Zone of the Enders: The 2nd Runner MARS - Recensione

La reincarnazione definitiva del piccolo grande capolavoro di Hideo Kojima

di Alessandro Spallino / giovedì 01 novembre 2018 / Recensione

Zone of the Enders: The 2nd Runner è nuovamente fra noi. Il piccolo grande capolavoro di Hideo Kojima rivive sulle nostre PS4 a distanza di 6 anni dalla remastered in HD per PlayStation3 e a ben 15 anni dalla sua prima apparizione su PlayStation2. Seguito del bel Zone of The Enders, questa seconda reincarnazione fu in grado di migliorare tutti gli aspetti critici e meno riusciti del suo predecessore presentandosi, all’epoca, come un solidissimo gioco d’azione e uno dei migliori giochi mai creati sui “robottoni giapponesi”. 

Oggi, l’operazione di rimasterizzazione in 4k a 60fps aggiunge il sostantivo MARS al titolo e la possibilità, per chi ne fosse in possesso, di giocare l’intero gioco con il Playstation VR da un inedito punto di vista in prima persona. Prima di addentrarci nell’analisi di ZOE2 è necessario sottolineare, sopratutto per i giocatori di ultima generazione che per ragioni anagrafiche non hanno avuto modo di giocarlo nella sua incarnazione per PlayStation2, quanto il Kojima di Zone of The Enders sia un Kojima molto differente da quello che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare con la saga di Metal Gear Solid. Con il Project Enders il buon Hideo abbandona la narrazione intricata e pomposa tipica del suo indiscusso capolavoro e si lascia andare ad una narrazione più classica e senza fronzoli ma ugualmente capace di restituire numerosi momenti epici e affrontare temi complessi e profondi. Di giochi come Zone of the Enders ne esistevano e ne esistono, ancora oggi, davvero pochi. Le ultime speranze di tornare a giocare a giochi di questo genere sono, attualmente, tutte da riporre in Daemon ex Machina di Kenichiro Tsukuda, gioco molto promettente per Switch in uscita nel 2019 e l’ancora troppo criptico Left Alive di Konami. Quindi per ora, per appagare la nostra voglia di fantascienza in salsa nipponica e per immergerci in un universo davvero unico nel suo genere, Zone of the Enders: The 2nd Runner MARS è un acquisto quasi obbligato, grazie anche al prezzo budget al quale è proposto sia in copia fisica che digitale.

ZOE2 è un action-adventure frenetico che trasuda cultura giapponese da tutti i pori e racconta la storia di Dingo Egret alla guida di Jehuty, avveniristico Orbital Frame (mecha dotato di una avanzata intelligenza artificiale chiamata ADA). A partire dalla caratterizzazione del protagonista la sensazione è quella che il buon Kojima abbia deciso di abbandonare lo spirito sperimentale con il quale ha portato alla luce il primo capitolo per concentrarsi su una narrazione molto più matura. L’indeciso e fragile Leo Stenbuck, protagonista indimenticabile del primo ZOE viene sostituito con un personaggio molto più strutturato e meglio approfondito che però, a conti fatti, risulta essere anche molto più stereotipato e banale. Dingo è un ex pilota di mecha ora ritiratosi per fare il minatore di Metatron. Durante l’incipit della storia il nostro eroe scopre quasi per caso il Jehuty, nascosto su una delle lune di Giove, proprio nel momento in cui Bahram, tirannica organizzazione militare, decide di impadronirsene. Da qui ha inizio un’avventura frenetica e una lotta senza esclusione di colpi che ci vedrà fronteggiare il villain Nohman alla guida di Anubis, Orbital Frame gemello di Jehuty, e il suo esercito e che ci immergerà in un universo Sci-Fi profondo e originale, impreziosito da personaggi secondari davvero ben delineati e un’epica di fondo solida e particolarmente ispirata. La struttura del gioco, come detto, è piuttosto semplice, caratterizzata da un classico alternarsi di missioni principali e missioni secondarie, tutte mediamente coinvolgenti e capaci di appassionare senza mai giungere a stancare, grazie anche ad una buona varietà di situazioni, ad un sapiente uso di colpi di scena (pochi ma buoni) e ai parecchi momenti emozionanti nel più classico stile anime, per una campagna che si attesta sulle 8-10 ore di durata totale.

Il gameplay fa preziosi passi avanti rispetto al suo predecessore e, seppur chiuso a chioccia nella sua natura di action “button smashing” si presenta, ancora oggi, come uno dei più divertenti, impegnativi ed appaganti in circolazione, capace di tener testa a mostri sacri del genere come Bayonetta, DMC e il recente Nier:Automata. Liberatosi di una fastidiosa ripetitività di fondo, vero flagello dell’originale, questo secondo capitolo ha stampato in fronte, a caratteri cubitali, il nome del suo creatore e siamo certi che chiunque abbia giocato più di un Metal Gear Solid non faticherà a rendersene conto. Lunghe sessioni di combattimento alternate a lunghe cutscenes realizzate con una splendida grafica in stile anime e altrettanto lunghe sessioni di dialoghi viste dalla prospettiva del pilota del Jehuty, impreziosite da un sistema di telecamere molto simile ai codec. Il sistema di controllo è tanto semplice quanto immediato da padroneggiare. Un solo tasto adibito all’attacco principale che, in base alla prossimità del nemico, si trasforma in un attacco all’arma bianca o un attacco con arma da fuoco. Il dorsale sinistro per attivare lo scudo, il dorsale destro per attivare lo scatto e il grilletto destro per utilizzare le molte armi secondarie a disposizione, ognuna con le sue caratteristiche specifiche e i suoi effetti, necessarie per districarsi con stile e disinvoltura tra le orde di nemici e fondamentali al fine di rendere ogni scontro tanto frenetico quanto tattico, studiato e ragionato. A terminare la semplice configurazione dei controlli vi è un quanto mai grezzo ma funzionale grabbing system, utile per sfruttare elementi dell’environment come armi o scudi o per scagliare i propri nemici contro i propri simili e lo spettacolare attacco energetico, anch’esso utilizzabile da distanza in movimento per produrre un fascio di energia in grado di colpire più nemici contemporaneamente oppure, da fermi, per creare una vera e propria sfera energetica da poter scagliare contro i nemici, molto potente ma incredibilmente lenta. Sulla carta può sembrare tutto fin troppo semplice ma, pad alla mano, le opzioni diventano davvero tantissime e la sensazione, mano a mano che si entra in confidenza con il proprio Orbital Frame, è di estrema varietà e incredibile soddisfazione.

Scheda

Sparatutto, Third Person Shooter su PlayStation 4, PlayStation VR, PC

Pegi 18

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