Ant-Man: Ant-Niversario – Recensione

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Quando lessi che Al Ewing, uno dei miei sceneggiatori preferiti, si sarebbe occupato di una miniserie per festeggiare i 60 anni di Ant-Man, ero quantomeno intrigato. Questo perché, sebbene ormai Ant-man sia un personaggio mainstream del cosmo Marvel filmico, le sue mirabolanti avventure a fumetti, oltre ad essere non sempre di qualità eccelsa, erano molto complesse da diramare. Allo stesso modo sarà complesso fare questa recensione, ma partiamo dalle cose semplici, vi va?
Ant-Man è un personaggio creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962. La miniserie di oggi si intitola Ant-man: Ant-niversario (qui lo trovate su Amazon), è scritta da Al Ewing, disegnata Tom Reilly e colorata da Jordie Bellaire. Panini Comics ci porta un volume cartonato con i quattro numeri della miniserie originale, ma anche un paio di avventure vintage del personaggi. Queste ci serviranno per ovviare ad uno dei problemi di questa miniserie, ma vi giuro che ci arrivo.

Parliamo di Trama

Ant-man Ant-niversario è un viaggio a ritroso nel tempo, in un passato anni 60, in un passato prossimo degli anni 2000 e nel nostro presente. Vedremo un misterioso personaggio interagire con tutti coloro che hanno portato il manto di Ant-man nei fumetti. Lo scienziato Hank Pym, il semicriminale Eric O’Grady e l’ex ladro Scott Lang, uniti contro una minaccia gigante, che rischia di mettere in pericolo la storia tutta. Riusciranno i nostri eroi, Eric, e la misteriosa figura a salvare il mondo, pur essendo solo formiche nel grande schema delle cose? O saranno schiacciati senza pietà?
Ed eccoci qua, ben prima di quanto avessi previsto, a parlare di questa mini. È al contempo uno dei fumetti più belli che io abbia letto nel 2022, ed uno dei fumetti che più mi ha fatto arrabbiare della mia vita.
Se mi conoscete da un po’, saprete che sopporto malcelatamente il concetto di “continuity”, ovvero quell’idea che un evento in un dato fumetto, abbia poi una conseguenza anche in un’altra testata dello stesso universo. Rivedere il personaggio X che ricorda al personaggio Y quella frase che gli aveva detto tanti anni fa ci può scaldare il cuore. Ma è anche vero che questo crea un’impermeabilità assoluta per chiunque non abbia dedicato gran parte del proprio tempo libero a leggere avventure di tizi col pigiama.
Ant-man Ant-niversario, è una delle serie più impermeabili mai lette, ma anche uno dei segnali di stile più belli che io abbia mai visto, è da perderci la testa.

Viaggio al centro del formicaio

Ewing e Reilly, decidono di ambientare ogni capitolo di Ant-man Ant-niversario in un tempo diverso, ma anche di cambiare leggermente il loro stile di scrittura e di disegno. Il loro scopo è mimare quello dell’epoca della quale si stanno occupando.

Quindi, nel capitolo anni 60, Ewing riesce ad ottenere un’approssimazione eccezionale dei dialoghi bombastici e fuori di zucca di Stan Lee. Sembra veramente che sia stato posseduto dallo spirito del sorridente, mentre Tom Reilly si perde in vezzi retrò da capogiro. Ci regala addirittura vignette con i classici sfondi quasi assenti o monocolore di quel periodo. Questo perché il disegnatore dell’epoca (Sua maestà Jack Kirby) doveva disegnare quattro serie contemporaneamente e non aveva il tempo di farli tutti. Inserisce inoltre pose con prospettive senza senso ma che non potrete non riconoscere se avete bazzicato gli albi Marvel anni 60.

Negli anni 2000, nel capitolo dedicato ad Eric O’ Grady, il disegnatore è Phil Hester, che disegnò la serie che diede i natali al personaggio. Io esagero, scherzo, e gioco, per carità, ma definire Reilly camaleontico sarebbe fargli un dispiacere. Qui siamo proprio oltre.
E di nuovo, Ewing cambia di nuovo registro, con dei dialoghi postmoderni verbosi, ma pieni di niente. Continui rimandi a una cultura pop che sembrava immortale e che invece risulta perduta ai più.

Il presente ed il futuro sono il culmine di questa esperienza, anche se forse il capitolo nel nostro tempo è quello più debole essendo “Solo” un fumetto scritto e disegnato bene. Il futuro invece ci dimostra uno stile asciutto e metanarrativo veramente pregevole, che vi stupirà per la sua intelligenza.
Ed ora provate a immaginare un incontro fra tutti questi tempi, in pagine di fumetto nella quale appaiono quattro stili diversi di disegno. Ognuno al servizio di una singola frase ad effetto, quasi una battuttaccia, che Ewing è riuscito ad incastrare alla perfezione. L’ha piazzata in una trama arzigogolata, con un’astuzia rara, ed una fluidità nella prosa che lo rendono, ad oggi, il miglior sceneggiatore Marvel vivente.

Il Colore della Vittoria

Spendo due parole sui colori di Jordie Bellaire, per calmarmi un secondo. Anche lei è un mostro di bravura, e riesce ad usare tutta una serie di palette che passa dallo spettro più caldo delle prime storie, ad uno più freddo ed asettico negli ultimi capitoli. Non mancano un paio di eccezioni inserite in maniera molto astuta, specie il colore giallo. Non solo è uno dei colori primari mancanti nell’uniforme di Ant-man, ma è anche un colore quasi totalmente assente in alcune scenografie, rendendone il suo utilizzo ancora più spettacolare.
Però ecco, io questi riferimenti, questa poesia delicata nascosta dentro un guazzabuglio in quattro colori, ce la vedo, perchè di Ant-Man, ho letto tutto. E non solo di Ant-man, anche di mille altre cose connesse, di mille altre opere di Ewing. Insomma, io faccio parte del club, e quindi mi sento non solo bene quando becco la strizzatina d’occhio, ma anche furbo.
Qualcun altro no. Qualcuno, che ha letto meno, arriverà a questa festa dell’Ant-niversario, e semplicemente non si sentirà invitato. E la cosa mi distrugge.

Un capolavoro Mancato


Mi distrugge perchè, il fumetto non dovrebbe essere così, specie il buon fumetto, il bel fumetto. Non si può nascondere la sostanza, la poesia, la gioia di poter veramente dimostrare di essere artisti poliedrici, sotto una coperta di citazioni. Abbiamo visto negli anni che è possibile farlo. Ci sono fumetti molto più brutti, e con molte meno pretese che ci riescono, senza fare neanche troppa fatica.

Ant-man: Ant-niversario è quindi un fumetto che dovrebbe essere giudicato con due scale. Da una parte la pura e semplice fattura, che celebra veramente il medium stesso. Dall’altro la leggibilità, che invece celebra solo una delle abitudini più brutte del medium.

Facciamo un plauso alla redazione Panini per le aggiunte a fine albo, che sono sicuramente utili per alcuni lettori nuovi che possono così sentirsi meno persi. Tiriamo invece le orecchie a chi ha curato l’albo per un paio di scelte di impaginazione poco felici. In un caso per esempio ci viene chiesto di girare pagina per capire chi sia il cattivo… ma la pagina in questione è stampata a fianco, e non sul retro, rendendo il colpo di scena vano.

Insomma, con Ant-man Ant-niversario abbiamo di fronte un prodotto sghembo, di cui fatico a capire l’importanza, eppure, spiccatamente rilevante nel panormama odierno. Un fumetto che sceglie di guardare al passato, in un mondo che è tutto qui ed ora, un fumetto fatto di ossimori, che forse, rappresenta per davvero Ant-man. Un personaggio che ha fatto, e farà la storia della Marvel, anche se forse ignoriamo il perchè. Ci vediamo fra quarant’anni, per vedere se il centennale del nostro, avrà un impatto maggiore.

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