The Hong Kong Massacre - Recensione

Uno sparatutto Hard Boiled da non perdere

di Alessandro Spallino / mercoledì 06 febbraio 2019 / Recensione

Il termine Hard Boiled identifica un genere narrativo nato dalla penna di Dashiell Hammett negli anni 20 del ventesimo secolo. Il genere, nato sulla carta, ha poco per volta preso piede anche nel mondo della cinematografia, prima in America e successivamente in Asia.
Il protagonista è quasi sempre un detective, temerario, carismatico e dalle cattive maniere, che ama la solitudine e risolve i casi a cui è assegnato spesso infrangendo le regole e macchiandosi di cattiva condotta. Generalmente la sua donna è la sua nemesi e il loro rapporto, seppur profondo, è sempre piuttosto problematico. Il genere, crescendo e passando dalla carta al cinema, si è caratterizzato in modo netto andando ad acquisire alcune caratteristiche stilistiche e visive diventate oramai dei capi saldi. Stiamo ovviamente parlando dell’effetto rallenti (anche conosciuto come Bullet Time, termine inventato da Remedy per il loro Max Payne) utilizzato durante le scene d'azione e di un’estetica ben cifrata, fatta di luci al neon, background metropolitani, tonnellate di piombo e, ogni tanto, colombe bianche libere di volare tra fiumi di piombo.
Videoludicamente parlando purtroppo le opere Hard Boiled non sono mai state molte e ancora meno sono quelle degne di nota. Vale la pena ricordare appena un paio di titoli come il bellissimo Stranglehold e l'ambizioso Sleeping Dogs, entrambi usciti su Playstation 3. A colmare il nulla cosmico di questi ultimi anni ci ha pensato Vreski, software house indipendente con sede in Svezia. Impiegando 5 lunghissimi anni di sviluppo, caratterizzati da continui rimandi e una cronica mancanza di budget, il talentuoso team capitanato da Andres Flodihn è riuscito nell’impresa di confezionare un gioco davvero interessante con tanti pregi e qualche difetto. The Hong Kong Massacre altro non è che un adrenalinico e brutale sparatutto a scorrimento con visuale isometrica top-down dalle spiccate tinte Hard Boiled, caratterizzato da un sistema di gioco altamente punitivo e dannatamente appagante. Siete spaventati? Non ce n’è bisogno. Continuate a leggere questa recensione e scoprirete che in realtà, dietro alla sua natura ostica si nasconde una piccola perla che, siamo certi, sarà capace di tenervi incollati al televisore per diverse ore e diverse run.

Nel gioco viene narrata la disastrosa e sanguinolenta escalation di violenza vissuta da un ex detective della polizia di Hong Kong, affamato di vendetta per l'uccisione del suo partner da parte della Triade, ora costretto a subire un pressante interrogatorio nel tentativo di ricostruire tutti gli eventi occorsi.
I flashback non sono solo i set delle nostre scorribande ma anche l’espediente narrativo perfetto per approfondire, poco per volta, il nostro alter ego.
Sul versante narrativo l’opera di Vresky si presenta in modo davvero particolare: poche cutscene dalla durata di una manciata di secondi e una quasi totale mancanza di dialoghi lasciano spazio a una direzione artistica e musiche electro-neon ispiratissime. Sebbene il primo impatto possa sembrare freddo e distaccato, non ci vorrà molto per sentirsi totalmente risucchiati in un vortice di violenza da cui sembra non esserci alcuna via d’uscita.

Il vero cuore pulsante di Hong Kong Massacre è però il gameplay. I comandi sono tanto semplici quanto immediati: analogico sinistro per muovere il personaggio, analogico destro per mirare, dorsale destro per compiere coreografiche capriole utili a evitare i colpi nemici, grilletto sinistro per attivare il Bullet Time e grilletto destro per sparare. L’utilizzo dei tasti frontali è invece limitato alle funzioni di ricarica e raccolta armi.
Se vi sembra davvero essere tutto troppo semplice è perchè lo è! A rendere interessante il tutto ci pensa però un livello di difficoltà molto alto e una gestione davvero sopraffina dell’intelligenza artificiale.
In Hong Kong Massacre si muore tanto, più che in un Souls like, ma il respawn è immediato. Morire è parte integrante dell’esperienza poiché consente di imparare le posizioni dei nemici e di crearsi una mappa mentale delle arene di gioco con le loro relative aree sicure le loro caratteristiche strutturali, fondamentali per muoversi con stile e precisione verso la fine di ogni livello che ovviamente coincide sempre con l’eliminazione di tutti i nemici.
Imparerete a capire che i proiettili attraversano senza particolari problemi le finestre, le vetrate e le porte e che i muri e le casse rappresentano invece un valido riparo.
Dopo alcuni minuti di gioco imparerete anche a focalizzare parte della vostra attenzione ai proiettili vaganti esplosi dai nemici, così da iniziare ad esibirvi in balletti degni del miglior Neo nel tentativo di evitarli.
Tutto ciò, più un paio di chicche che desideriamo non svelarvi per non rovinarvi il gusto della scoperta, ha l’incredibile capacità di creare nel giocatore un forte senso di assuefazione e un divertimento davvero unico.

Il bilanciamento tra azione adrenalinica, analisi e interpretazione delle situazioni è ottimo e rende l’avventura davvero coinvolgente e assolutamente non frustrante, a patto che siate disposti a provare ogni livello un numero variabile di volte che va da un minimo di 10 fino a un massimo di 30/40 volte. Ogni morte coincide con una nuova prova e ogni prova coincide con un miglioramento sostanziale della nostra performance.
L’immedesimazione con la voglia di vendetta del nostro alter ego è quindi assicurata non tanto per l'esile comparto narrativo quanto più dai sentimenti di rabbia e rivalsa che, giocata dopo giocata, morte dopo morte, si insinuano anche nel videogiocatore. Diventerà presto una questione di onore; quel livello va finito, a tutti i costi, non importa quanto sangue sarà necessario versare: se questo non è Hard Boiled, ditemi allora cosa lo è!
Ad intervallare le classiche sessioni di gioco vi sono poi alcune Boss fight: scontri all’ultimo sangue uno contro uno, con solo qualche disturbatore qua e la, in cui tempismo, sangue freddo e gestione del bullet time sono elementi imprescindibili per il superamento delle stesse.

Per quanto riguarda il versante tecnico c’è da tenere bene a mente che si tratta di un indie game e che 5 anni di travagliato sviluppo lasciano inevitabilmente il segno. Nonostante un conto poligonale dei personaggi piuttosto basso, quasi d’altri tempi, la visuale top down riesce però a mascherare imperfezioni grafiche dovute anche a un texture mapping davvero povero.
Buono invece l’utilizzo della luce che in alcuni casi beneficia di una gestione dinamica e riflette ombre realistiche sul terreno.
Ad essere eccellente è invece la direzione artistica che, visto anche l’adrenalinico e cinematografico incedere degli eventi, risulta essere l’elemento più in grado di rimanere impresso: le luci al neon dei palazzi che circondano le mappe, la gestione dell’illuminazione degli interni mai banale ed effetti particellari davvero ottimi, uniti ad una formula di gioco adatta a minimizzare le imperfezioni grafiche, riescono nell’impresa di immedesimare il giocatore in un mondo credibile, violento e spietato.
Peccato solo per alcune vistose incertezze sul versante animazioni, mitigate però da un piacevole senso di pesantezza e realismo nei movimenti del nostro personaggio.

Un paragone d’obbligo va fatto con l’ottimo Hotline Miami. I due giochi condividono una direzione artistica raffinata, un comparto sonoro di primissima qualità, dinamiche da trial and error e la visuale isometrica ma il titolo sviluppato da Dennaton Games concede al giocatore una rosa di possibilità molto più ampia sul versante gameplay. Piccolezze che però rendono l’esperienza ancora più tattica, come ad esempio la possibilità di svincolare la telecamera dal nostro alter ego per studiare la posizione dei nemici, feature non presente in Hong Kong Massacre, e un numero di armi molto maggiore (vi sono armi da taglio, diverse tipologie di armi da fuoco e armi da rissa).
HKM vince invece a mani basse sul versante grafico grazie ad una grafica simil tridimensionale, effetti particellari spettacolari e una fotografia dal marcato stampo cinematografico; elementi sicuramente più accattivanti della comunque già ottima grafica in stile 8bit del competitor.
Da questo confronto probabilmente Hong Kong Massacre ne uscirebbe sconfitto ma non certo massacrato.

Senza troppi indugi, visto anche l'invitante prezzo budget di 16.99€, ci sentiamo quindi di consigliare questo piccolo grande gioco davvero a tutti, eccezion fatta solo per chi gradisce livelli di sfida molto bassi e chi proprio odia gli sparatutto.
The Hong Kong Massacre è un concentrato di stile, violenza, tonnellate di piombo e sangue che saprà mettervi alla prova e soddisfarvi grazie ad una formula di gioco anomala, a metà tra il classico action game e il gioco punitivo, e ad atmosfere davvero evocative. Un ottimo modo per tornare a rivivere le tetre e stilose atmosfere dei film Hard Boiled e degli action movie in salsa asiatica.

Pro

- Atmosfere Hard Boiled affascinanti

- Livello di sfida molto alto

- Musiche e sound editing di alto livello

- Ottimo bilanciamento tra fasi action e pianificazione strategie d'attacco

- Graficamente sa il fatto suo...

Contro

- ... ma tecnicamente ha diversi limiti

- Una marcata ripetitività di fondo

- Poche armi a disposizione

- Trama solo abbozzata e caratterizzazione dei personaggi non pervenuta. 

Redazione

7,5

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Scheda

  • Data di uscita / 22/01/2019
  • Sviluppatore / Vreski
  • Doppiaggio / Inglese
  • Sottotitoli / Inglese
  • Giocatori offine / 1

Sparatutto su PlayStation 4, PC

Pegi 16

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