Smetto Quando Voglio - Ad Honorem - Recensione

Torna la banda e tornano i guai più improbabili.

di Luciano Moscariello / venerdì 29 dicembre 2017 / Recensione

Smetto Quando Voglio rappresenta tutto ciò che c’è di buono e che funziona nel cinema italiano attuale. Questo è stato il mio primo pensiero nell’istante stesso in cui ho messo un piede fuori dalla sala, dopo aver visto il terzo e, per ora, conclusivo capitolo della serie, sottotitolato Ad Honorem. Mentre mi accingo a scrivere, a mente fredda, posso confermare il giudizio, solo in apparenza iperbolico, perché le creature di Sydney Sibilia sono delle commedie clamorose, le migliori che l’Italia abbia prodotto almeno da qui a 20 anni. Il motivo non potrebbe essere più ovvio: fanno morire dal ridere, senza rinunciare mai a mandare un messaggio forte. Non che queste pellicole tirino fuori da un cilindro magico la novità o la rivoluzione del secolo, né si distinguono per una regia sommamente ricercata... è più che altro l’insieme di tante piccole chicche, assemblate in maniera egregia, a renderle esilaranti. E d’altronde la fusione del comico con elementi drammatici non solo è una tendenza al momento dominante, ma in particolar modo nel cinema italiano ha una a dir poco lunga tradizione, in cui Sibilia ha però avuto il merito di essersi introdotto in maniera semplicemente magistrale.

Prendendo chiaramente spunto dalla trama di Breaking Bad, ma con influssi immensi anche da un cult immortale come I soliti ignoti, il capostipite di questa trilogia affrontava con una spensierata ed al contempo dolceamara atmosfera il problema del precariato, nello specifico la situazione dei ricercatori universitari italiani, un punto fermo che non verrà mai abbandonato. Si inseriva in tale contesto la vicenda di Pietro Zinni (Edoardo Leo), un ricercatore neurobiologo licenziato dall’università, che, nella disperazione più assoluta, sceglie di mettere a frutto le sue conoscenze in maniera alquanto bizzarra, ovvero produrre e vendere una smart drug. Con l’aiuto di altre menti brillanti allontanate o messe ai margini dall’università (un chimico, due latinisti, un antropologo, un economista e un archeologo), mette insieme una vera e propria banda sgangherata, la quale si ritroverà nelle situazioni più paradossali, da una rapina in farmacia condotta con dei fucili dotati di baionette a litigi con escort russe. Poesia e commedia corale pura, con un ritmo perfetto ed un umorismo squisito per tutti i gusti. Ecco, molto probabilmente i due pilastri del suo successo sono proprio da ricercarsi nella sua coralità e totalità.

In Smetto Quando Voglio - Ad Honorem ritroviamo il buon Pietro (e tutta la banda) in carcere, dopo la problematica conclusione del secondo film, e in una situazione distintamente delicata, poiché nessuno crede al suo allarmismo riguardo ad un’ipotetica quanto imminente strage col gas nervino. L’unica soluzione possibile rimane, dunque, quella di riunire la banda un’ultima volta per tentare un’insperata evasione... letteralmente col botto. Fin dalle prime battute, tuttavia, si intravede un difetto che ha accompagnato la trilogia nella sua interezza, perché volente o nolente la coralità è un’arma a doppio taglio. Se i personaggi sono riuniti, tra il chimico tossicodipendente Alberto (un immenso Stefano Fresi) e l’economista Bartolomeo (Libero De Rienzo), perennemente invischiato in debiti con le sue conoscenze zingare, o gli scambi tra i due latinisti, interpretati da Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, e l’archeologo Arturo (Paolo Calabresi), intrisi di ironia e cultura classica, non c’è scampo, la risata e in generale la godibilità è assicurata. Ma quando non lo sono, il prodotto soffre in quantità notevole, i personaggi da soli non reggono la scena e ciò si nota oltremodo in Ad Honorem, le cui sequenze iniziali presentano proprio questa circostanza, concentrandosi più sul passato del fantomatico villain col gas nervino (Luigi Lo Cascio).

Il resto è magnifico. Una commedia fresca, indiavolata nei ritmi, senza mai calare di qualità e senza mai sfociare nell’assurdo più triviale, con alcune scene sinceramente da antologia, in primis quella del teatro. Smetto quando voglio - Ad Honorem riesce nell’intento pur non tradendo in nessun istante le sue origini, perché la sua comicità in fondo non risulta fine a sé stessa, c’è sempre quel messaggio, quella denuncia, forse un po’ scomparsa in Masterclass, ma che qui esplode non meno che nel primo capitolo. Alcuni potrebbero definirlo scontato, altri stantio o prevedibile, ma come si è detto sopra, si tratta di prodotti che non inventano nulla ex novo, ma che tramite una saggia mescolanza di elementi si stagliano ben oltre la media qualitativa delle commedie recenti. Il simbolico passaggio finale è poi la ciliegina sulla torta, ilaremente toccante nella sua semplicità. Perché, dopotutto, che si fa una volta laureati? ”Beh, qualcosa ci inventeremo”.

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Scheda

  • Data di uscita / 30/11/2017
  • Regia / Sydney Sibilia
  • Attori / Edoardo Leo, Stefano Fresi, Libero De Rienzo
  • Genere / Comedy
  • Durata / 96 min.

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