Marvel’s The Defenders: la prima stagione di Netflix-Recensione

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Dopo aver conquistato il grande pubblico con la produzione di ben cinque serie a tema Marvel, Netflix, nella miglior tradizione dei fumetti, decide di unire tutte le sue star sotto un unico grande ombrello, rilasciando una miniserie televisiva dove quattro eroi molto diversi da loro devono unirsi per combattere una grande minaccia.
Marvel’s The Defenders, prodotta da Netflix con la complicità degli Abc Studios, è stata creata da Douglas Petrie e Marco Ramirez, e basata sui personaggi creati da Stan Lee, Bill Everett (Daredevil, ma con assist di Jack “King” Kirby), Brian Bendis ed Micheal Gaydos (Jessica Jones), Roy Thomas e Gil Kane (Iron Fist) e Archie Goodwin e George Tuska (Luke Cage).Per chi non lo sapesse, Defenders è il nome di un gruppo Marvel in giro dal lontano 1971, nella cui formazione originale non era però presente nessuno dei personaggi protagonisti del telefilm. Come consuetudine del noto servizio di streaming, tutti gli episodi sono stati rilasciati nello stesso giorno.

La trama della serie è siffatta: la misteriosa Alexandra (Sigourey Weaver), a capo dell’organizzazione ninja nota come “La Mano”, è decisa a radere al suolo la città di New York per dare nuova vita al suo regno di terrore. Nel frattempo, Luke Cage (Mike Colter) è uscito di prigione, e dopo una chiaccherata con l’amica Misty Knight (Simone Missick), capisce che il suo destino è aiutare la gente di Harlem. E anche quello di ritrovare la sua amante Claire Temple (Rosario Dawson).
Danny Raand (Finn Jones) e la sua fidanzata Coleen Wing (Jessica Henwick), tornano da una missione all’estero, dove hanno dovuto affrontare un emissario della mano che può tenere in scacco anche il potere puro del mistico pugno d’acciaio, di cui Danny è il custode.
Jessica Jones (Krysten Ritter), sta cercando di rimettere in piedi la sua agenzia investigativa assieme all’amico Malcom (Eka Darville), e alla compagna di sempre Trish Walker (Rachel Taylor).
Matt Murdock (Charlie Cox) ha lasciato il vigilantismo alle spalle e lavora come avvocato pro bono. Questo lo riavvicina agli amici Karen Page (Deborah Ann Woll) e Foggy Nelson (Elden Hanson).
Quando però la Mano fa la sua mossa, i nostri saranno costretti ad incrociare le loro vite, ed affrontare ciò che sembrava impossibile.

La durata minore (8 episodi contro i soliti 13) giova tantissimo alla serie, che ne ricava un ritmo tutto sommato migliore, e una compattezza che male non fa. L”azione torna ad essere molto bella, e ben coreografata. E’ molto più difficile capire quando a lottare è l’attore e non il suo/la sua stunman, e un applauso forte, anzi fortissimo, va allo scontro fra Iron Fist e Luke Cage, il migliore di tutta la serie oltre che una vera rappresentazione di come una lotta con i superpoteri dovrebbe essere.
E’ molto interessante come ogni personaggio venga introdotto nel modo tipico della sua serie, e di come poi le differenze visive e narrative vadano ad affievolirsi piano piano. La Weaver è una cattiva molto affascinante che continua a dimostrare come i villain seri alla Marvel stiano in TV e non al cinema. L’uso dei comprimari è maiscuolo, con un plauso particolare ad Elden Hanson, che si rivela davvero uno dei migliori personaggi dell’universo di Netflix. Personalmente vedrei senza difficoltà una serie solo su di lui.
E’ anche vero però che pur avendo più o meno capito come si usano i superpoteri, The Defenders non lo mostra mai fino in fondo. Io comprendo le difficoltà di budget (Luke Cage ad un certo punto sfonda una porta di metallo che è così di cartone da intristire), ma alcune minacce non sono poi così terribili rispetto alle potenzialità di alcuni dei nostri protagonisti. La chimica fra gli attori è presente solo a coppie, e il gruppo, sebbene nato per essere disfunzionale, sembra più una grande deviazione dalla storia dei nostri eroi, piuttosto che un evento.
Finalmente hanno dato del buon materiale a Finn Jones che ci regala un Iron Fist tutto sommato interessante anche se per un po’ mi è sembrata la figura più messianica mai vista in uno show di supereroi. Poi però ho visto come hanno scritto Daredevil,
Krysten Ritter è la migliore attrice nel gruppo, ma ha del materiale che non funziona. Mi rendo conto che la storia della sua stagione era la più “personale” e che quindi si è scelto di darle meno spazio all’interno del gruppo, ma siccome c’è e tutte le volte che fa qualcosa è una gioia… fateglielo fare di più. La shakycam invece ha smesso di essere divertente nel 2010, quindi per favore mandiamola in pensione.

The Defenders, partiva con un grosso handicap rispetto all’universo Marvel cinematrografico, ovverosia il fatto che, nel bene o nel male, tutte e cinque le serie precedenti fossero fortemente autoriali, e create per essere un qualcosa di simpatico, anche con un budget minore. Questo porta ad una prima parte di serie di una lentezza rara, e ad un cast che non riesce ad avere una chimica fortissima, o almeno, come scritto in precedenza, ad averla, ma solo a brandelli.
Quando però la serie è ispirata, il tutto prende il volo. Le botte, che, diciamocelo, è il motivo per cui queste serie sono così viste, sono fra le più belle e creative del panorama Netflix, e il riuscire, almeno un po’, ad unire trame e personaggi così diversi, senza che però nessuno perda in personalità, è un bel traguardo. Sì, il tutto è un po’ “Daredevil e i suoi fantastici amici”, con il buon Matt che ha la crescita migliore e più organica del gruppo, ma è comunque comprensibile, essendo il diavolo rosso il petardo che ha dato origine a questa esplosione di telefilm sui supertizi Marvel.

Diciamo che il più grosso difetto della serie, assieme al suo essere molto “diesel”, dove nei primi episodi si parla fino a morire e negli ultimi ci si pesta a sangue fortissimo e non si capisce bene chi stia vincendo perchè è tutto buio – maledizione -, è un po’ questa difficoltà a capire quando si può prendere sul serio, e quando no. Della serie: ci sono alcuni scontri dove dei ninja sconfiggono Daredevil e hanno difficoltà ad affrontare Luke Cage, trovandosi obbliglati a usare un trucco intelligente per fermare un uomo indistruttibile. E questo è bene perchè è coerente con la storia che vuoi raccontare. Poi però ci sono quei momenti dove basta un maestro di arti marziali per fare secco chiunque. E per quanto la sospensione dell’incredulità esista, è anche vero che non puoi fare una serie su un gruppo di persone diverse, e pensare che il pericolo debba essere uguale per tutti.  Devi diversificare, e capire come dare ad ognuno il giusto peso, e questo invece non succede.

Alla fine della fiera però, seppur con alcuni difetti abbastanza gravosi, la serie risulta interessante: fra tanti momenti di noia ce ne sono alcuni di genio puro, che non sono strizzatine d’occhio ai nerd, ma sono televisione ben fatta. E qui scatta il fastidio, perchè se si riesce a fare bene, vuol dire che si poteva mantenere questa qualità più a lungo. The Defenders fa molti passai avanti, rispetto alle sue serie sorelle (sopratutto con la mossa della durata che, ripeto, dona al tutto un ritmo più incalzante, indispensabile nei momenti di spiegone, che sono… tanti) e li fa in vari punti, dalla coreografia alle frasi ad effetto, e in alcuni momenti anche nell’essere una serie fumettosa. Però, diciamo che fa il suo senza rischiare nulla. Il che è un vero peccato.

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