Warhammer 40.000: Dawn of War III - Recensione

Space Marine, Orki ed Eldar continuano la guerra

di Andrea Piaggio / lunedì 08 maggio 2017 / Recensione

Anche senza conoscere nulla delle regole o delle unità di Warhammer 40.000 è difficile non rimanere di sasso davanti ad una delle tantissime miniature create da Games Workshop. Questa cura e questa passione nel creare un universo vivo attraverso dettagli eccellenti, deve aver colpito anche lo sviluppatore Relic che nel 2004 ha iniziato a creare una saga di RTS (Real Time Strategy) che potesse rendere giustizia a questo complesso universo. Il primo titolo fu una rivelazione, uno dei migliori esponenti del genere, ottimo nel dimostrarsi abbastanza classico nelle meccaniche, ma anche innovativo nel proporci gruppi di unità e non singoli soldati. Dopo tre espansioni, nel 2009 arrivò un seguito che introduceva elementi come le coperture, ma eliminava quasi del tutto la gestione della base, creando di fatto qualcosa di diverso rispetto al RTS delle origini. Ci si divertiva ma in modo diverso e senza raggiungere i picchi del primo capitolo. Ora è finalmente giunto il momento di goderci Warhammer 40.000: Dawn of War III, titolo uscito sotto l’occhio attento e forse troppo critico dei suoi fan, con il tetativo di riportare al massimo splendore questa serie.

In quanto terzo capitolo, la storia che ci vedrà protagonisti potrà essere maggiormente apprezzata da chi conosce gli eventi passati, ma nulla che una sbirciatina a Wikipedia non possa risolvere. La trama per certi versi si può considerare tripla, poiché si premura di raccontarci i tre diversi punti di vista delle rispettive razze in campo, tra Space Marine, Orki ed Eldar. Tutto parte quando sul pianeta errante Acheron compare un pericoloso e potente artefatto chiamato Lancia di Khaine. Mentre tutti cercano di farla propria, si sviluppano sottotrame che aggiungono profondità ai personaggi principali di ciascuna fazione, di cui ovviamente faremo la conoscenza in battaglia. Troveremo valorosi eroi come Gabriel Angelos che cerca di non rimanere schiacciato dai nemici ma anche da pericolose manovre politiche, l’orko Gorgutz che prova di eliminare l’attuale capo Gitstompa e infine Macha, eroe Eldar che volterà le spalle al proprio leader per evitare che la lancia finisca nelle sue pericolose mani. Gli eventi si svolgono attraverso missioni che vi faranno passare da una razza all’altra senza soluzione di continuità, modificando continuamente il vostro approccio al gioco, attraverso le diverse meccaniche che regolano le tre forze in campo.

Qualcuno obietterà sul fatto che in passato erano presenti più fazioni, fosse solo per i Chaos Marine ora assenti. La verità è che il lavoro svolto per differenziare le tre razze è encomiabile, ricordando a più riprese la bravura di Blizzard nell’aver creato Terran, Zerg e Protos. Alcune somiglianze con questi illustri eserciti sono innegabili, ma lo sono anche le differenze che si possono riscontrare nelle unità e in alcune caratteristiche uniche. Prendiamo gli Orki: la loro razza è quella più primitiva, potente principalmente negli attacchi a distanza ravvicinata come accade con gli Zerg di Starcraft. Però dalla loro hanno la possibilità di ottenere bonus, potenziamenti e addirittura intere unità dai rottami dei nemici che si lasceranno dietro le spalle. Gli Eldar, che per chi non lo sapesse sono il corrispettivo degli Elfi in un classico fantasy, sono tecnologicamente avanzati, colpiscono forte da lontano ma appaiono come la razza più fragile in fatto di energie. La particolarità sta nel fatto che le loro strutture e le loro basi possono teletrasportarsi, evitando quindi di creare da zero nuovi avamposti o fuggendo rapidamente in caso di attacco. La sempre valida via di mezzo è invece rappresentata dagli Space Marine, i quali se la cavano un po’ in ogni situazione, disponendo di unità varie ed equilibrate.

La modalità Single Player è caratterizzata da una ventina scarsa di missioni ed è affrontabile attraverso tre livelli di difficoltà. C’è da dire che a livello normale si avanza senza improvvise sconfitte, a patto di saper gestire adeguatamente il terreno di scontro e le unità in campo. Queste sono sempre dotate di almeno un’abilità specifica che può andare dal lancio di una granata stordente, fino a movimenti speciali utili per ottenere un vantaggio. La gestione di queste abilità in combattimento non è sempre semplicissima, poiché richiede di agire rapidamente sulla tastiera mentre in campo infuriano battaglie veloci e frenetiche. Chi è abituato ad utilizzare scorciatoie da tastiera ed è abile in questo tipo di operazioni si godrà delle azioni ulteriormente spettacolari e funzionali, ma diversamente potreste trovarvi limitati al solo uso dell’eroe di turno, sempre se sarà selezionato nel gruppo che state comandando. Parlando di eroi, questi si comportano proprio come quelli riscontrabili in un MOBA, avendo mosse speciali e abilità che possono spostare l’ago della bilancia verso la propria fazione. Non sono però loro i maggiori responsabili della distruzione in campo. Warhammer 40.000: Dawn of War III mette in campo le Unità d’Elite, potenti alleati che, se usati con criterio, possono portare pesantoi perdite all’esercito nemico. La loro chiamata in causa avviene attraverso punti acquisibili unicamente combattendo. Avere dalla propria parte questi distruttivi alleati non vi assicura però la vittoria, poiché un cattivo posizionamento o la malsana idea di farli avanzare in solitaria può portarli ad una rapida sconfitta. In questo caso dovrete attendere un cooldown anche di diversi minuti, prima di rimetterli in campo.

Scheda

  • Data di uscita / 28/04/2017
  • Sviluppatore / Relic Entertainment
  • Produttore / SEGA
  • Doppiaggio / Inglese
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / 1 - 2
  • Raggiungi la pagina ufficiale

RTS (Real Time Strategy), Strategia su PC

Pegi 16

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