Medievil: una retrospettiva - Speciale

Ripercorriamo le gesta di Sir Daniel Fortesque

di Lorenzo Benasaglio / mercoledì 07 febbraio 2018 / Speciale

C’era una volta, in un Medioevo non ben precisato, il tranquillo e prospero villaggio di Gallowmere. I suoi abitanti erano gente semplice e onesta che viveva in armonia sotto l’occhio vigile di un sovrano illuminato. Ma lo stregone Zarok, consigliere del re, odiava i suoi concittadini e ambiva al potere supremo. Sfogliando un volume di magia nera, scoprì come resuscitare i morti e trasformare i vivi in zombie-schiavi. Creò quindi un’armata di non-morti, contro la quale si scagliarono i prodi cavalieri di Gallowmere.

Il campione del re, tale Sir Daniel Fortesque, dopo aver mietuto innumerevoli vittime fra le schiere nemiche, pur mortalmente ferito, riuscì a colpire lo stesso Zarok, che si vide costretto alla ritirata. Il corpo del valoroso Sir Daniel, proclamato eroe cittadino, venne deposto con tutti gli onori in una cripta a lui dedicata. Ma dopo ben cent’anni dalla sua sconfitta, lo stregone tornò…
Questo è perlomeno ciò che raccontano i menestrelli per le vie di Gallowmere, non più ridente e serena come un tempo. Ma la verità è un’altra, come viene presto chiarito dal filmato in CGI che segue l’introduzione scritta del gioco. In realtà Sir Daniel, ben prima che lo scontro entrasse nel vivo, venne colpito in pieno all’occhio sinistro, cadde e giacque. Continuò a giacere nella sua cripta, mentre il suo corpo veniva consumato dai vermi, fino a quando Zarok, con un nuovo sortilegio, rianimò inavvertitamente anche lo scheletro di Sir Fortesque.

Questo è l’incipit di uno dei platform-adventure più ricordati dell’era PlayStation a 32bit: Medievil (termine derivato dall’accorpamento di due parole, “Medieval”, ovvero “medievale” e “Evil”, cioè “malvagio”). Non ci sarebbe stato nessun Medievil senza l’alacre lavoro di due giovani “capelloni” goth inglesi, originari di Cambridge: Chris Sorrell e Jason Wilson. I due, sul finire degli anni Novanta, collaboravano con il piccolo ma ambizioso Millennium Studios. All’epoca si assistette a grandi cambiamenti nel mondo dei videogiochi, dovuti sostanzialmente al passaggio dai pixel ai poligoni, dal ben rodato 2D all’allora fantascientifico 3D. Una rivoluzione che fu tanto stupefacente per i videogiocatori quanto destabilizzante per molti sviluppatori.

Anche per Sorrell e Wilson si trattò di una sfida per nulla indifferente, ma i due ragazzi seppero sfruttare l’opportunità per dare sfogo alla propria creatività. Entrambi erano cresciuti giocando a Ghost’n Goblins ed entrambi erano rimasti affascinati da The Nightmare Before Christmas, il film d’animazione del 1993 di Henry Selick, tratto da un soggetto di Tim Burton. Sorrell, infine, è un cultore della serie Alien. Tutte queste suggestioni, questi ingredienti finirono in un unico calderone e contribuirono a creare un’ambientazione medievale cupa e ironica allo stesso tempo, piena di fascino e di magia. Proprio il piacere di perdersi in un mondo tridimensionale così suggestivo, anche se grezzo e spigoloso, è ciò a cui guardiamo con nostalgia ancora oggi, a vent’anni esatti dall’uscita di Medievil. Ci mancano quella libertà esplorativa (che anticipava il concetto di open world), quei personaggi buffi e grotteschi e quei mondi fantasiosi che ci facevano sentire come Alice nel Paese delle Meraviglie. Medievil è rimasto nel cuore di moltissimi videogiocatori perché fu, appunto, come un salto nella tana del Bianconiglio. Persino le musiche, che Sorrell volle espressamente che ricordassero lo stile di Danny Elfman (compositore proprio di The Nightmare Before Christmas) hanno lasciato un segno indelebile fra gli appassionati del gioco. In questo “racconto gotico direttamente dalla tomba” (per citare la stessa tagline del gioco) si incontrano morti viventi di ogni sorta, ma anche paffuti esserini alati con le fattezze dell’attore Bob Hoskins, streghe hippie, pirati-zombie e altre incredibili stranezze. Un universo che ha molto da spartire con le fantasie di Lewis Carroll.

L’età d’oro dei platform-adventure 3D, collocata negli anni fra il 1995 e il 1999, coincide anche con il lancio sul mercato di due controller rivoluzionari per l’epoca: il famoso “tridente” del Nintendo 64 e il successivo Dualshock 1 (il secondo controller ufficiale della prima PlayStation), vera e propria “benedizione”, come ebbero a dire gli stessi Sorrell e Wilson. La levetta analogica, che finalmente permetteva la libera esplorazione dello spazio tridimensionale, era il miracolo del design che i due sviluppatori inglesi aspettavano. Medievil venne concepito inizialmente come “un Ghost ’n Goblins in 3D”, con protagonista uno scheletro vivente, battezzato subito Dan (il titolo della demo del gioco fu per l’appunto Dead Man Dan). Difficile non empatizzare con questo eroe per sbaglio, così diverso da Duke Nukem o da Lara Croft, aventi tutte le carte in regola per riuscire in imprese eccezionali, come salvare il mondo o scoprire antiche rovine. La ricerca di un riscatto morale è ciò che muove il nostro Dan nella sua improbabile avventura. Non fu un eroe in vita, lo diventerà dopo la morte. “Ti farò vedere” sono le prime parole che Sir Fortesque bofonchia (perdonatelo, gli manca la mascella) al gargoyle parlante che per dispetto gli ricorda la sua penosa quanto prematura morte in battaglia.