Atomic Heart – Recensione

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Fin dal trailer di annuncio di Atomic Heart non riuscivamo a credere che un team alle prime armi potesse portare così tanta qualità su schermo senza qualche rovinoso compromesso. Siamo abbastanza attenti nei confronti di quei progetti dove ogni dichiarazione sembra più incredibile di quella che l’ha preceduta senza conferme tangibili, e con molta calma abbiamo iniziato a provare il lavoro di Mundfish senza particolari aspettative. Per questo, invece, vogliamo evidenziare subito come siamo giunti ai titoli di coda con grande entusiasmo per quanto vissuto pad alla mano. Atomic Heart (qui su Amazon) è follia, sangue, rumore del metallo che colpisce la carne, mixate a delle iniziative geniali che lo hanno reso un “piccolo” miracolo nel mondo degli FPS.

From Russia with robot

La storia di Atomic Heart ci proietta in una realtà dove l’Unione Sovietica non è solo uscita vittoriosa dalla Seconda Guerra Mondiale, ma è anche riuscita a imporsi sulle altre potenze nella corsa verso una vera e propria supremazia tecnologica.

Parliamo di una super potenza così innovativa da introdurre robot di ogni sorta tra la popolazione, elogiando un progresso scientifico basato sullo studio dei polimeri, e dietro il quale si celano le più cupe mire espansionistiche. Il tutto senza dimenticarsi di menzionare derive ideologiche che affondano nelle connotazioni più oscure del comunismo portandone alla luce tutto il marcio, sgretolando dopo pochi minuti quel sistema solo all’apparenza portatore di uguaglianza sociale.

I festeggiamenti di inizio gioco dureranno ben poco…

Atomic Heart, lo ricordiamo, è realizzato da un team con origine russa, ma sede operativa a Cipro, che si è preso numerose libertà sul delineare in modo più e meno marcate connotazioni fantapolitiche e aspre critiche ideologiche al regime di riferimento, senza però intaccare minimamente l’esperienza per il videogiocatore, a sua volta coinvolto dall’inizio alla fine in uno sparatutto estremamente adrenalinico e sfaccettato.

Impersonando l’agente speciale Sergey Nechaev, nome in codice P-3, ci ritroviamo nel bel mezzo dei festeggiamenti che sanciscono l’inizio di una nuova era per l’Unione Sovietica. Saremo all’interno del fatiscente complesso di laboratori alla base dei progressi tecnologici menzionati, con simbionti che collaborano con i civili per ogni attività quotidiana e maestose parate dove sfilano in sincrono. Sembra una giornata piacevole come tante, quando un improvviso malfunzionamento al sistema che gestisce i comandi di tutti i robot li trasforma da esseri servili e pacifici in macchine violente e sanguinarie; una vera e proprio ribellione che trasforma tutto il complesso in un inferno senza pari.

Proprio al nostro agente, con le indicazioni via radio dello scienziato alla base del progetto e il supporto di un guanto senziente, toccherà mettere ordine, facendo luce su una storia decisamente interessante e ricca di colpi di scena. Segnaliamo che saranno necessarie circa 20 ore per raggiungere i titoli di coda di Atomic Heart a difficoltà normale, ma queste potranno aumentare almeno della metà grazie a specifiche aree più aperte. In queste, l’esplorazione viene premiata con la ricerca di risorse utili per il potenziamento di armi e del personaggio in modo abbastanza naturale, anche se ci teniamo a ribadire come il miglior risultato dell’esperienza si ottiene seguendo le missioni principali nei – numerosi – luoghi al chiuso.

Alternare le armi da fuoco ai poteri del guanto rende gli scontri decisamente coinvolgenti.

Sparatutto tra sangue e lamiere

Dal punto di vista del gameplay effettivo, Atomic Heart è un FPS puro e immediato, di quelli dove è possibile farsi largo tra le varie missioni a colpi di armi da fuoco per contrastare robot di ogni dimensione e forma. Proprio sulle opzioni presenti tra le unità nemiche segnaliamo grandi sorprese in positivo; dai semplici droidi che ricordano le unità di “Io Robot” con fantastici baffoni, passando per unità volanti o massicce di ogni sorta, il risultato di Mundfish è tutto da apprezzare.

Non mancano ovviamente le boss fight, con moveset e strategie ben differenziate da dover applicare per avere la meglio e, al netto di qualche problema di bilanciamento, risultano estremamente divertenti.

Le ambientazioni sono estremamente evocative.

Oltre al discreto numero di sputafuoco sulle quali fare affidamento – con numerosi accessori e potenziamenti da ottenere raccogliendo risorse e progetti tra le varie aree – possiamo sfruttare armi di fortuna ideali per il corpo a corpo, ben congegnate per scontri che necessitano di una consistente prontezza nei riflessi.

Ancora più importante per rendere gli scontri di Atomic Heart frenetici e violenti, è possibile alternare l’utilizzo di armi da fuoco e per lo scontro ravvicinato con svariate abilità legate all’utilizzo dei polimeri in combinazione al guanto menzionato in prefazione.

Anche in questo caso abbiamo un sistema piuttosto ramificato per il potenziamento, equipaggiando fino a due abilità attive e numerose passive. Possiamo ad esempio attivare uno scudo che ci protegge per alcuni secondi, oppure lanciare getti gelidi per rallentare i nemici e congelarli, ma soprattutto utilizzare la forza telecinetica per scaraventare in aria qualsiasi oggetto inanimato, compresi i nemici.

Proprio quest’ultima abilità è la più divertente e utile da sfruttare e, se adeguatamente potenziata, mette in difficoltà anche gli avversari di dimensioni più generose. Va detto che probabilmente risulta fin troppo potente ed è difficile non dargli priorità rispetto al testare le altre tecnologie disponibili.

Un bel getto congelante può rallentare anche i nemici più pericolosi.

Una bellissima utopia

Ciò che più affascina e sorprende in Atomic Heart rimane, però, il suo mondo. La maggior parte delle ambientazioni principali proposte dal team di Mundfish sono letteralmente un piccolo miracolo visivo, grazie a mappe che ripropongono tutta la violenza e la crudeltà di una tecnologia che sfugge al controllo dell’uomo.

Un po’ meno convincenti le sezioni aperte, per quanto il comparto grafico renda giustizia agli sforzi profusi nel realizzare aree di villeggiatura immerse nel verde, trasformate in un paradiso decadente e colmo di pericoli. Come anticipato, in Atomic Heart è possibile dedicarsi all’esplorazione per ottenere ancora più risorse, o specifici progetti per rendere le nostre armi ancora più letali. Difficilmente però ci sentiremo veramente incentivati dal deviare in modo netto dal percorso principale.

Come se non bastasse, ad alternare le sparatorie troviamo numerosi puzzle ambientali legati anche all’utilizzo dei polimeri con il nostro guanto, realizzati in modo sorprendentemente folle e giocoso. Dall’apertura di semplici serrature, passando per indovinelli legati all’attivazione o disattivazione dei sistemi di sicurezza, non mancheranno le sorprese. In più di un’occasione vi ritroverete ad alternare situazioni delicate ad altre che strapperanno un sorriso improvviso.

Questo perché, nonostante le critiche al regime comunista e al comportamento della società, Atomic Heart dietro la scorza dura dello sparatutto violento, serio e frenetico, nasconde atteggiamenti provocatoriamente idioti e sprezzanti.

Merito in primis dell’atteggiamento del protagonista, capace di alternare battute sceme e comportamenti istintivi nei confronti di qualcosa più grande di lui. E senza dimenticare l’utilizzo in modo estremamente piacevole della colonna sonora, attraverso brani e arrangiamenti che riprendono il folclore russo ed enfatizzano tutto ciò che accade su schermo.

Ogni boss fight non va mai sottovalutata.

Commento finale

Raggiunti i titoli di coda di Atomic Heart abbiamo avuto la netta sensazione di aver terminato una delle migliori esperienze nell’anno per il genere degli sparatutto. Tantissime idee, alcune innovative e altre ripescate dai grandi classici del mercato di riferimento, mixate in un risultato incredibile sotto quasi ogni punto di vista. Se pensiamo che questo è il primo lavoro del team di sviluppo, a parte alcuni piccoli inciampi, il progetto va valorizzato con ancora più forza da tutti gli appassionati.

Considerando inoltre la bellezza di un setting così coinvolgente, speriamo di rivedere presto questo universo, segnando l’inizio di qualcosa di ancora più grande e incredibile.

Pro
  • – Narrazione sorprendentemente solida e sfaccettata, ricca di colpi di scena
  • – Numerose possibilità per la personalizzazione delle armi e delle abilità legate al guanto
  • – Mondo di gioco visivamente ispirato e di impatto…
  • – I puzzle ambientali e indovinelli geniali in più occasioni
Contro
  • -… ma le sezioni all’aperto dedite alle attività secondarie non mantengono lo stesso appeal
  • – Qualche necessario bilanciamento, soprattutto per la telecinesi

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