Company of Heroes 3 – Recensione

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La Seconda Guerra Mondiale è stata esplorata da moltissimi punti di vista. Considerando solo i videogiochi l’abbiamo vissuta in modo più o meno realistico, passando da vecchi classici come Medal of Honor al ben più celebre Call of Duty, fino ad uscite più fantasiose come Wolfenstein. Gli sparatutto sono stati protagonisti, ma non sono mancati i giochi di strategia in tempo reale, di cui Company of Heroes è forse il più celebre e apprezzato. Con appena due capitoli sulle spalle, di cui l’ultimo uscito 10 anni fa, Relic Entertainment ha avuto parecchio tempo per preparare Company of Heroes 3, appena arrivato su PC (e qui su Amazon) e in futuro su console. Vediamo com’è andata e cosa possiamo aspettarci.

Come si gioca?

Chi conosce superficialmente questo genere di strategici detti RTS ma non conosce Company of Heroes, ad una primissima occhiata potrebbe accostarlo a Starcraft. La visuale dall’alto mostra una mappa su cui creare unità, potenziare la base e andare all’attacco delle strutture nemiche. Questa debole illusione si infrange già al tutorial, quando si capisce che l’ammassare truppe per poi tentare un approccio frontale non porta a nulla di buono.

Usare i ripari è la prima cosa che dovrete imparare per limitare i danni

Le unità di fanteria formate da più soldati hanno abilità specifiche ma portate avanti senza una strategia saranno facili prede per cecchini, lanciafiamme e fuoco di soppressione. Per migliorare la loro situazione ci vengono in aiuto i ripari, ostacoli dietro cui posizionare le truppe per dare loro maggiore difesa. Indicatori colorati vi segnaleranno le posizioni più adatte per mettere in copertura i vostri soldati, così da resistere più efficacemente al fuoco nemico, piazzando per esempio un mortaio a distanza di sicurezza.

Questo semplice esempio spiega che oltre alla potenza di fuoco, Company of Heroes ha sempre prestato molta attenzione alla strategia. Accerchiare una postazione con fanteria specializzata, spesso porta più vantaggi che affrontarla frontalmente con tre carri armati. Chi ha giocato ai precedenti capitoli questo lo sa, ma chi arrivasse dal già citato Starcraft sarà impressionato da queste dinamiche.

Colpire i carri armati avversari non basta: bisogna sfruttare i loro punti deboli laterali e posteriori.

Anche i carri armati per esempio vanno guidati con attenzione, visto che i colpi subiti sul fianco o sul lato posteriore infliggono danni gravi. Ciò obbliga a ritirate strategiche da effettuare innestando la retromarcia per evitare di esporre i punti deboli ai colpi nemici. Inoltre in questa nuova versione, la maggiore differenziazione della fanteria permette di avere la meglio anche su mezzi corazzati, evitando di rendere ogni partita una corsa a chi costruisce prima i carri armati.

Tutte le modalità

Chiarito che Company of Heroes è sempre stato molto attento alla simulazione bellica, vediamo cosa propone questo terzo capitolo. Dietro ad un menu abbastanza scarno in fatto di design, troviamo modalità per tutti i gusti. Per il giocatore singolo ci sono due campagne molto diverse anche in termini di gameplay, oltre alla possibilità di affrontare schermaglie personalizzate. Questa modalità torna utile anche a chi volesse affrontare la CPU in cooperativa insieme ad altri giocatori e a chi vorrà affrontare il multigiocatore competitivo. Le mappe tra cui scegliere sono 5 per l’1vs1, quattro per il 2vs2, 3 per il 3vs3 e 2 per il 4vs4. Ovviamente sono rappresentate da aree più o meno grandi per adattarsi al numero di giocatori che ospitano.

Le schermaglie saranno teatro di scontro per battaglie contro la CPU, ma anche contro altri giocatori.

Occorre dire subito che il multigiocatore soffre di alcuni problemi, primo dei quali un bilanciamento generale delle unità. Con quattro diverse fazioni disponibili fin dal day-one, ciascuna con unità specifiche, occorrerà un po’ di tempo affinché Relic capisca come renderle divertenti ma anche equilibrate. Probabilmente la necessità di questi accorgimenti rappresenta la causa per cui attualmente il gioco non comprende una modalità classificata, ma solo partite amichevoli. Sicuramente arriverà ma vedere come i giocatori si comportano in queste partite di rodaggio, sarà fondamentale per l’equilibrio generale.

Campagna d’Africa

Se Company of Heroes 3 vi interessa principalmente per il multigiocatore, dovreste attendere ancora un po’, ma se invece siete interessati anche al single player le cose si fanno più interessanti. Oltre alle partite contro la CPU (in cui potrete anche essere affiancati da altre fazioni guidate della CPU), vi attendono due diverse campagne. Da una parte affronterete la Campagna d’Africa e seguirete le gesta di Rommel, dall’altra guiderete gli Alleati alla riconquista dell’Italia. Al di là del cambio di fazioni, con unità differenti e ben caratterizzate, cambierà anche la gestione stessa della campagna.

Rommel e i suoi tank dovranno agire d’astuzia per uscire indenni da questa missione che non prevede strutture per creare altri mezzi

Partendo dalle vicende in Africa, affronteremo una serie di missioni consecutive che ci chiederanno di affrontare situazioni sempre diverse. Talvolta dovremo resistere ad un attacco, altre volte dovremo muoverci prestando attenzione alle mine, altre ancora dovremo sfruttare al massimo le nostre unità poiché non rimpiazzabili. La sfida è sempre alta, anche al livello più semplice dei quattro disponibili, e la vittoria andrà sempre conquistata. In questo caso, la narrativa non convince del tutto, visto che si sceglie di raccontare i problemi dei libici con alcune cut scene per poi mettere il giocatore nei panni di Rommel e fare di tutto per conquistare quei territori di cui abbiamo appena scoperto le tragiche storie.

Liberiamo l’Italia

La campagna per la liberazione dell’Italia ideata in Company of Heroes 3 è meno lineare e può ricordare l’approccio di titoli strategici come i Total War. Partendo dalla Sicilia dovremo muovere le nostre truppe fino a Roma. Potremo prendere decisioni che faranno aumentare la reputazione verso americani, inglesi e partigiani, ma l’effetto non è mai completamente evidente. Il movimento delle nostre unità avverrà su una mappa globale e sarà scandito dai turni. Conquistare città, porti o aeroporti garantirà supporti per le truppe, fornendo cibo per proseguire ma anche attacchi per indebolire luoghi fortificati.

La campagna italiana mischia battaglie classiche con conquiste su una mappa generale che richiama uscite come Total War

Gli scontri minori tra unità si potranno risolvere anche automaticamente, mentre le conquiste di città specifiche attiveranno missioni uniche, istanziate in mappe molto curate, al pari della campagna d’Africa. Questa alternanza coglierà di sorpresa gli amanti degli RTS puri, ma aggiunge un livello di strategia che però viene eccessivamente facilitato dalla gestione dell’Intelligenza artificiale. L’IA nemica talvolta compie azioni poco attente, ma in generale non sembra voler mettere davvero alla prova il giocatore, come se avesse il freno a mano tirato. Aumentare il livello di difficoltà aiuta un po’, ma non rende davvero più abile il nemico.

Gestiamo le truppe

La gestione delle unità sul campo, per via delle dinamiche descritte in precedenza come le coperture o i punti deboli non è semplicissima per i nuovi arrivati, ma viene in loro aiuto la pausa tattica. Premendo la barra spaziatrice, il gioco si ferma e permette di impartire ordini che si attiveranno tutti insieme quando si decide di ripartire. In questo modo, far uscire un cecchino da un palazzo che sta per essere demolito, accerchiare un cannone anticarro con la fanteria, far arretrare un carro armato e riposizionare i mortai, diventa molto più semplice e strategico.

La pausa tattica facilita le operazioni di gestione, aiutando chi vuole agire e reagire ragionando attentamente

Le icone sono anche stavolta intuitive e permettono di agire rapidamente. Allo stesso modo costruire una struttura e mettere in coda unità risulta immediato e funzionale. La visuale talvolta risulta un po’ più bassa di quanto si potrebbe sperare ma sono piccoli accorgimenti migliorabili nel tempo. Valida e ben implementata ai fini del gameplay la distruttibilità ambientale, specie quando si tratta di città e villaggi piegabili dalla potenza dei cannoni.

Comparto tecnico

Questo ci porta alla componente tecnica di Company of Heroes 3, non propriamente agile a detta degli stessi sviluppatori. L’hardware richiesto non è eccessivo, ma sale parecchio se si vuole puntare a dettagli massimi e 4K. Con una RTX 3080 Ti OC il gioco gira fluido a 60 fps in 4K, ma anche in un semplice Full HD fa la sua figura. Più ci si avvicina al suolo e più si evidenziano i dettagli dei mezzi e della fanteria. La modellazione poligonale è quindi buona anche a distanza ravvicinata, ma è nel colpo d’occhio generale che il gioco convince.

Gela sarà la prima mappa italiana ad essere “animata” dalle nostre truppe.

Le aree in cui è avvenuto uno scontro sono sempre ben visibili, tra bruciature, solchi nel terreno e aree distrutte. La brutalità della guerra è evidente e la cura nel ricrearla lo è altrettanto. Meno convincenti certe animazioni della fanteria, con ostacoli da scavalcare che talvolta le vedono incastrarsi senza però portare problemi al movimento. Le mappe in molti casi sembrano piccoli diorami e senza riprodurre 1:1 certe realtà, le riproducono in modo convincente.

Validi anche gli effetti sonori, vere star dell’impianto audio. Bombe, mortai, attacchi aerei, colpi di cannone, contraerea e fucili suonano spesso all’unisono per garantire un’immersione accurata. Meno presenti le musiche, anche se sanno entrare nei momenti più intensi e nelle scene d’intermezzo. Il doppiaggio è unicamente in inglese, a parte alcune battute della fanteria italiana presenti anche nella versione originale. Ogni testo è comunque stato tradotto in italiano.

Commento finale

Company of Heroes 3 è un gioco dalle due facce. Per il giocatore che si approccia alla serie per la prima volta, apparirà complesso e affascinante. Le differenti campagne gli offriranno spunti diversi per giocare con la strategia, rivivendo in prima persona alcune fasi della Guerra che hanno coinvolto il nostro Paese, sia come invasore, sia come invaso. Scoprire come funzionano le unità, cercare di coordinarle e mettere a punto l’attacco perfetto dà grandi soddisfazioni, anche grazie alla nuova pausa tattica. I veterani della serie, potrebbero invece trovarlo troppo acerbo, specie dopo un’attesa durata 10 anni. Modalità online limitata e fazioni poco bilanciate freneranno questi giocatori, almeno finchè Relic non aggiungerà quel che serve.

Il gioco necessita ulteriori affinamenti, ma è già ora godibile ed emozionante.

La software house ha sempre supportato le sue uscite e tutto fa credere che farà lo stesso con questo suo nuovo ambizioso progetto. Il tutto in attesa dell’uscita su console, versione che secondo alcuni potrebbe aver rallentato questo affinamento. In attesa di quell’uscita, il gioco saprà comunque sorprendere i nuovi arrivati e i veterani che desiderano veder crescere questo nuovo capitolo, anche grazie al loro aiuto.

Pro
  • – La Seconda Guerra Mondiale in stile RTS
  • – Strategico e complesso
  • – La Pausa tattica aiuta a impostare la strategia
  • – Due campagne diverse anche strutturalmente
  • – Tante unità per quattro fazioni
  • – Mappe ben ricreate
  • – C’è molta Italia
Contro
  • – Necessita bilanciamento
  • – Multigiocatore da arricchire
  • – Poche mappe per le schermaglie
  • – Un fan potrebbe sentire la mancanza di vere novità

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