La Compagnia degli Indie Fleshforward - Speciale

Il ritorno dei morti viventi

di / martedì 09 maggio 2017 / Speciale

Dopo un periodo di navigazione silenziosa, La Compagnia degli Indie torna sulle pagine di GameSailors.it per raccontarvi di una nuova scoperta tutta italiana: questa settimana vogliamo parlare di Fleshforward, un progetto ambizioso che mescola elementi classici dei survival horror con alcuni elementi da avventura “punta e clicca” (e, se vogliamo, persino dei GdR). La prima demo messa a nostra disposizione da Indiexpo è una sorta di lungo tutorial/teaser in cui gli sviluppatori dello studio Linked Rooms hanno incluso molte feature previste nella versione definitiva del loro lavoro.

Partiamo dalle dovute presentazioni: Fleshforward è un titolo dall’anima survival horror, costruito utilizzando RPG Maker VX ACE e capace di unire un ottimo gameplay ad un comparto narrativo intrigante. Nella demo interpretiamo il poliziotto Seph Garrett, coinvolto suo malgrado nell’esplosione di una vera e propria apocalisse zombie. Con queste premesse piuttosto classiche ci ritroviamo feriti e spaesati in una centrale di polizia malridotta, che mostra già i segni inequivocabili della decadenza dovuta all’invasione di non-morti. Starà a noi, attraverso meccaniche semplici e rodate, andare alla ricerca di una via d’uscita, di altri sopravvissuti e anche di zone sicure in cui sfuggire ai mangiatori di cervelli. Seph non è tuttavia il solo protagonista del gioco, che ci permetterà di vestire anche i panni di Hellen Bates, in un interessante dualismo tra personaggi radicalmente diversi tra loro.

Di Fleshforward colpisce fin da subito la grandissima attenzione ai dettagli riposta nella demo da parte dei ragazzi di Linked Rooms. L’introduzione scriptata ha il ritmo giusto per attrarre il giocatore e la costruzione dei livelli è ideale per tenerlo ancorato allo schermo. La scelta degli sfondi, delle texture e degli sprite, per quanto alcuni siano dichiaratamente provvisori, contribuisce infatti con estremo successo a fornire il feeling di ansia che un’esperienza di gioco horror prevede. In particolare abbiamo apprezzato i giochi di luce, tra lampadine tremolanti e zone buie; espedienti sagaci che riescono a rafforzare le sopracitate atmosfere tetre. Anche l’interfaccia grafica è chiara e facile da comprendere, con i controlli sempre a portata di mano, consultabili aprendo il menu/inventario.

A proposito di controlli, il gameplay attinge a piene mani dalle basi di RPG Maker (e non potrebbe essere altrimenti). Ci si muove utilizzando le frecce direzionali, si azionano gli oggetti con la Z e le restanti lettere nella parte sinistra della tastiera svolgono tutte le altre funzioni, tra cui: sparare, ricaricare, muoversi silenziosamente, eccetera. In questo modo Fleshforward è giocabile ponendo le mani sulla tastiera in modo naturale, familiare; minuzie che spesso si danno per scontate, soprattutto quando ci si affaccia al mondo del game design per la prima volta. Ma a parte questi dettagli, la giocabilità di Fleshforward è apprezzabile in tutte le sue fasi: durante l’esplorazione, in combattimento (leggermente macchinoso, forse per il retaggio di RPG Maker) e nell’approccio stealth. In questo senso, va detto che il sistema stealth è risultato talvolta superfluo, in quanto per superare alcuni gruppi di nemici è stato sufficiente correre e scappare. Pollice alzato anche per le stanze sicure-punti di salvataggio e ristoro, che inevitabilmente rendono il gioco un po’ più difficile e costringono a un approccio cauto per non perdere troppi progressi con una morte avventata.

In questo senso, il livello di sfida di Fleshforward ci è apparso adeguato alle circostanze di un gioco in via di sviluppo e di una demo. Tuttavia, per dovere di feedback costruttivo, facciamo notare che gli oggetti con cui è possibile interagire (equipaggiamenti, ecc) non si distinguono a sufficienza dagli elementi ambientali “neutri”. In un contesto digitale ciò rappresenta un grosso ostacolo, anche per il giocatore più navigato: se da un lato è comprensibile la scelta di aumentare la difficoltà e stuzzicare lo spirito di osservazione dell’utente, dall’altro il gioco rischia di diventare una frustrante ricerca a vuoto in cui ci si accosta ad ogni muro premendo ripetutamente il tasto azione sperando di avere successo. Sarebbe stato bello poter vedere un menu per cambiare le impostazioni, soprattutto di risoluzione, ed un assaggio del sistema di crafting per capire in che modo gli sviluppatori hanno pensato di gestirlo. Speriamo che queste funzioni siano incluse nella versione finale.

Cionondimeno, l’idea di utilizzare un tool come RPG Maker per creare un’avventura horror è intrigante e ben riuscita. Ci vuole una gran bella dose di creatività ed abilità per adattare alcuni script a questo contesto, è innegabile (e non certo impresa facile). I ragazzi di Linked Rooms Games sono su una buona - anzi, ottima - strada per portare un gioco estremamente valido sui nostri schermi. Non lo nascondiamo, il primo assaggio di Fleshforward ci è piaciuto parecchio e non vediamo l’ora di poterlo giocare per intero. Nel frattempo è sempre possibile ingannare l’attesa con la prima demo, presente sul sito partner di Indiexpo, e con la recentissima seconda versione dimostrativa pubblicata sulla piattaforma Itch.io. Inutile dire che ve le consigliamo entrambe, vero?

Link download - Fleshforward demo

Pagina su Itch.io - Fleshforward

Link - Linked Rooms (pagina Facebook)

 

Pro

- Atmosfere horror riprodotte egregiamente

- Gameplay vario e solido

- Storia intrigante

Contro

- Qualche difficoltà a individuare gli elementi interattivi

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