: Il Cerchio d’Oro, si sceglie di mettere in campo, anche in questo caso, un cast di prima grandezza che non si fa mancare nemmeno Harry (Colin Firth), mentore del protagonista e vittima del diabolico piano di Valentine nel primo capitolo. Gli ingredienti rimangono invariati, ma si sceglie di ampliare il mondo delle nostre superspie con trovate intelligenti e mai banali.

La nuova pellicola del regista inglese pesca dalla cinematografia classica dei film di spionaggio, aprendo il film con una sequenza che mette insieme il classico Bond e i supereroi. Il viaggio in taxi che apre il film può essere preso come una prova per capire se il tono e il ritmo che seguirà può fare al caso vostro: i rallenty, il cinetismo dell’azione e alcune trovate tecnologiche assurde dettano un ritmo concitato che rallenta saltuariamente per farci riprendere fiato ma ricominciando a correre quando meno ce lo si aspetta. Il giovane Eggsy (Taron Egerton), ora spia Kingsman a tutti gli effetti avente il nome in codice di Galahad in onore di Harry, si troverà a invischiato in una serie di vicissitudini che porteranno allo smantellamento della propria agenzia. L’unico modo per portare a galla il colpevole sarà allearsi con Merlino (Mark Strong) e cercare aiuto nella compagnia segreta americana chiamata Statesman.

Andare oltre con la narrazione potrebbe unicamente privarvi di uno sviluppo piacevoleche si fa seguire senza problemi per tutti i 141 minuti della visione. Nonostante la lunghezza e qualche sequenza forse un po’ gratuita, vedi la comunque divertente missione per piazzare un localizzatore su una fascinosa ragazza, la vicenda prosegue senza sosta giocando con classiche situazioni da spymovie (con esiti spesso diversi da quelli che ci si aspetta) e puntando tantissimo sul cast stellare che è stato assoldato per raccontare questa nuova avventura. Per gli Statesman dispiace solo per Ginger Ale (Halle Berry) che rimane un po’ sullo sfondo e per l’agente Tequila (Channing Tatum) che viene messo da parte nella seconda parte del film. Grandissimo come sempre Jeff Bridges che, nei panni del capo degli Statesman chiamato Champagne, prende parte ad una manciata di scene ma finisce comunque per renderle grandiose grazie ad una caratterizzazione così ricca che alcuni gesti potrebbero sfuggirvi ad una prima visione. Efficace anche l’agente Whiskey di Pedro Pascal, protagonista di alcune spettacolari scene d’azione impreziosite da numeri con il lazo da lasciare a bocca aperta.

Per quanto riguarda i Kingsman invece, l’Eggsy di Taron Egerton fa bene il suo lavoro sia nelle scene d’azione che in quelle più emotive, ma non è ancora paragonabile ai colossi che lo affiancano, compreso il Merlino di Mark Strong che rende la sua presenza memorabile grazie ad un’inaspettata e riuscita performance canora. Su Colin Firth invece non c’è molto da dire per due ragioni: la prima è che sappiamo quanto sia stato bravo nel primo film (oltre che in tutti gli altri da lui interpretati), e la seconda è che non vogliamo rovinare ulteriormente una sorpresa che la stessa 20th Century Fox ha maldestramente rivelato tra foto, trailer e addirittura copertina del blu-ray/DVD che riportano il suo volto. Ritengo che sarebbe stato molto più efficace il passaparola dopo i primi giorni nelle sale, piuttosto che un trailer troppo rivelatore a mesi dall’uscita. Ammetto che di marketing non ne capisco nulla, però in qualità di pubblico pagante avrei preferito essere stupito dal suo ritorno mentre ero seduto davanti allo schermo, piuttosto che da un trailer.

Non posso terminare questa analisi sul film senza nominare i cattivi che, come sa ogni appassionato di film di spionaggio, devono essere all’altezza degli eroi e anzi, forse anche un gradino più in alto. In questo Poppy Adams (Julianne Moore) non raggiunge il livello del precedente Valentine di Samuel L. Jackson, ma ci va piuttosto vicino. Il suo personaggio è forse il più caratterizzato dell’intero film, essendo un’appassionata degli anni ’50 che gestisce il più grande cartello della droga all’interno di un tempio nella foresta cambogiana. La sua natura sociopatica la privano della paura, di empatia e contribuiscono a renderla una spietata criminale che si circonda da robot assassini di vario genere. A ciò si contrappone un modo di fare sempre sorridente e gioviale che stride con quanto avviene sullo schermo, rendendola una cattiva davvero notevole. Il tutto senza nominare il suo fastfood, teatro di una spietata esecuzione che potrebbe infastidire i più sensibili.
Accanto alla frizzante Poppy troviamo l’ex Kingsman in prova interpretato da Edward Holcroft che fa egregiamente il ruolo di tirapiedi tenendo testa in più occasioni al nostro Eggsy. Infine non bisogna dimenticare Bruce Greenwood che interpreta nientepopodimeno che il Presidente degli Stati Uniti. Senza rivelarvi altro, posso dirvi che la sceneggiatura mette in evidenza in modo tutt’altro che banale la lotta alla droga e le sue conseguenze, piazzando sui piatti della bilancia i pericoli di queste sostanze e le persone che ne fanno uso. Non vuole dare una risposta di qualsiasi genere, tantomeno una soluzione, però, per essere un film d’intrattenimento, pone dei quesiti tutt’altro che superficiali.

Passando alla versione home video, ho potuto testare la versione Blu-ray disponibile nella steelbook con la serigrafia di Dave Gibbons. La qualità audio è sempre elevatissima e non ho riscontrato granulosità o artifici grafici, nemmeno nelle rare scene poco illuminate. I colori sono sempre molto vivi e non c’è sequenza che risulti impastata. Con questa qualità su un semplice supporto in alta definizione, non oso immaginare quello in 4K. Buone notizie anche sul comparto audio che presenta la traccia italiana con un potente DTS 5.1 e quella inglese che supera di slancio la nostra con un 7.1 DTS-HD Master Audio eccellente su ogni versante. Leggendo il retro della confezione potrebbero invece sembrarvi pochi gli extra, limitati a tre singoli elementi. La verità però è ben diversa perché, se è vero che Dall’archivio presenta solo bozzetti e fotografie di scena, e Il Caos del Taxi Nero: Anatomia di un inseguimento, getta uno sguardo sulla sequenza iniziale in 12 minuti, Kingsman: Il Cerchio d’Oro – Uno Sguardo Dentro nasconde un making of di quasi due ore, andando a coprire davvero ogni aspetto. Eccellente.

Kingsman: Il Cerchio d’Oro segue le orme del suo predecessore in modo convincente, perdendo qualcosa in fatto di originalità (è pur sempre un sequel) ma guadagnando qualcosa in termini di armonia. Qui non troverete qualcosa di così anarchico come il combattimento in chiesa o un finale altrettanto scoppiettante, ma, anche grazie ad una colonna sonora ispirata e a tratti geniale, si ottiene un effetto altrettanto valido. Come il primo, non è proprio un film per tutti per via di parolacce, gente ammazzata male e situazioni probabilmente poco adatte ad una visione familiare con i più piccoli, però chi si è goduto la pellicola precedente, non avrà problemi a godersi anche questo viaggio sul suolo USA. E se volete ancora una spintarella per dargli una possibilità, vi dico solo due parole: Elton John.

Pro

- Trama semplice ma ben costruita

- Alcuni personaggi notevoli

- Scene d’azione sempre valide

- Ottime musiche

- Cast grandioso, compreso Elton John

Contro

- Non originale come il primo

- Alcune scene di violenza un po’ forti

- il ritorno di Harry è spoilerato ovunque, anche sulla copertina

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Scheda

  • Regia / Matthew Vaughn
  • Produttore / 20th Century Fox
  • Doppiaggio / Italiano DTS 5.1 - Inglese HD Master Audio 7.1
  • Sottotitoli / Italiano - Inglese
  • Musica / Matthew Margeson
  • Attori / Taron Egerton, Colin Firth, Mark Strong, Pedro Pascal, Julianne Moore
  • Genere / Azione
  • Durata / 141
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