Resident Evil Remake - Retro - Recensione

Il classico dei survival horror terrorrizza ancora

di Emanuele Di Petta / mercoledì 31 gennaio 2018 / Recensione

Se pensiamo ai titoli più emblematici appartenenti al genere del survival horror è praticamente impossibile non citare la saga di Resident Evil che, nonostante una deriva action presa con i capitoli più recenti e un ottimo ritorno al passato con Resident Evil 7, resta un capostipite del genere. La prima trilogia ha scritto la storia, ma in particolare il primo capitolo è rimasto scolpito nella mente dei giocatori come uno dei giochi più spaventosi di sempre, diventando per loro il centro di tante serate passate tra paura e tensione, trascorse scappando dagli stessi zombie che poi sarebbero diventati i protagonisti dei loro incubi. Nel 2002 uscì per Gamecube un remake del primo Resident Evil, che non solo apportava un magnifico restyle grafico grazie alla potenza dell’allora console ammiraglia Nintendo, ma ampliava decisamente l’offerta con una magione espansa, nuovi tipi di zombie e tante rifiniture al gameplay che lo resero uno dei migliori remake mai realizzati.

 

Le differenze iniziano a percepirsi già dai primi istanti, infatti il filmato in live action introduttivo dell’originale fu sostituito da uno completamente nuovo realizzato in computer grafica, sicuramente più coerente e meglio realizzato. La storia la conosciamo tutti: a seguito di strani omicidi avvenuti sulle Arklay Mountains nei pressi di Raccoon City, la polizia locale invia il team Alfa del corpo speciale STARS ad indagare sull’accaduto e sulla scomparsa del team Bravo a cui era stato precedentemente affidato l’incarico. Il team composto da Chris Redfield, Jill Valentine, Barry Burton e Albert Wesker si ritroverà ben presto disperso all’interno della grande villa Spencer, costretto a fronteggiare zombi e creature frutto di esperimenti terribili. Il proseguo della storia, anche se ormai famosissima, la lasciamo a chi ancora dovrà scoprirla, specialmente perché in questa edizione gran parte dei documenti recuperabili all’interno del gioco sono stati ampliati e molti altri sono invece inediti; ci sono anche molte nuove cutscene e dialoghi tra i protagonisti, anche se purtroppo non godono di una scrittura particolarmente brillante. Il gioco vi permette di impersonare uno tra i due agenti sopracitati Chris oppure Jill, scelta che non ha solo fini estetici, ma avrà conseguenze importanti sia a livello di sviluppo di storia che di gameplay. Chris è più resistente agli attacchi e si muove molto velocemente, ma dispone di un inventario meno capiente, Jill al contrario, pur non vantando una grande resistenza, possiede un inventario con più slot e un grimaldello che le permette di aprire alcune porte senza la necessità di utilizzare delle specifiche chiavi che invece Chris dovrà raccogliere per le varie stanze. Si evince fin da subito come per i nuovi giocatori la scelta più conveniente sia utilizzare Jill, proprio perché il gioco, ve lo anticipiamo, non perdona e avere più risorse significherà poter sopravvivere con molta più semplicità.

La struttura di Resident Evil è costruita per opprimere il giocatore, i movimenti legnosi dei protagonisti si accompagnano ad un sistema di mira molto impreciso, l’inventario con pochi slot e la scarsità di oggetti difensivi unita infine a un gioco che si muove su inquadrature fisse e fondali prerenderizzati sono elementi che presi singolarmente potrebbero apparire come difetti, ma nel contesto di Resident Evil, a dimostrazione della caratura del videogioco che stiamo analizzando, diventano mezzi costruiti ad arte per rendere il giocatore tremendamente spaventato e titubante, in preda al terrore ad ogni angolo svoltato. In ogni caso, lo scopo del gioco è quello di procedere all’interno della villa e del suo circondario aprendo porte e sbloccando passaggi tramite la risoluzione di enigmi che, solitamente, richiedono l’utilizzo di determinati oggetti recuperabili in altre zone della magione. Oltre a questi sono presenti i comuni oggetti di sopravvivenza come pistole, fucili a pompa, lanciagrante (con relative munizioni) e medikit che vi aiuteranno nel compito di abbattere le mostruosità che si aggirano per la villa. A proposito di queste, Capcom con il remake ha introdotto una meccanica diabolica ma geniale: se nel gioco originale uccidere uno zombie comportava la sua eliminazione definitiva, ora sarà necessario dare fuoco al cadavere attraverso il cherosene che recupererete in alcune stanze (occhio, anche questo è in quantità limitatissime), non fare ciò comporterà il risveglio, in un momento successivo, dello zombie sotto forma di “Crimson Head”, una versione potenziata molto più veloce e potente del normale zombie. Questa meccanica aggiunge una dose di tensione ulteriore ai numerosi backtracking che vi troverete a fare coi vostri protagonisti, caratteristica peculiare del titolo sicuramente non entusiasmante, ma mitigata quantomeno da questa aggiunta. Ciò che invece risulta davvero difficile da digerire al giorno d’oggi è la presenza di un numero limitato di salvataggi effettuabili, al termine dei quali sarete costretti a terminare e il gioco senza più la possibilità di effettuare pause intermedie (e soprattutto senza morire). Fortunatamente sono ben distribuiti durante le varie fasi di gioco sotto forma di contenitori di inchiostro per la macchina da scrivere, ma se disgraziatamente li aveste consumati per eccessiva prudenza, bhe, auguratevi di essere ben equipaggiati prima di trovarne degli altri. 

Scheda

  • Data di uscita / 23/03/2002
  • Sviluppatore / Capcom
  • Produttore / Capcom
  • Giocatori offine / 1

Survival Horror su Gamecube, Wii

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