ChromaGun – Recensione

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Anche se l’idea del puzzle game è ancora fortemente ancorato ai pezzi in caduta da allineare nei modi più disparati, da diversi anni abbiamo potuto giocare avventure che per essere attraversate necessitavano di risolvere enigmi e situazioni richiedenti in larga parte l’ingegno. Potremmo parlare di Pneuma: Breath of life, di The Witness o, volendo andare ad uno dei più celebri “antenati”, potremmo nominare l’incredibile Portal e il suo seguito. A questi due capolavori si ispira senza troppi problemi ChromaGun, titolo indie degli sviluppatori Pixel Maniacs che hanno scelto di riportarci in una serie di stanze da attraversare, usando però modalità e dinamiche inedite.

Un po’ come accadeva nel mitico gioco Valve, il nostro personaggio inizia il suo viaggio direttamente in una struttura speciale. Il suo compito sarà quello di testare uno speciale strumento che gli servirà per uscire dalle varie stanze in cui si imbatterà. Questo aggeggio tecnologico altri non è che la pistola che dà il nome al gioco, una spara colore con cui potremo imparare a gestire le dinamiche che governano i puzzle di questo misterioso complesso. L’inizio sarà molto semplice e blando, con una pistola limitata ad un solo colore. Dopo averci fatto impratichire però, entreremo in possesso della sua versione potenziata e definitiva, comprendente blu, giallo e rosso che, anche combinati tra loro, ci offriranno le chiavi per avanzare.

Colorare le bianchissime pareti delle stanze che visiteremo non aprirà automaticamente le porte d’uscita. Per farlo dovremo muoverci tra interruttori ed elementi dello scenario che andranno fatti interagire con alcuni robot che fluttuano nel complesso. Pitturare un muro di rosso e sparare un secondo colpo dello stesso colore contro una di queste sentinelle, farà in modo che questa venga attratta dal pannello incriminato, dandoci quindi la possibilità di muoverla verso quell’interruttore che manterrà aperta la porta. Se questa è la situazione più semplice da affrontare, insieme alla conformazione delle stanze via via più complesse, si uniranno anche ulteriori elementi come robot che seguiranno imperterriti con lo scopo di eliminarvi o pavimenti elettrificati che possono essere spenti solo facendo passare su di loro delle sentinelle attratte dal colore corretto.

L’abilità di far muovere le sentinelle colorate (o da colorare) interagendo con l’ambiente, rende ogni stanza una sfida da ponderare con attenzione. Un muro colorato di blu potrà diventare verde se sarà colpito anche del giallo, ma colpendolo una terza volta diventerà scuro e non potrà più essere utilizzato. Lo stesso vale per le sentinelle, le quali potrebbero quindi diventare inservibili, richiedendo un riavvio. In questo caso la stanza test andrà rifatta da capo e ciò potrebbe risultare un po’ frustrante, specie dopo la seconda metà dell’avventura.

Arrivati a quel punto le dinamiche diventano parecchie e diventa necessario calcolare in anticipo le proprie mosse tra più pannelli da colorare per mantenere in equilibrio i vari oggetti su pulsanti al centro di una stanza, così come gestire i movimenti dei robot attraverso muri trasparenti e invalicabili che possono essere superati solo dalle nostre pallottole di vernice. La possibilità di annullare l’ultima mossa non sarebbe stata male, permettendo così di ripristinare un recente errore, ma probabilmente questo avrebbe permesso eccessive fasi di trial and error che gli sviluppatori volevano evitare. Fatto sta che così il gioco funziona e, se si escludono alcune sezioni in cui si viene inseguiti da pericolosi droni, si ha sempre il tempo per ponderare la prossima mossa, senza essere spinti dalla fretta.

Il comparto tecnico che ci porta ChromaGun è volutamente semplice e asettico. Il bianco domina incontrastato, “sporcandosi” da tracce di colore che, quando già presenti, sono chiari indizi su quello che dovremo fare per proseguire. Oltre al cambio di tinta da sparare selezionabile con i pulsanti del colore corrispondente del controller Xbox, è presente anche un tasto del salto che però è volutamente fasullo e che vi servirà solo per ottenere alcuni obiettivi legati al punteggio giocatore e che spesso comprendono il suo fallimentare utilizzo nei confronti di trappole mortali. Oltre a ciò i controlli di movimento sono quelli di un FPS standard, mentre il resto è semplificato non richiedendo manovre ad alta velocità.

Anche con queste volute limitazioni, si assiste saltuariamente a qualche scatto di troppo su Xbox One, ma la cosa disturba solo per l’attimo in cui accade, senza compromettere un gameplay che invece punta inequivocabilmente su altro. Simpatiche e non noiose le musiche, giustamente di sottofondo ma mai invasive, così come i semplici effetti sonori che rompono il silenzio delle stanze. È poi presente anche un doppiaggio in inglese per il personaggio che segue le nostre gesta e che ci dà qualche informazione contestuale attraverso un altoparlante. La sua voce è sottotitolata anch’essa in inglese, ma permette la comprensione anche a chi conosce solo scolasticamente questa lingua.

ChromaGun non appare sfolgorante come altri esponenti del genere per via di un’impostazione grafica molto “bianca” e poco dettagliata. Questa scelta non è però dettata dalla pigrizia dei designer ma è fondamentale per mantenere vivo in ogni frangente il gameplay. Un gameplay che tra l’altro si dimostra molto interessante grazie ad un design delle sfide che sale verso l’alto con attenzione, senza confondere il giocatore con meccaniche che appaiono dal nulla o con soluzioni dettate dal caso.

La presenza di decine di stanze test, divise a loro volta in 8 capitoli differenti, stimola continuamente a proseguire, facendo anche in modo che eventuali familiari o amici possano unirsi nel dare consigli, nonostante non esista una vera modalità multigiocatore. Non passerà alla storia come il già citato Portal, ma sa essere un suo derivato molto valido che non punta tanto a superarlo, quanto a proporre puzzle che sanno farci prima ragionare e poi gioire quando un’altra prova sarà superata.

Pro
  • – Idea interessante e semplice da assimilare
  • – Ottima progressione della difficoltà
  • – Level design accurato
  • – Può essere giocato con amici pur senza avere modalità multigiocatore
Contro
  • – Il ritmo lento può non piacere
  • – Ambienti non esaltanti
  • – Qualche rallentamento (che però non crea problemi concreti)

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