Sniper Elite 4 - Recensione

L'Italia vista da un mirino

di Andrea Piaggio / lunedì 20 febbraio 2017 / Recensione

Nel mondo videoludico il ruolo del cecchino è uno dei più complessi poiché richiede pazienza, un’ottima conoscenza delle mappe e una notevole dose di sangue freddo nell’impallinare i piccioni come il sottoscritto sempre in movimento. Inutile dirvi che questa categoria è quella che viene maledetta più spesso perché un conto è perdere uno scontro con un nemico visibile, un altro è finire a terra senza nemmeno sapere chi o cosa ti ha colpito. Chi può farvi rivalutare questo ruolo mostrandovi le “gioie” del cecchinaggio è la qui presente serie Sniper Elite. Ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, ci ha mandato in missione attraverso stage piuttosto lineari nelle prime due uscite per poi aprirsi con il terzo capitolo ambientato in Africa e proponendo un sandbox molto interessante ma bisognoso di parecchie limature. Oggi, con Sniper Elite 4 lo sviluppatore Rebellion si è dato da fare per migliorare i problemi che affliggevano il predecessore e ha scelto di mostrarli durante una campagna in dieci atti che si svolgerà nella nostra splendida Italia.

Invece di sfogliare libri e sforzarsi di inserire il nostro protagonista Karl Fairburne all’interno di eventi realmente accaduti, Rebellion ha creato una storia totalmente fittizia che però prende spunto dalla situazione in cui versava l’Italia nel 1943. In questo modo si è potuto aggirare l’ostacolo della fedeltà storica, facendoci operare in situazioni create ad arte che possano fungere anche da divertenti teatri per le nostre azioni. Tutto inizierà con lo sbarco del nostro cecchino sull’isola di Celini, luogo in cui agiscono cinque ufficiali tedeschi che non vedranno l’alba del giorno dopo. Da lì in poi ci muoveremo attraverso una campagna in dieci mappe che, pur proponendo luoghi inesistenti, dimostrano una caratterizzazione perfetta di vari luoghi italiani, oltre ad un level design ben strutturato per tutte le malefatte che andremo a combinare. La storia non ha nulla d’innovativo e la caccia alle armi segrete dei nazisti e a chi le ha create è già stata vista e rivista anche all’interno della stessa saga. I personaggi che incontreremo durante le primissime fasi di ogni missione non hanno poi molto da dire, ma servono unicamente a fornirci un briefing degli obiettivi prima e secondari che ci aspetteranno da lì a poco. Per farla breve Sniper Elite 4 non si gioca tanto per la storia, quanto per l’ottimo gameplay che propone.

All’inizio ci sarà un brevissimo tutorial che ci insegnerà tutto quello che serve per iniziare a sforacchiare l’esercito nazista. Di solito si raggiunge una posizione vantaggiosa, si tira fuori il fidato binocolo e si inizia ad osservare il terreno che ci separa dei nostri obiettivi. Ogni soldato nemico, ogni veicolo, ogni esplosivo e ogni elemento d’interesse potranno essere marcati per tenerli sempre sott’occhio, anche nel caso dovessero girare l’angolo e nascondersi fisicamente alla vista del nostro Karl. Quando tutto sarà sotto controllo potremo decidere come procedere, tra colpi di fucile possibilmente mascherati da rumori ambientali saltuari come colpi di cannone o aerei di passaggio, o azioni maggiormente stealth, con infiltrazioni in piena regola e uccisioni silenziose in corpo a corpo. Nonostante il nome che porta, l’approccio standard da cecchino non è l’unico possibile e non sarà insolito trovarsi ad usare anche tecniche di guerriglia contro mezzi blindati non scalfibili dal vostro fucile di precisione. Entrano così in scena una serie di gadget esplosivi comprendenti mine, trappole a filo e bombe a tempo che propongono tra l’altro due diverse funzioni. Una semplice bomba a mano può essere usata anche come granata adesiva, mentre la classica pietra per distrarre il nemico può tramutarsi in un fischio, nel caso vogliate attirare il malcapitato proprio nel cespuglio in cui vi state nascondendo.

Le possibilità tattiche offerte lasciano in mano al giocatore una serie di soluzioni che rendono ogni esperienza potenzialmente unica. A questa si aggiunge l’arte del tiro, dinamica fondamentale quando si parla di un titolo che mette i cecchini al centro della scena. Intanto va detto che il gioco è incredibilmente personalizzabile, con quattro diversi livelli di difficoltà che incidono non solo sulla reattività del nemico e sui danni che infligge, ma anche sulla fisica dei proiettili che andremo a sparare. Alla difficoltà minima, il colpo si comporta come in un qualsiasi altro sparatutto, con il centro del mirino che indica perfettamente dove andrà ad impattare. Al secondo si introduce la caduta del proiettile, chiedendovi di alzare più o meno il colpo in base alla distanza del vostro obiettivo. Al terzo livello (quello con cui vi consigliamo di giocare) bisogna tenere conto anche dell’indicatore del vento, mentre al quarto e ultimo spariscono molti indicatori a schermo tra cui la mappa, il binocolo e i mirini hanno solo uno zoom predefinito e scompare l’indicatore a diamante che ci aiuta mentre svuotiamo i polmoni. Questa tecnica serve per rendere la mira molto più stabile, facendo comparire a schermo il punto d’impatto del proiettile. Così facendo si finisce per ignorare il mirino, guardando unicamente questo aiuto ma, come vi dicevo, al livello di difficoltà più alto questo sparisce lasciandovi soli con la vostra reale abilità di tiro. Infine, per chi vuole mischiare le carte, esiste anche la possibilità di creare una difficoltà personalizzata in cui, per esempio, è possibile scegliere di giocare con i nemici al livello di difficoltà minimo, ma con le limitazioni alla mira e all’hud di gioco di quello massimo.

Scheda

  • Data di uscita / 14/02/2017
  • Sviluppatore / Rebellion
  • Doppiaggio / Italiano
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / 1 - 8
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Stealth, Third Person Shooter su PlayStation 4, Xbox One, PC

Pegi 16

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