I Cavalieri dello zodiaco ritornano – Speciale

Tra le serie giapponesi che hanno segnato maggiormente l’infanzia di molti appassionati vissuti tra gli anni 90 e i primi 2000 c’è senza dubbio I Cavalieri dello zodiaco. Conosciuta in originale come Saint Seiya, l’opera è nata come manga di Masami Kurumada nel 1985 sulle pagine di Weekly Shonen Jump, per poi diventare una serie anime e dare vita a numerosi prodotti derivati. Ora che sta venendo ripubblicata con una nuova edizione, è il momento di capire perché andrebbe (ri)scoperta. Preparatevi, sarà un viaggio epico!

I Cavalieri dello zodiaco – La genesi

Kurumada inizialmente voleva realizzare un manga basato sulle arti marziali, ma l’idea fu scartata perché ritenuta poco interessante. Per questo, il mangaka decise di unire a quest’idea la mitologia greca e le costellazioni, in modo da aggiungere carisma alla storia. Così nacquero i Saint di Atena, guerrieri rappresentanti le costellazioni e protettori dell’umanità. Armati solo del Cloth, una particolare armatura, in battaglia fanno uso del Cosmo, un’energia spirituale che permette di sferrare potenti attacchi.

Un protagonista che davvero lascia il segno

La storia ruota attorno a cinque Saint di Bronzo, il rango più basso, determinati ad aiutare la reincarnazione della dea Atena, Saori Kido, a riconquistare il Santuario, la base dei cavalieri. Essi sono Seiya di Pegasus, Shiryu di Dragon, Hyoga di Cygnus, Shun di Andromeda e Ikki di Phoenix. Nessuno può dimenticare l’epicità espressa da questa serie, senza rinunciare ai tipici stilemi dei battle shonen dell’epoca. Kurumada ha gestito meticolosamente narrativa, colpi di scena e carisma dei personaggi.

In Italia il manga arrivò successivamente alla serie animata, con una prima edizione del 1992 curata da Granata Press. Divisa in 42 volumi con il senso di lettura all’occidentale, essa mutua molti nomi e termini dall’adattamento dell’anime, così come il titolo. Le successive vennero edite da Star Comics, con adattamento fedele e lettura all’orientale. La prima risale al 2000, dal titolo Saint Seiya – I Cavalieri dello zodiaco, in 28 volumi. Nel 2008 venne pubblicata la Perfect Edition, basata sull’edizione kanzenban, per poi essere ristampata nel 2020. Infine, recentemente è iniziata la pubblicazione della Final Edition, caratterizzata anche da capitoli inediti. Uno fra tutti, l’Episodio 0 contenuto nel primo volume, incentrato sulla fuga di Aiolos con la neonata Atena.

I Cavalieri dello zodiaco – Il Cosmo sullo schermo

I Cinque Saint di Bronzo e la dea Atena

Per quanto riguarda l’adattamento animato, esso fu realizzato da Toei Animation nel 1986 ed è terminato nel 1989, con un totale di 114 episodi. L’anime però si ferma alla seconda saga, quella di Poseidon (alias Nettuno), mentre la terza, quella di Hades (Ade), venne trasposta in una trilogia di OAV. C’è inoltre un arco narrativo inedito, Asgard, basato ovviamente sulla mitologia norrena.

In Occidente Saint Seiya arrivò per la prima volta in Francia, col titolo Les Chevaliers du Zodiaque. Non a caso, molti titoli occidentali, tra cui l’italiano, sono traduzioni di quello francese. I Cavalieri dello zodiaco iniziò la trasmissione nel 1990 su Odeon TV fino all’episodio 52. I restanti vennero trasmessi da Fininvest su Italia 7, sotto il titolo Il ritorno dei Cavalieri dello Zodiaco. Ci furono poi numerose repliche, di cui una esemplare nel 2001 su Italia 1 che operò numerosi tagli di scene considerate troppo violente, nonostante le precedenti e le successive trasmissioni le presentassero.

Un adattamento italiano tra alti e bassi

L’adattamento italiano riscrisse molti dei dialoghi in modo per dare un tono più solenne e aulico alla serie, cosa che è effettivamente piaciuta. Si arriva addirittura a citazioni letterarie, come “spirto guerrier entro mi rugge” nell’episodio 11, chiaro riferimento a Alla sera di Ugo Foscolo. Anche i termini importanti vengono adattati seguendo questo stile, come Saint che diviene “Cavaliere”, o Cloth “Armatura” oppure “Vestigia”.

Ci sono però molti elementi che l’adattamento perde. In primis, ogni riferimento al Giappone venne rimosso, esattamente com’è successo a molti anime dell’epoca. Tokyo fu rinominata in Nuova Luxor, e molti personaggi cambiarono nome. Ad esempio, Saori Kido divenne Lady Isabel di Thule. Non risparmiarono nemmeno i Saint, nonostante avessero spesso nomi in greco, come Aiolos ribattezzato in Micene. In casi ben peggiori i Cavalieri vennero chiamati con solo il nome della costellazione che rappresentano, rimuovendo quello civile. È successo a molti, tra cui tre protagonisti su cinque: Pegasus, Andromeda e Phoenix, chiamati così in ogni circostanza. Vi renderete conto che l’esito dello scontro tra Seiya e Cassios per l’armatura di Pegaso diventi ancora più scontato se il protagonista si chiama Pegasus.

L’eredità dei Saint

Nonostante questo arrivo un po’ zoppicante, l’anime ha fatto breccia nel cuore di molti appassionati. Il successo derivato fece proseguire la saga con vari prodotti, come i manga Next Dimension o The Lost Canvas e la serie anime Saint Seiya Ω. Si arriva poi anche a produzioni molto meno ispirate, come il film in CGI I Cavalieri dello zodiaco – La leggenda del Grande Tempio o l’orribile remake del 2019 Saint Seiya – I Cavalieri dello zodiaco. Pensate che è emerso recentemente il progetto di una serie americana tratta dal manga di Kurumada, dal titolo Guardians of the Cosmos. Non preoccupatevi, non è mai stata realizzata.

Il ritorno della serie di I Cavalieri dello zodiaco, nella nuova e definitiva edizione del manga, è l’occasione migliore per recuperarla. L’epicità che questo semplice battle shonen degli anni 90 è impareggiabile, e ancora oggi difficile da raggiungere. L’avete seguita ai tempi dell’arrivo in Italia? Siete incuriositi perché si tratta di un manga storico? In ogni caso, non avete più scuse, o il Cosmo vi travolgerà.

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