Pentiment – Recensione

, , ,

Quest’autunno gli utenti Microsoft non sono stati travolti da esclusive roboanti. Eppure, un po’ in sordina, sta arrivando un titolo estremamente particolare e curato, ad opera di Obsidian Entertainment. Questo team ha già dimostrato di avere una grande capacità di raccontare storie e The Outer Worlds è stato uno degli esempi recenti più riusciti. Proprio da questa spiccata abilità nasce Pentiment, un’avventura grafica punta e clicca (almeno su PC) con piglio investigativo, ambientata nel XVI secolo. Come abbiamo scoperto, il particolare stile grafico che ha fatto tanto parlare in fase di presentazione è solo una delle sbalorditive qualità di questa uscita.

La storia di Pentiment

In Pentiment vestiremo i panni di Andreas Maler, in miniatore che nel 1518 risiede a Tassing, paesino delle Alpi bavaresi. Accanto al borgo c’è un’abbazia presso cui lavora ad un suo progetto, ultimato il quale potrà tornare a Norimberga e mettere su famiglia. Se vi state chiedendo cosa sia un miniatore, potete considerarlo come un artigiano e un artista, visto che si occupa di adornare i libri con immagini molto accurate. Proprio queste immagini, chiamate miniature, hanno ispirato lo stile grafico e artistico di Pentiment, uno dei giochi più originali di quest’anno.

Tornando al nostro protagonista, inizieremo a muoverci per il villaggio, l’abbazia e i loro dintorni, facendo la conoscenza di diversi personaggi, tutti ottimamente caratterizzati e con una storia da scoprire. Questo perché, con l’arrivo di un barone all’abbazia, avverrà un omicidio di cui sarà incolpato un anziano frate amico di Andreas. Con un arcidiacono pronto ad emettere una sentenza dopo pochi giorni, spetterà a noi indagare sui misteri del villaggio e dell’abbazia, cercando di capire chi potrebbe essere il colpevole prima che avvenga il verdetto.

Investigatori del XVI secolo

Ad una primissima ora che ci mostra come si svolge la giornata tipo di Andreas, tra lavoro, pasti e sonno, dopo l’omicidio le ore del giorno serviranno a seguire le varie piste che scoprirete. Il tempo non scorre in tempo reale, ma avviare l’attività per seguire un sospetto farà passare tutto il pomeriggio, così come partecipare alla filatura della lana per ottenere informazioni approfondite. Anche se il gioco mette bene in vista sulla mappa le aree dove potrete investigare, non vi dice quali sono realmente utili. Capiterà quindi “perdere tempo” cercando informazioni su un contadino innocente, piuttosto che su un frate sospetto.

Dico “perdere tempo” perché, nel tempo che vi viene dato e che vi separa dal verdetto non potrete indagare su ogni sospetto. In più potrebbero venir fuori nuovi indizi di cui potreste voler tenere conto senza però poter raggiungere la fine della pista. Pur indagando a sentimento, scoprirete comunque eventi interessanti che vi faranno capire meglio la storia del villaggio e la Storia in generale, grazie ad una cura maniacale di usi e costumi.

Accusare un personaggio o lasciare il povero frate al suo destino, porterà comunque ad un’esecuzione pubblica, lasciando al giocatore il peso di non sapere se la giustizia ha davvero trionfato. Gioco finito? Tutt’altro! Pentiment infatti non termina con questo primo mistero, ma si evolve a distanza di sette anni, quando il nostro Andreas torna a Tassing con un allievo. I bambini saranno cresciuti, qualcuno avrà messo la testa a posto, qualcuno sarà scomparso… ma un nuovo mistero tornerà a colpire, riaccendendo il fuoco e portandoci a compiere altre scelte molto significative.

Tanti dialoghi, tante scelte

È facile capire che Pentiment gioca tutto sull’intreccio e sulla nostra partecipazione ad esso. Il coinvolgimento nelle disavventure di Tassing è di Andreas quanto nostro, con eventi che si evolvono o meno in base a quello che decideremo di fare. Più ancora che in serie Telltale, l’opera di Obsidian, si muove in una costante zona grigia in cui tutto quello che faremo, anche a fin di bene, può ritorcersi contro un innocente. Ad aiutarci in questo difficile cammino ci pensa una costruzione del personaggio che sembra uscita, blandamente, da un gioco di ruolo.

L’esperta Obsidian introduce pian piano un background che potremo fornire al nostro personaggio. Sceglieremo le lingue che conosce, i luoghi dove ha vissuto, così come competenze quali logica, oratoria, natura, legge, occulto, teologia e diverse altre. Quelle che sceglierete aumenteranno in talune situazioni le risposte che potrete dare, creando ulteriore coinvolgimento e arricchendo il fattore rigiocabilità. Riuscire a vedere tutto quello che Pentiment nasconde in una sola run è impossibile e scegliere di rivivere la storia, cambiando i propri sospetti e scegliendo diverse abilità, rende molto papabile questa possibilità.

La cura storica di Pentiment

Lo stile grafico di Pentiment è evidentemente ispirato all’arte miniare e, di fatto, si sviluppa su un libro animato. Il passaggio da un ambiente all’altro è gestito da un cambio di pagina, il testo che compare accanto a chi parla è scritto in caratteri differenti in base al rango dell’interlocutore. Non mancano nemmeno effetti grafici che simulano le correzioni o la stampa tramite caratteri mobili. Oltre ad assecondare il periodo storico con questi espedienti, il gioco non si fa problemi a trattare temi delicati come il ruolo della donna in quel periodo, la gestione di violenze sessuali, di scelte abortive ed esecuzioni capitali. Non sono però momenti buttati a casaccio per scioccare, ma si è scelto di trattare da adulto il giocatore per incrementare l’immedesimazione e la riflessione su temi ancora oggi tragicamente attuali.

Non mancano comunque momenti molto più rilassati, gestiti con l’ironia tipica di Obsidian. Basti pensare ai sogni di Andreas, in cui vari personaggi come Socrate, Prete Gianni, San Grobiano e Beatrice, parlano con lui in base alle loro caratteristiche. Ogni dialogo però tiene alta l’attenzione e spesso è utile fermarsi a contemplare il glossario che contiene tutti i dati raccolti. Qui non solo troverete le “missioni” disponibili o le mappe dei luoghi, ma anche i personaggi incontrati e la spiegazione di termini tecnici. Questi sono sottolineati in rosso e premendo un tasto (o cliccando su di essi) vi verrà spiegato in poche parole cos’è, per esempio, la compieta.

L’arte di secoli, giocabile oggi

Pentiment dimostra quanta arte possa esserci in un “semplice” videogioco. Le animazioni non sono mai troppo complesse per mantenere vivo l’incantesimo di stare guardando una miniatura in movimento. Quando poi si sceglie di aprire il libro in cui è contenuta l’avventura si viene sommersi da grafiche e dettagli secondari ma incredibili. La caratterizzazione dei personaggi è impeccabile e se non ricordate la faccia di un paesano, basterà dare un’occhiata nelle note.

Con tutta questa cura grafica e artistica le musiche passano quasi in secondo piano, se non fosse che 1) spesso lascano spazio alla natura e 2) quando arrivano rispecchiano l’epoca in cui si svolge la vicenda, sottolineandola con precisone. Pentiment dà il suo meglio con il mouse, ma anche giocare con il controller non crea problemi. Una sola volta, con il pad Xbox, mi è capitato di interagire con un elemento diverso da quello desiderato, quindi non può dirsi un problema. Infine il gioco non è doppiato in alcuna lingua per rimanere fedele alla sua natura di racconto stampato, ma ogni testo è tradotto in un ottimo italiano. Per chi avesse difficoltà di lettura, il gioco propone anche una più semplice variante ai caratteri predefiniti, senza perdere però la distinzione tra di essi.

Commento finale

Pentiment è una storia da leggere e da ammirare. Il testo presente è tantissimo, ma permette di calarsi completamente nel XVI secolo rappresentato. Ogni dettaglio della storia è al suo posto e il fatto di non essere guidati da una trama che invece si sviluppa in base alle nostre scelte, è estremamente coinvolgente. Volendo fare un paragone, può ricordare la serie di Phoenix Wright, ma stavolta non c’è alcun trial and error per vincere il caso. Inoltre sapere che le scelte che si effettuano avranno conseguenze a lungo termine, incrementa il loro peso e rende chiaro il motivo per cui il gioco si chiama Pentiment.

Non è un gioco per tutti perché non punta sull’azione, perché c’è moltissimo da leggere e perché il tempo limitato per risolvere i casi può non piacere. Ma se non premiamo giochi originali come questo, scritti con intelligenza e capaci di coinvolgere emotivamente, allora dovremmo rivedere le nostre priorità di videogiocatori. Pentiment costa solo 20 euro, ma se siete abbonati al Game Pass, potete giocarlo gratuitamente sia su Xbox, sia su PC. Se solo ce l’avessero fatta studiare così la Storia…

Pro
  • – Narrativamente splendido
  • – Guidiamo davvero la nostra storia
  • – Personaggi scritti ad arte
  • – Misteri e decisioni pesanti…
  • – …con grosse conseguenze
  • – Artisticamente immenso
Contro
  • – Si legge moltissimo
  • – In alcune situazioni si perde tempo a cercare un abitante specifico

Ultimi articoli

Helldivers 2 – Recensione

Il mondo dei videogiochi si sta sempre più evolvendo, accettando ogni tipo di giocatore. Ottima cosa, non c’è che dire, ma risultano assenti, tra i

Read More »

Ultime news

Cat Quest III ha una data d’uscita

Nella giornata di oggi, durante il Nintendo Indie World Showcase, The Gentlebros e Kepler Interactive hanno annunciato che Cat Quest III, il gioco di ruolo d’azione open-world in 2,5D, sarà lanciato

Leggi Tutto »

Vigor sta arrivando su PC

Dopo anni di attesa e una pletora di richieste, Bohemia Interactive è entusiasta di offrire ai giocatori di PC di tutto il mondo la possibilità

Leggi Tutto »

Questo sito utilizza cookie, anche di proprietà di terze parti, che consentono di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze dell’utente. Continuando la navigazione si considera accettato tale uso. Leggi l’informativa cookie: in essa sono indicate anche le modalità con cui potrai disabilitarli in qualsiasi momento.