Battlefield 1 - Apoteosi di un progetto vincente - Speciale

Considerazioni a 360° sul più rischioso progetto DICE

di / lunedì 12 febbraio 2018 / Speciale

Pensando a questi ultimi anni, diventa impossibile non affermare che stiamo vivendo una vera e propria epoca d’oro per quanto concerne il medium videoludico. L’accessibilità di internet e supporti tecnologici sempre più user friendly hanno portato all’espansione e alla larga accettazione della nostra più importante forma di intrattenimento, con evidenti conseguenze più o meno positive a seconda dei casi; se da un lato è innegabile che abbiamo una moltitudine di titoli capaci di soddisfare qualsiasi più rosea aspettativa, dall’altro dobbiamo ammettere che per molte software house risulta sempre più rischioso provare a diversificare un progetto anche se si tratta del genere a loro più congeniali. Il settore degli FPS è forse il più attuale ed evidente degli esempi, con due colossi come Call of Duty e Battlefield pronti ogni anno a macinare vendite ma che, nonostante tutto, sono stati accusati più e più volte di adagiarsi sugli allori piuttosto che provare a proporre in modo diverso meccaniche ed ambientazioni per i propri capitoli. L’articolo in questione, allacciandosi a questa generica premessa, tratterà il lavoro di DICE riguardo alle sue ottime scelte per la realizzazione del riuscitissimo Battlefield 1; consideratela una sorta di lettera romantica che vuole però mantenere una logica il più razionale possibile, volta ad elogiare gli sforzi compiuti dal team di sviluppo a dispetto dei grossi rischi intrapresi.

Febbraio, Marzo e Aprile sono quei mesi dell’anno dove il web si scatena su speculazioni e possibili retroscena sui futuri lavori legati ai brand sopracitati in un susseguirsi di rumors e leaks più o meno costruiti per iniziare a creare hype nella mente del videogiocatore. La battaglia tra i canonici Call of Duty e Battlefield si inizia a giocare tendenzialmente qui e prosegue fino all’uscita prevista nei mesi di Ottobre e Novembre in un turbinio di video e notizie senza esclusioni di colpi da entrambi gli schieramenti. La tensione che anticipa i rispettivi annunci è sempre palpabile: gli sviluppatori studiano in modo dettagliato i pareri degli stessi utenti per capire come proporre e comunicare il loro nuovo titolo proprio perché sanno che è anche su questo piano che si gioca inizialmente la gran parte di una strategia di vendita vincente. Considerando il contesto  di circa 2 anni fa ad esso legato tracciamo le seguenti considerazioni: COD arrivava da diversi capitoli ambientanti in una guerra post-moderna futuristica legata ad un multiplayer estremamente frenetico grazie a gadget ultratecnologici e movimenti figli del più blasonato parkour. Gli utenti avevano apprezzato apprezzato questa spettacolarizzazione anche grazie al nome altisonante di Black Ops 3, ma erano ormai sempre più speranzosi di vedere un capitolo della serie agli albori della saga con la Seconda Guerra Mondiale come nei suoi primissimi capitoli; Battlefield invece aveva segmentato maggiormente la sua offerta: molti utenti neofiti riscoprivano Star Wars con il primo Battlefront mentre il parziale abbandono dei server di Hardline aveva rimpinguato le file di Battlefield 4 con i giocatori più navigati della serie. Sotto questo punto di vista gli utenti erano comunque soddisfatti, ma la voglia e la necessità di un capitolo legato al brand Bad Company era decisamente grossa (e lo è tutt’ora a pensarci bene).

Da entrambi i fronti, insomma, si rendeva necessaria un’inversione di tendenza, bisognava abbandonare gli ormai stereotipati contesti bellici legati all’epoca moderna e futuristici per ritornare alle rispettive origini e far leva sul lato emotivo del consumatore. Paradossalmente, nel bene e nel male, ciò non viene fatto da nessuna delle due software house, o almeno non come ci saremmo potuti aspettare; Infinity Ward decide mettere un bel paraocchi e grossi tappi delle orecchie, senza ascoltare le condizioni della domanda di mercato si prepara a lanciare Call of Duty Infinite Warfare, capitolo che sarà forse ricordato per essere stato uno dei più deludenti della serie già solo per il negativo impatto mediatico a fronte delle considerazioni appena fatte. Electronic Arts e DICE, dal canto loro, continuano a lasciare il brand Bad Company in un cassetto, ma si preparano a far uscire qualcosa di ancora più inaspettato.

Era il 6 Maggio 2016 quando il canale ufficiale Youtube del brand si preparava a pubblicare il trailer di annuncio per Battlefield 1 e il primo impatto è forse stato uno dei più forti mai avuti a livello emotivo nella storia degli FPS. In quel breve video dalla durata di poco più che un minuto era cucita egregiamente tutta l’abilità di DICE accumulata negli anni; ogni inquadratura, frame ed esplosione era al posto giusto ed al momento giusto per impedire allo spettatore di distogliere lo sguardo dallo schermo, il tutto accompagnato da un “Seven Nation Army” condito in salsa dubstep per l’occasione che rilasciava continue scariche di adrenalina nel nostro corpo. Il trailer rimane tutt’ora uno dei più memorabili che il panorama odierno possa ricordare e le statistiche del video su Youtube rispetto a quello rilasciato pochi giorni prima dal rivale risultano davvero eclissanti.  La scelta vincente, contro ogni aspettativa, è stata quella di aver rischiato il tutto per tutto sull’ambientazione cardine del titolo, andandosi a giocare le proprie carte sul campo di battaglia storico di Call of Duty tanto voluto e sperato fino all’ultimo dai suoi stessi estimatori. Come se non bastasse poi, la scelta della Grande Guerra al posto di una più blasonata ed approcciabile Seconda Guerra Mondiale, ha rappresentato il colpo di genio capace di attirare l’attenzione di critica e pubblico come non mai in questo ambito. Con Battlefield 1, DICE riesce nel difficile compito di armonizzare tutte le sue features e ben amalgamarle ad un contesto bellico che al minimo errore avrebbe potuto facilmente portarlo fuori carreggiata e fargli perdere quell’identità, soprattutto in multiplayer, tanto apprezzata e conquistata con fatica negli anni.

Passano i mesi e nel 2017 il titolo riesce a superare quota 20 milioni di copie vendute, un record assoluto per il brand che diventa emblema degli sforzi continui degli sviluppatori; proprio sul campo del supporto post lancio la software house continua poi a mantenere solidità, attraverso il solito ottimo lavoro per la realizzazione di un season pass più ricco che mai e capace tutt’ora di dare nuovi contenuti ai propri fan. Il conflitto della Prima Guerra Mondiale viene coperto a 360°, approfondendone i confini, le sfumature più remote e con un sorprendente occhio di riguardo alla fedeltà storica, ottimamente raggiunta in ogni contesto (armi, fazioni, veicoli, mappe, balistica ecc…) grazie ad un curato e minuzioso lavoro di DICE sul lato della documentazione dei primi anni di quel periodo che viene coniato dagli storici con il termine di “secolo breve”.  Battlefield 1 riesce a soddisfare i palati di ogni tipo di videogiocatore legato al mondo degli FPS online grazie al ritorno di vecchie certezze come le modalità Corsa e Conquista, e nuovissime modalità diventate in poco tempo il “core” dell’esperienza multiplayer  di questo nuovo capitolo come “Piccioni di guerra” e “Operazioni”. Nell’ultimo periodo, il titolo ha visto l’approdo del suo terzo DLC dal nome Turning Tides, attraverso contenuti suddivisi saggiamente in due tranche tra Dicembre e Gennaio, pronto a portare nuovi rinforzi in grado di contrastare anche il più recente Call of Duty: WWII; se quest’ultimo finalmente ascolta le richieste dei propri fan (con un anno di ritardo) e mostra durante il suo annuncio sequenze di gioco single player ambientate durante lo Sbarco in Normandia, il primo decide di mostrare sequenze analoghe legate però ad un contesto multiplayer durante l’invasione anfibia della penisola turca di Gallipoli da parte dell'Impero britannico e della Francia.

Le novità introdotte sono state diverse e, come già ribadito, decisamente coraggiose; non possiamo non apprezzare gli sforzi compiuti da DICE per portare qualcosa di nuovo nel contesto degli FPS senza comunque scardinare le colonne portanti della sua idea di value proposition, legata ad enormi scontri multiplayer via terra, cielo e mare capaci di immedesimare i videogiocatori in un vero conflitto globale. Battlefield 1 è stato comunque un titolo che per risultare vincente fino a questo punto ha dovuto sacrificare qualcosa, su tutti la possibilità di personalizzare in modo mirato le proprie bocche da fuoco, punto cardine di Battlefield 3 e Battlefield 4. Nonostante ciò, il titolo è diventato rapidamente un must per ogni amante degli sparatutto online grazie alla capacità della software house di anticipare e prevedere la domanda dei propri clienti, ed un continuo lavoro di perfezionamento qualitativo e quantitativo dei propri contenuti. Innovare, cogliendo preventivamente i bisogni desiderati dei consumatori, è ciò che può fare la differenza anche nel mondo videoludico;  il prossimo Autunno vedrà l’arrivo di un nuovo capitolo della saga principale, quasi sicuramente ambientato nell’epoca moderna, ma che secondo rumors potrebbe contenere una modalità da Battle Royale considerando i successi di quest’ultimo periodo di PUBG e Fortnite: dal punto di vista dell’impatto mediatico, potrebbe essere l’ennesima strategia vincente.

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Scheda

  • Data di uscita / 21/10/2016
  • Sviluppatore / DICE
  • Produttore / Electronics Arts
  • Doppiaggio / italiano
  • Sottotitoli / italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / 1-64
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