Zone of the Enders: The Expanse Universe - Speciale

Un viaggio nell'universo di ZOE, tra videogiochi e anime.

di Alessandro Spallino / lunedì 26 agosto 2019 / Speciale

L’uscita di Death Standing si avvicina lentamente e inesorabilmente e mentre Hideo Kojima non fa altro che postare sul suo Instagram foto del gioco off-screen, criptiche immagini di fiori e ortaggi che siamo sicuri avranno certamente qualcosa a che fare con la sua ultima fatica, criptici video teaser e inconcludenti video gameplay, il nostro hype cresce.
Ad affascinare ed intrigare, se ci pensate bene, non è solo ciò che abbiamo visto del gioco che anzi a conti fatti ha fin'ora creato non pochi dubbi e lasciato uno strano senso di amaro in bocca, ma anche e sopratutto la profonda conoscenza che oramai tutti noi abbiamo del suo creatore e del suo modo di raccontare storie. Stiamo aspettando il gioco per vedere cosa questa volta Hideo sia stato in grado di creare. Insomma stiamo aspettando sia il gioco che il suo autore.

Dopo un E3 poco più che discreto ed una Gamescom davvero interessante, noi di GameSailors.it ci siamo chiesti come sarebbe stato possibile allietare questa breve ma interminabile attesa che ci separa dall’uscita di DS? Cos’altro c’è di nuovo da dire su Death Stranding? Poca roba, ahinoi.
Quindi cosa possiamo scrivere per aiutare i nostri lettori a far passare le torride e interminabili giornate estive che sia in qualche modo inerente a Kojima e al suo genio?
Semplicissimo: un’analisi approfonditissima e dettagliata dell’universo di Zone of The Enders che, siamo certi non ci sia bisogno di ripeterlo, è frutto anch’esso della mente “pazza” del genio che ci ha regalato la saga di Metal Gear Solid e che tra qualche mese comincerà ad affascinarsi con le nuove avventure di Sam Bridges.

Zone of the Enders è sempre stata considera l’opera minore di Kojima, quella più intima e criptica, nata più dalla passione che dalla razionalità. Un’opera che nel tempo è diventata un vero cult nonostante purtroppo non abbia avuto il successo di MGS. Basti pensare che il flop al botteghino di ZOE 2 spinse Kojima ad abbandonare definitivamente l’idea di sviluppare un terzo capitolo.
Quando si pensa a ZOE vengono in mente i due iconici videogiochi usciti per PlayStation 2: il primo capitolo, capolavoro di narrazione e tecnica con un grosso problema di ripetitività di gameplay, diretto da Noriaki Okamura e prodotto direttamente dal buon Hideo e il secondo capito diretto da Shuyo Murata, capolavoro assoluto del genere action sotto ogni punto di vista, ancora oggi titolo validissimo che ha visto coinvolto Kojima “solamente” in veste di Executive Producer.
Qualora vi siate persi questi due capolavori vi invitiamo a recuperarli su una vecchia PS3 con la splendida HD collection che troverete facilmente nel link qui accanto a una manciata di euro oppure di giocare la splendida remastered di Zone on the Enders: The Second Runner MARS, uscita circa un anno fa per console di ultima generazione.
ZOE e ZOE 2 però non sono altro che la scintillante punta di diamante di un universo espanso che a partire dal 2001, anno di rilascio sul mercato del primo gioco, si è ingrandito tramite altri videogiochi e ben 2 opere di animazione.
Siamo qui per raccontarvi tutto quello che c’è da sapere sull’Expanse Universe di Zone of the Enders.

 

LA STORIA E LE ORIGINI

L’incipit della storia è tanto semplice quanto efficace: 22esimo secolo, l’umanità ha colonizzato Marte e costruito colonie spaziali attorno a Giove grazie allo sfruttamento del Metatron, un minerale dal quale è possibile estrarre incredibili quantità di energia. Lo sviluppo tecnologico ha permesso lo sviluppo di una società avanzata e sicura, garante di condizioni di vita eccelse.
In quella che sembra essere una società modello, i primi scontri cominciano ad inasprirsi quando gli abitanti della Terra iniziano a discriminare i coloni marziani etichettandoli con il termine Enders e imponendo loro una serie di rigide tasse e leggi (parleremo dopo dei motivi che hanno portato a questa vera e propria forma di odio razziale).
Questo clima di tensione porta alla formazione di gruppi di resistenza clandestini sul Pianeta Rosso che in nome dei diritti dei cittadini, iniziano a ribellarsi. È in questo scenario di tensione politica interplanetaria che fanno il loro ingresso in scena gli Orbital Frame, mecha dal design ultrafuturistico dannatamente esotici e affascinanti, manco fossero stati disegnati da Yoji Shinkawa (responsabile del character design di MGS).
Gli Orbital Frame, creati dall’esercito anti terrestre Barham e dalla NUT (Nereidum Universal Tecnology), società specializzata nello sviluppo di armi, e pensati come arma di difesa e deterrenza nei confronti della Terra, si trasformano presto in una vera e propria arma di distruzione di massa.

Le opere che delineano l’universo immaginato da Kojima, sia che si tratti di videogioco che di anime, pescano a piene mani dall’immaginario narrativo fantascientifico degli anni 70 e 80 nipponico, Gundam in primis, e presentano quindi una serie di caratteristiche che potremmo quasi definire obsolete o ripetitive ma che grazie ad un ispiratissimo character design, a tematiche decisamente attuali e a un comparto narrativo di altissimo livello, sono riuscite a imporsi come vere e proprie opere di culto dal sapore moderno.
Le vicende di Zone of the Enders sono raccontate in ben 3 videogames e 2 anime, tutti accomunati da una serie di temi ed elementi ricorrenti che sono diventati veri e propri trademark di questo affascinante universo: l’eterno scontro tra bene e male che qui vive anche di sfumature socio-politiche decisamente attuali, la fragilità dell’animo umano, il tema dell’intelligenza artificiale e del rapporto tra uomo e macchina.

Nella prossima pagina vi parliamo nel dettaglio degli Orbital Frame e dei videogiochi dedicati a questa saga.

Scheda

Sparatutto, Third Person Shooter su PlayStation 4, PlayStation VR, PC

Pegi 18

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