Prey: Mooncrash – Recensione

L’anno scorso usciva il reboot di Prey, una produzione Arkane Studios che, dopo i successi con la serie Dishonored, ci ha portati su una stazione spaziale per combattere i misteriosi e pericolosi alieni Typhon. La nostra recensione lo ha premiato con le dovute lodi e ad un anno di distanza è arrivato un aggiornamento che ha aggiunto sia il tanto desiderato New Game +, sia una nuova opzione chiamata sopravvivenza che attiva il degrado delle armi e tutta una serie di condizioni negative relative a ferite alla testa, bruciature e quant’altro. Oltre a questo aggiornamento gratuito estremamente gradito, il palco dell’E3 è servito anche per presentare Prey: Mooncrash, un DLC dal costo di 20 euro circa che si impegna a farci giocare con il mondo di Prey in un modo alternativo.

Dimenticate il protagonista Morgan Yu, perché in Mooncrash sarete Peter, un hacker assoldato da una corporazione rivale della TranStar per carpire i segreti inerenti una stazione situata sulla luna e cosa l’ha distrutta. In quanto hacker non dovrete andare fisicamente sul satellite terrestre ma vi basterà entrare e completare una simulazione che ricreerà il disastro in modo sempre diverso. Questo strattagemma narrativo si ripercuote anche sul gameplay e su quello che questa espansione rappresenta: una sorta di roguelite a tema Prey in cui ogni partita è diversa dalla precedente.

Va precisato che la base lunare è stata creata a mano, con passaggi alternativi e stanze ubicate con precisione dagli sviluppatori senza usare la  proceduralità; in altre parole la mappa sarà sempre quella, composta da quattro aree principali che rimarranno tali e quali alle anche alla centesima partita. Quello che però cambierà via via è la disposizione dei nemici, degli oggetti e, andando avanti, anche dei pericoli ambientali come incendi o zone da riattivare per poter passare. A questa particolare scelta se ne aggiunge un’altra molto caratteristica: il personaggio che potremo impersonare sarà inizialmente uno, dotato di scarsa energia ma con molte potenzialità nel campo dei poteri psionici; completando delle missioni specifiche, come per esempio farlo fuggire dalla simulazione, potremo però sbloccarne altri quattro per un totale di cinque eroi con caratteristiche più o meno uniche ed equipaggiamento iniziale specifico.

Il primo impatto con la simulazione sarà brutale, visto che la morte vi aspetta dietro l’angolo per farvi capire come funziona il meccanismo che sta dietro a Mooncrash. Al riavvio, dopo aver scoperto che agendo nella simulazione si possono ottenere crediti per comprare armi e oggetti che avremo sbloccato così da iniziare l’avventura con qualche vantaggio extra, le cose sono andate sicuramente meglio e seguendo le indicazioni sono riuscito a far fuggire il primo personaggio su una capsula di salvataggio e sbloccando così il secondo eroe.

A questo punto mi sono reso conto che la simulazione non è stata riavviata, ma è ripresa con i progressi che avevo ottenuto con il primo sopravvissuto. I nemici uccisi erano rimasti a terra, ma anche le risorse che avevo raccolto erano sparite dalla mappa. Inoltre, avendo usato l’ultima capsula di salvataggio, bisognava cercare un altro modo, più complesso, per fuggire dalla simulazione. Il potere di questo ingegnere di poter richiamare una torretta automatica quando l’abilità era disponibile non mi ha comunque salvato visto che in questa seconda run si era attivato anche una sorta di timer rappresentato da una barra. Questa indica la corruzione del sistema e aumenta man mano che Peter rimane nella simulazione. In termini di giocabilità questo vuol dire che ogni volta che la corruzione raggiunge il massimo, passa di livello e i pericoli aumentano: più nemici e più aree pericolose. Se la corruzione aumenta un certo numero di volte, verremmo espulsi e la simulazione avrà fine.

Ammetto che questa trovata del tempo limitato non mi ha entusiasmato, però bisogna anche tener presente che tutti i progressi compiuti sul personaggio e sugli oggetti rinvenuti, rimarranno vostri ai successivi avvii. Non potrete tenere un fucile a pompa se il personaggio scelto non lo ha nella sua dotazione standard, però potrete mantenere le abilità sbloccate (ricordate di usare i neuromod prima di morire o li perderete!), i potenziamenti della tuta, così come i progetti ottenuti per creare nuovi oggetti tra granate, armi e medikit. Ogni partita fatta, anche se finisce male, non è mai tempo perso e vi avvicina maggiormente allo scopo ultimo di Mooncrash: far fuggire tutti e cinque i personaggi in un’unica simulazione.

Prima di riuscirci ci saranno altri obiettivi da completare, tra cui alcuni che voglio veder scappare ogni superstite attraverso una via di fuga specifica, ma tutti contribuiranno a scrivere il destino di Peter. Quello che infatti sembra un personaggio di poco conto è in realtà il protagonista che deve soddisfare una lista di requisiti per poter tornare a casa. Nonostante la proceduralità e la voglia di proporre qualcosa di maggiormente arcade rispetto all’avventura principale di PreyArkane Studios non ha voluto rinunciare a raccontare una storia, inserendo, seppur in maniera minore, file audio, documenti da leggere e tutta una serie di email che contestualizzano sia quello che è capitato sulla stazione spaziale, sia la situazione di Peter che vuole solo tornare dalla sua famiglia.

La mappa fissa e immodificabile aveva inizialmente creato in me un po’ di scetticismo, ma dopo aver visto cosa si sono inventati gli sviluppatori sono stato felice di questa scelta che permette di conoscere la conformazione di aree che andranno poi attraversata nel modo più efficace possibile per poter riuscire a fuggire. Dietro a Mooncrash ci sono quindi ottime idee, capaci di frustrare sulle prime l’utente meno avvezzo ai roguelite, ma senza mai dimostrarsi davvero punitivo: con un po’ di attenzione, ad ogni riavvio i vostri personaggi saranno più forti, avranno più abilità e voi conoscerete meglio la stazione.

Certo i nemici saranno diversi e gli oggetti posizionati altrove, ma lentamente entrerete nella logica di questo loop e riceverete grandi soddisfazioni. Non si può considerare a tutti gli effetti un’avventura standard, ma una sorta di arcade mode con tanto di timer da rispettare e di nemici sempre nuovi (alcuni sembrano proprio inediti visto che non li ricordavo nella mia partita all’originale Prey dell’anno scorso…). Se avete amato il gameplay di uno dei migliori giochi del 2017, qui lo troverete mescolato e modificato nel modo giusto per far ricominciare l’incubo dei Typhon e farvi spaventare davanti ad una tazza da caffè che non è quel che sembra.

Pro
  • – Rigiocabile a lungo per davvero!
  • – Le dinamiche di Prey riviste in chiave arcade
  • – La mappa è ben disegnata
  • – Quello che si conquista in fatto di personaggi rimane
  • – Alcuni Typhon inediti
Contro
  • – La corruzione a tempo non piacerà a tutti
  • – La disposizione delle stanze è sempre quella
  • – Il senso di ansia tipico di Prey, dopo qualche partita viene a mancare

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