Party Hard 2 - Recensione

Il silenzio è d'oro, parte seconda

di Andrea Piaggio / lunedì 03 dicembre 2018 / Recensione

Avete presente quei momenti in cui ve ne stati tranquilli a casa e tutto ad un tratto una musica sparata a tutto volume dal palazzo accanto sconvolge la vostra seratina tranquilla? Bene, due anni fa gli sviluppatori Pinokl Games ne hanno tirato fuori un divertente e folle titolo in cui, stufi del baccano, ci si trasformava in serial killer. La situazione era ovviamente esagerata ed esasperata, ma la scelta di creare un titolo sopra le righe che sapeva mettere in scena situazioni assolutamente ridicole, rendeva questo stealth game qualcosa di godibile a cuor leggero, complice anche una pixel art azzeccata. Ora il nostro amico mascherato che vorrebbe solo stare in silenzio ritorna con Party Hard 2, sequel che promette interessanti novità senza rinunciare alle sue caratteristiche principali.

Una storia ci sarebbe anche, tra il ritorno diquello che sembrerebbe il Party Killer originale a 10 anni di distanza e una serie di complotti che buttano nel calderone case farmaceutiche e alieni, ma venendo raccontata attraverso una serie di titoli di telegiornale, tutta la faccenda funge principalmente da tramite per le 14 location che ci troveremo ad affrontare. La prima novità che salta all’occhio è che in questi ambienti, ricreati anche questa volta con un algoritmo procedurale che modifica alcuni elementi al loro interno senza cambiare però il level design generale, non tutti i festaioli saranno bersagli prioritari da eliminare per completare il livello, ma ci saranno una serie di obiettivi primari e secondari che si traducono non solo in casinisti da eliminare senza essere scoperti, ma anche di “missioni” da svolgere secondo particolari parametri. Il risultato porta ad una serie di livelli che, in base alla proceduralità del momento, possono essere più o meno difficili da risolvere ma che diventano in un sol colpo anche più rigiocabili, tenendo presente la possibilità di eliminare tutti i partecipanti alla festa come una delle tante in cui si può completare uno stage.

Le ambientazioni sono cresciute anche in termini di dimensioni, con mappe su più piani e con una serie di elementi interattivi più vari rispetto al passato. Oltre alle trappole da attivare per far fuori qualcuno nelle vicinanze, ora sarà possibile interagire con elementi di vario tipo, compresi collezionabili come bottiglie di birra o taniche di benzina. Questi oggetti possono essere usati in vari modi (la tanica di benzina può essere fatta esplodere o può essere usata per creare una traccia infiammabile), ma possono anche servire per creare ulteriori oggetti. Un bottiglia vuota combinata con della benzina può mettervi in mano una molotov, da lanciare, aprendo una serie di possibilità inedite per colpire a distanza o per innescare trappole lontane. Non tutto fila liscio con queste dinamiche e, all’inizio, passerete parecchio tempo a sperimentare piani fallimentari che talvolta diventano tali per via del comportamento anche imprevedibile di alcuni png, ma anche questo fa parte di un gioco in cui il restart è sempre dietro l’angolo. Per i nuovi arrivati sono presenti vari livelli di difficoltà, compreso il serial killer Wannabe che possiede maggiori vantaggi del Party Killer standard, vedendosi però bloccata la possibilità di ottenere gli achievement.

Pur rimanendo fedele allo spirito indie che caratterizzava il predecessore, il comparto tecnico di Party Hard 2 si è evoluto in un ibrido che incrocia 3D con Pixel Art. Il risultato è davvero notevole, riuscendo a prendere il meglio di questi due mondi e ad unirlo in mappe generose. Per renderle più facilmente leggibili, migliorando la pianificazione, è stata inserita anche la caratteristica visuale che mette in evidenza gli elementi con cui potremo interagire. Inoltre ora il nostro assassino ha a disposizione anche una mossa accostabile alle Ultimate viste in svariate uscite, in cui elimina in un sol colpo tutti i festaioli nei dintorni, con un tempo di ricarica piuttosto consistente e soprattutto, con il rischio che qualcuno poco distante dal fattaccio chiami la polizia facendoci arrestare 9 volte su 10 e resettando i nostri progressi nel livello. Quello che invece proprio non funziona sono i due scontri con i boss che occupano 2 dei 14 stage: il loro comportamento poco chiaro rischia di rendere frustanti questi due momenti che gli sviluppatori avrebbero dovuto studiare un po’ meglio prima di inserirli in un gioco altrimenti riuscito. La musica festaiola che accompagna le nostre azioni scellerate ricrea bene l’atmosfera, mentre la traduzione in inglese si dimostra semplice da capire senza appesantire un titolo che non punta certo sui dialoghi.

Party Hard 2 è un sequel migliore dell’originale in praticamente ogni cosa. I livelli sono più grandi e vari, gli obiettivi creano missioni primarie e secondarie innalzando la rigiocabilità, ci sono più oggetti con cui interagire e, gestiti tramite il crafting, si ottengono approcci diversi ma altrettanto folli… Una difficoltà un po’ ballerina e le due boss fight poco riuscite sporcano un po’ un risultato finale che, comunque rimane di alto livello. Chi ha apprezzato il primo episodio o comunque ama il genere stealth e le folli situazioni che possono scaturire dal creare piani più o meno bislacchi, dovrebbe tenere in seria considerazione questa nuova uscita indie che ha saputo migliorare il già validissimo e divertito primo capitolo. Tutti i vicini rumorosi sono avvisati…

Pro

- Nuove meccaniche intelligenti

- Gameplay stealth spassoso

- Livelli ampi e con obiettivi multipli

- Grafica rivisitata ma sempre riconoscibile

Contro

- Alcune situazioni trial & error

- Avvenimenti talvolta imprevedibili

- 2 boss fight poco chiare

Redazione

8,2

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