Frontier Hunter: Erza’s Wheel of Fortune – Recensione

C’è sempre qualcosa di magico nel provare giochi nuovi. Ogni titolo ha i suoi pregi e i suoi twist, per rendere l’esperienza sempre fresca e divertente. Esperienze simili fanno in modo che il giocatore possa in qualche modo ricordare le esperienze passate con un sorriso, sia da solo, sia parlandone con altri. I giochi indie stanno ricadendo sempre più spesso in questo identikit piuttosto preciso, e nel mare di Survival, Platform e titoli esplorativi non resta che l’imbarazzo della scelta. Frontier Hunter fa parte proprio di questa categoria: uscito un po’ dal nulla, promette di restare in una piccola nicchia di ricordi che, di tanto in tanto, spunta fuori e fa piacere. È la stessa nicchia a cui appartengono giochi come Cave Story, Owlboy, Iconoclasts o Ender Lilies, tutti e quattro Metroidvania.

Un po’ di storia!

Magari Frontier Hunter non ha le stesse qualità dei giochi che abbiamo nominato, ma sa comunque difendersi degnamente. E ha un che di miracoloso, specie dato il fatto che secondo Steam risulti ancora in Accesso Anticipato nonostante l’uscita lo scorso 15 Dicembre. Frontier Hunter: Erza’s Wheel of Fortune è il diretto seguito di Tower Hunter: Erza’s Trial, uscito nel 2018.
La storia di Frontier Hunter inizia senza troppi fronzoli, e ci capitombola in un universo in cui Erza, la protagonista della storia, sta facendo una diretta streaming in cui mostra delle specie animali che volano fuori dalla sua aeronave. Questa breve introduzione precede una spiegazione relativamente lunga di uno scienziato, che racconta lo scopo del loro viaggio in aeronave: sorpassare un muro di tempesta che delimita il mondo che conoscono.

Uno screenshot dell’aeronave all’inizio del gioco. Nell’immagine il power core della nave.

Le cose, come spesso succede in queste situazioni, non vanno come sperato. Durante la traversata di questa nuova frontiera qualcosa va storto. La nave viene abbordata da strani mostri e gli scontri con questi ospiti indesiderati li fanno precipitare giù. Da questa situazione decisamente negativa, però, Erza trae il meglio possibile: sono comunque riusciti ad attraversare la frontiera. Adesso non resta che esplorare gli ambienti, scoprire cosa c’è attorno e perché no, riparare l’aeronave per tornare a casa.

Durante il gameplay capiteranno spesso cambi di gameplay repentini, come ad esempio questa, che si trasforma brevemente in un Tower Defense.

In Frontier Hunter non si è mai soli!

Fortunatamente la ragazza non è sola, perché Ciara, sua amica, la segue per tutto il percorso, dando a noi giocatori la possibilità di cambiare personaggio (e quindi stile di gioco) fin da subito. Prima di andare avanti, però, è necessario parlare dell’ovvio: Frontier Hunter, a occhi meno attenti, sembra essere un gioco indirizzato a uno specifico tipo di pubblico. Lo stile anime e le proporzioni un po’ esagerate di alcuni personaggi lascerebbero pensare che sia un gioco in cui l’attenzione è riposta più all’apparenza, che nella sostanza. Siamo lieti di dire che questo non è assolutamente il caso di Frontier Hunter. Nonostante le prime impressioni puramente superficiali, Frontier Hunter è un Metroidvania di tutto rispetto, vario e pieno di possibilità di esprimersi tramite il gameplay.

Scoprire tesori è vitale, in Frontier Hunter.

Le priorità del gameplay

L’esplorazione regna sull’intero titolo, offrendo ampie aree con nemici sempre diversi, da affrontare con astuzia man mano che si va avanti. Visitare ogni area da cima a fondo è vitale, in Frontier Hunter, dato che i collezionabili sono numerosissimi e le abilità sono nascoste negli stessi scrigni in cui si trovano anche oggetti di rarità diversa.

Il sistema di movimento è il punto meglio riuscito dell’intero titolo. Poter schivare, saltare, attaccare e fare scivolate utilizzando diversi tipi di armi e personaggi, perfino cancellando alcune animazioni, offre un grado di profondità inaspettato, che permette al giocatore di cavarsela anche con pochi punti vita. Per darvi un metro di paragone, il movimento in Frontier Hunter somiglia molto a quello di Hollow Knight, riuscendo a essere perfino più rapido nell’esecuzione, con input spesso precisi per compiere azioni piuttosto complicate.

Questo, unito al combat system, rende Frontier Hunter un gioco inaspettatamente profondo, sia nella crescita dei personaggi che nel gameplay nudo e crudo.
A questo si aggiunge, poi, un discreto e rudimentale sistema di crafting sotto forma di cucina, a cui è possibile accedere dai punti di salvataggio. Cucinando piatti sempre più elaborati sarà possibile potenziare momentaneamente i personaggi.

Ecco un esempio di Assist. Ne parleremo proprio qui sotto!

In Frontier Hunter difendersi è vitale!

Il sistema di combattimento di Frontier Hunter è superficialmente piuttosto semplice. È possibile utilizzare fino a 3 personaggi (scambiabili con la levetta analogica destra in una direzione specifica). Ogni personaggio può essere richiamato anche per compiere semplici assist, come in un picchiaduro. Allo stesso modo è possibile eseguire abilità molto potenti componendo mezze lune e combinazioni di tasti, in grado di controllare i nemici ottimamente.
C’è anche un sistema di progetti ritrovabili in giro con nuove armi, armature e accessori fabbricabili a patto di avere le giuste risorse.

A tutto questo si aggiunge un solido sistema di upgrade passivi (Magic Core), che permette al giocatore di personalizzare i propri potenziamenti su ogni singolo pezzo di equipaggiamento, come se fossero tessere di Tetris. E non è finita qui, perché a tutto questo si aggiungono gli Artefatti, che permettono a tutti i personaggi giocabili di utilizzare magie di diverso tipo con l’ausilio dei tasti dorsali R. Insomma, si è capito: Frontier Hunter è un gioco inaspettatamente profondo e divertente, che prende spunto da tanti giochi già collaudati (come Castlevania, per citarne uno) ed è pieno di risorse e possibilità di personalizzazione, perfino cosmetiche.

Una delle abilità che si possono trovare nella mappa sotto forma di libri. Si sbloccano raccogliendoli.

Comparto tecnico

Tecnicamente nulla da dire, a prima impressione Frontier Hunter sembra essere davvero un bel gioco. Dove inizia a peccare è nelle animazioni, legnose e fin troppo approssimate. A compensare le mancanze c’è il comparto sonoro, che con tracce semplici ma d’effetto riesce a catturare il giocatore e immedesimarlo nel mondo di gioco. Anche il doppiaggio, solo in giapponese, risulta essere molto valido e nella norma dei giochi di questo tipo. Nessuna traduzione italiana all’orizzonte, per ora, ma Steam promette che all’uscita il gioco sarà localizzato in Italiano, Russo, Cinese, Giapponese e Cinese Semplificato. Infine la stabilità: nonostante sia un gioco piuttosto pieno di effetti particellari, gira tranquillamente in alta qualità e 1080p 60FPS anche su computer meno recenti come il mio fisso (i5-6600k / Nvidia GTX 960) e il mio portatile (i7-9750H / Nvidia GTX 1050).

Come già specificato è possibile cambiare perfino i costumi dei personaggi e il colore dei loro capelli.

Commento Finale

Frontier Hunter: Erza’s Wheel of Fortune è un perfetto esempio del detto “non giudicare un libro dalla copertina”. Seppur esteriormente dia l’impressione di ricadere nel classico stereotipo del gioco orientale per fan di nicchia, Frontier Hunter riesce a farsi apprezzare con un gameplay davvero solidissimo e ben composto, pieno di opportunità e libertà espressiva da parte del giocatore interessato. E’ il gioco migliore nel suo genere? Assolutamente no. Nonostante ciò sa dire la sua, e lo fa in maniera davvero potente.

Pro
  • Libertà espressiva tramite il gameplay di altissimo livello
  • Gameplay divertente e molto profondo
  • Ottimi effetti particellari e animazioni durante il gameplay
Contro
  • Storia un po’ troppo marginale
  • Animazioni durante le cutscenes troppo legnose
  • Gli stereotipi dell’animazione giapponese possono infastidire alcuni giocatori

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