Edens Zero - Speciale

Partiamo alla scoperta del Sakura Cosmos insieme a Shiki e Rebecca!

di Salvatore Cardone / mercoledì 11 settembre 2019 / Speciale

Amicizia, famiglia e speranza. Sono questi i fondamenti su cui si basa la nuova avventura di Hiro Mashima, mangaka di primissimo livello divenuto famoso grazie al successo di Fairy Tail, quell’Edens Zero di cui tanto si è parlato, o per meglio dire “sparlato”. Già perché, e questa è un po’ un‘abitudine dell’autore, una volta iniziato a sfogliare le pagine del primo volume di Edens Zero, vi sembrerà di essere nuovamente piombati nel regno di Fiore, teatro delle vicende di Fairy Tail, tante sono le cose in comune tra le due opere. Personaggi (alcuni anche con lo stesso nome e fattezze), luoghi, situazioni varie. Tutto sembra molto derivativo. Appunto, sembra. Andando avanti con la storia, seppur senza ignorare le numerose citazioni e i frequenti rimandi alla precedente opera del mangaka, ci si accorge rapidamente di quanto Edens Zero viva di una luce propria, tanto abbagliante quanto difficile da scorgere, almeno agli occhi dei più scettici. Superato il blocco iniziale, infatti, tutto il fascino di una storia potenzialmente incredibile si manifesta, seppur a piccoli passi, aprendo le porte ad un racconto che fondamentalmente vuole sorprendere e convincere già dalle primissime battute. Dopo aver letteralmente divorato i primi due volumi e in attesa del terzo, che uscirà nel nostro Paese soltanto a fine ottobre, siamo pronti a farvi un piccolo recap di ciò che abbiamo avuto modo di vedere (o per meglio dire leggere) fino a questo momento. Siete pronti? Il viaggio in compagnia di Shiki e la sua combriccola è appena iniziato!

La storia di Edens Zero ci trascina in un futuro molto remoto, in cui viaggi nel tempo, macchine spaziali e androidi, per dirne alcuni, sono all’ordine del giorno. Ciò segna un netto distacco con Fairy Tail, almeno sul piano dell’ambientazione, sempre di ispirazione fantasy, ma lontana da quell’atmosfera quasi medievale. Niente maghi, niente magia, almeno non nel senso stretto della parola, ma un mondo ricco di meraviglie, sorprese e misteri da scoprire, in ogni angolo. Qui entra in gioco il protagonista, o per meglio dire uno dei due protagonisti della vicenda: Shiki, un giovane ragazzo cresciuto su un piccolo pianeta popolato da soli robot, di cui lui è l’unico essere umano. Le giornate di Shiki, che trascorre il suo tempo tra una riparazione e l’altra di quelli che lui considera la sua vera famiglia, sono destinate a cambiare con l’arrivo sul pianeta Granbell della bella Rebecca, accompagnata dal suo fido gattino parlante, Happy (sì, Happy, avete capito bene). La giovane, sempre alla ricerca di nuove scoperte da portare in “live” sul proprio canale, si imbatte proprio in Shiki, un ragazzo misterioso e dotato di un potere sopito incredibilmente potente.

L’arrivo di Rebecca sul pianeta mette in moto il complesso meccanismo che si cela dietro all’inizio dell’avventura stessa. La presenza umana avvertita dagli androidi li rende improvvisamente ostili e minacciosi, poiché definiscono lo stesso Shiki come uno stolto, che si è lasciato abbindolare dalle loro parole mendaci. La trasformazione di quelli che fino a poco prima pensava fossero la sua famiglia costringe il giovane a lasciare il pianeta Granbell insieme a Rebecca, ma le cose non sono esattamente quel che sembrano. Shiki e Rebecca decidono di esplorare lo smisurato spazio aperto, col fine ultimo di arrivare lì dove nessuno ha mai osato: raggiungere Mother, una sorta di divinità che, a quanto pare, avrebbe dato origine a tutto. Per farlo, però, i nostri eroi sono chiamati a ricorrere a ogni mezzo, compreso stringere improbabili alleanze con personaggi poco affidabili e dal passato misterioso, un passato che, e lo si avverte nelle ultime pagine del primo capitolo, sembra essere direttamente legato ad un futuro remoto, in cui il mondo rimasto è ben lontano da quel che è.

Ciò che ha sempre sancito il successo di Hiro Mashima e delle sue opere è certamente la complessità e la modellazione del character design, e con Edens Zero il tutto sembra essere saldamente al posto giusto. Seppur poco originali sulle prime, da un punto di vista strettamente grafico, i personaggi di Edens Zero hanno un grandissimo carisma, sia attuale sia e soprattutto potenziale, e vantano un background narrativo importante e per nulla scontato. Le influenze moderne, ad esempio su Rebecca, si sentono tutte. La bionda, esteticamente molto simile a Lucy di Fairy Tail, sogna di diventare ricca come B-Touber (avete colto il richiamo, giusto?) e per farlo è disposta a – quasi – qualsiasi cosa. Discorso diverso, invece, per Shiki. Il protagonista maschile della storia è un vero e proprio eroe a tutti gli effetti, spinto da sani ideali e da una volontà ferrea, nonché da una forza straordinaria e a tratti sovrumana.

La caratterizzazione di quest’ultimo, seppur abbastanza stereotipata, riesce comunque a convincere. Vuoi per quella sensazione di profonda innocenza che si cela nei suoi occhi (del resto, appena vede Rebecca le chiede subito di diventare sua amica, giacché non ha mai visto un altro essere umano) o quell’empatia quasi obbligatoria, scaturita dalla perdita di tutte le sue convinzioni, spazzate via in un attimo, da un palesarsi di una realtà profondamente diversa da quella vissuta per un’intera esistenza. Anche il rapporto tra i due protagonisti (più Happy, ovviamente), un po’ come accadeva già in Fairy Tail con Lucy e Natsu, è ottimamente scritto e, pagina dopo pagina, viene esplicato sempre di più e reso sempre più comprensibile e profondo. Anche il resto del cast, compresi quelli che sembrano i primi antagonisti, godono di un trattamento molto simile a quello dei principali attori dell’opera. Lo scienziato strampalato Weitz o la pirata spaziale Elsie Crimson (quest’ultima molto simile alla bella Erza Scarlett di Fairy Tail) sono due volti ben caratterizzati e incastonati all’interno dell’economia di un manga che, a conti fatti, promette di avere più di una freccia al proprio arco dal punto di vista narrativo. Il tutto senza dimenticare la presenza di linee temporali diverse, che mettono in scena numerose altre facce, vecchie o nuove che siano, per una varietà e vastità sotto il profilo del character design a tratti smisurata

I primi due volumi di Edens Zero hanno messo in chiaro diverse cose. Se da un lato lo spettro della reiterazione è stato in parte confermato, dall’altro non si possono negare le indubbie potenzialità del nuovo manga di Hiro Mashima. L’autore ha saputo imbastire un progetto molto ambizioso, che fa della vastità e della complessità narrativa uno dei suo punti di forza. Se a un universo sconfinato da esplorare, ricco di segreti e misteri da scoprire, si aggiungono dei personaggi forti e due protagonisti ottimamente caratterizzati, è chiaro che sperare per il meglio non è più tanto difficile. Sulle ali dell’entusiasmo, però, dobbiamo ammettere che siamo ancora a uno stadio praticamente larvale e dare un giudizio adesso sarebbe praticamente impossibile. Se in più si pensa al finale di Fairy Tail, molto discusso, è chiaro che Mashima col suo Edens Zero ha ancora tanto da dimostrare. La strada, però, sembra quella giusta.

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