Fire Emblem Engage – Recensione

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Fire Emblem Engage, l’ultimo capitolo della serie di JRPG tattici a turni di Intelligent Systems e Nintendo, si è presentato come una commemorazione della saga, con una storia che coinvolgeva molte vecchie conoscenze. Lo stesso dicasi per il gameplay, che ripesca elementi classici perduti nei titoli più moderni. Una scelta coraggiosa sotto ogni punto di vista, ma sarà stato un centro? Prepariamo armi e magie per la battaglia della recensione.

I dodici Emblemi

Esattamente come i capitoli precedenti, potremo scegliere nome, di default Alear, e genere del protagonista. Alear è un Drago Divino risvegliatosi da un sonno di mille anni a seguito di una guerra contro il Drago Maligno Sombron, in cui quest’ultimo venne sconfitto. Ma adesso egli sta per tornare in vita, generando creature oscure chiamate aberrazioni. Dopo un tragico incidente scatenante, Alear dovrà ritrovare tutti gli anelli degli Emblemi, per l’appunto gli eroi dei precedenti capitoli, al fine di poter sconfiggere nuovamente l’oscuro drago.

Alear unito all’emblema Marth

Si tratta chiaramente di una storia più semplice e classica rispetto alle precedenti, ma soddisfacente. Con i giusti colpi di scena e buoni personaggi, Fire Emblem Engage ci catapulta nel mondo di Elyos in modo coinvolgente, con anche misurati spunti più politici. Importante anche il fatto che Alear, a differenza di Byleth, non è un protagonista silente, ma parla e interagisce molto con i vari personaggi.

L’eredità dell’Emblema di Fuoco

Come già detto, la struttura di gioco di Fire Emblem Engage ricalca sia i titoli più vecchi che i più recenti. Da un lato abbiamo il Somniel, un’isola celeste che funge da hub esplorabile, dall’altro una mappa che scandisce i capitoli. Essa, similmente ai titoli precedenti, si estende linearmente tappa per tappa, permettendoci di scegliere se avviare un capitolo principale, uno secondario o magari una scaramuccia per riscaldarsi.

Una delle prime battaglie, tattiche come al solito

Iniziato un capitolo, tra una cutscene ed un’altra c’è la battaglia strategica che si svolge proprio come siamo stati abituati, una sorta di partita a scacchi in cui Alear è il re. I personaggi sono disposti su una scacchiera e si posso muovere, attaccare e usare oggetti. Viene reintrodotto il triangolo delle armi, un sistema a morra cinese per cui la spada batte l’ascia, l’ascia vince sulla lancia e la lancia ha la meglio sulla spada. Sfruttandolo è possibile infliggere una Breccia ai nemici, prevenendo i loro possibili contrattacchi, ma prestate attenzione che i nemici possono fare altrettanto. L’usura delle armi è invece stata rimossa, tranne per alcuni strumenti come i classici unguenti e i bastoni. In ultimo, ma non per importanza, anche il riavvolgimento dei turni fa ritorno, rappresentata dalla Cronogemma del drago.

Il Drago degli Anelli

L’aggiunta più succulenta sono ovviamente gli Emblemi, che potenziano considerevolmente i personaggi a cui sono assegnati e fornisco loro alcune skill. Attivando inoltre l’Unione se ne aggiungono altre, con tanto di armi ausiliari, attacco speciale utilizzabile una volta per battaglia e un aspetto visivo più mistico e sgargiante per tre turni. Ognuno degli anelli, che si sbloccano progredendo nella storia, è differenziato per i bonus che fornisce come se fossero delle classi, per cui bisogna assegnarli oculatamente. Ad esempio, Marth è uno spadaccino che potenzia l’abilità con la spada e fornisce la Raffica suprema, un attacco a multipli colpi. D’altro canto, l’emblema di Celica è ottimo per la magia offensiva e il suo Teleragnarok permette di teletrasportarsi vicino un nemico e investirlo con un potente attacco magico. L’Unione dura tre turni ed è attivabile riempiendo un indicatore, ma posizionando il personaggio su caselle con un’aura azzurra lo si riempirà completamente.

Céline e Celica al momento dell’Unione in battaglia

La progressione è la stessa a cui la serie ci ha abituato: ogni combattimento, o azioni corrispondenti, donano punti esperienza con cui si sale di livello. Attraverso strumenti particolari sarà anche possibile potenziare le classi. Inoltre, altra novità legati agli anelli, raggiunto un certo livello di legame tra personaggio e il suo emblemi, il primo potrà ereditare skill varie investendo PA, punti ottenibili grazie alla meccanica degli emblemi.

La strategia di Fire Emblem Engage, come garanzia della serie, risulta solida, complessa, impegnativa ma mai frustrante. Peraltro, a inizio gioco si può scegliere se impostare la Modalità Classica, vale a dire se un personaggio viene sconfitto è perso. In questo caso, ogni personaggio reclutato, sia gli importanti della storia che i secondari provenienti da un capitolo parallelo, sarà una risorsa preziosa da cui tutto può dipendere.

Il celestiale Somniel

Passiamo ora al Somniel, il già citato hub centrale. Al progredire del gioco si sbloccano le sue varie funzioni. All’inizio saranno semplici negozi e una fucina per potenziare l’equipaggiamento, ai quali poi se ne aggiungono varie altre come la mensa e gli svaghi per aumentare il legame coi personaggi, fino ad arrivare ad alcuni minigiochi. Ultimo, ma non per importanza, c’è anche da prendersi cura di Sommie (nome modificabile), un bizzarro spirito simile ad un cane che può donarci Frammenti di Legame.

Da tradizione JRPG, ecco l’animaletto mascotte Sommie

Questi sono una valuta fondamentale per altre funzionalità più utili, sempre legate alla meccanica centrale. In primis troviamo l’arena, grazie alla quale potremo allenare le nostre unità. Tra questi allenamenti ce n’è uno che permette di aumentare il livello di legame col personaggio dell’emblema. L’ultima è la creazione di alcuni anelli con meno bonus, ridotti PA guadagnabili e senza unione rispetto ai 12 principali. Sono utili quindi per restare in pari con l’eredità di abilità. Inoltre, sebbene ci sia un fattore casualità, essi sono potenziabili in versioni che offrono bonus maggiori.

Il Somniel insomma è l’erede spirituale del Garreg Mach di Fire Emblem: Three Houses (qui la nostra recensione), con la differenza di risultare meno vincolante sull’esperienza. L’unico problema è una certa ripetitività di fondo delle sue attività.

Comparto tecnico e sonoro

Una delle prime cutscene del gioco. Nonostante non siano in stile anime, rendono piuttosto bene

Dal punto di vista visivo, Fire Emblem Engage si avvale di un’estetica anime colorata e brillante. Un anime interattivo per intenderci, come dimostra anche la sua opening in pieno stile anime anni 90. È un titolo molto gradevole alla vista, per quanto tecnicamente modesto: se i modelli dei personaggi sono piuttosto dettagliati e ben animati, mettendo in risalto un ottimo character design, molte texture sono abbastanza blande e spiccano più per colori che per dettagli. Sia chiaro, siamo comunque davanti ad un titolo meglio ottimizzato rispetto a Three Houses, ed anche il consumo della batteria di Nintendo Switch è meno aggressivo. Il comparto sonoro è di ottimo livello, e non perde occasione di omaggiare la saga di Fire Emblem.

Commento finale

Giusto, Anna non poteva di certo mancare

Facendosi carico dell’eredità della serie nata nel 1990, Fire Emblem Engage mescola elementi classici e moderni in un titolo che omaggia la saga in molte occasioni. Tra il ritorno di vecchie caratteristiche e degli eroi che abbiamo conosciuto e amato in una meccanica inedita, ci troviamo davanti ad un JRPG tattico complesso, appagante e longevo. Forse la narrativa più classica può non piacere a tutti, considerando ciò che i titoli più recenti hanno raccontato, ma la storia è comunque piacevole e soddisfacente. Siete fan della saga? Avete un ottimo pane per i vostri denti. In caso contrario, questo può essere un valido motivo per avvicinarvi.

Per maggiori informazioni, visitate la pagina ufficiale.

Emblem Engage!

Pro
  • Narrativa soddisfacente, per quanto più classica…
  • JRPG tattico complesso, impegnativo e mai frustrante
  • Meccaniche inedite ben implementate con quelle già presenti
  • Artisticamente e sonoramente ben fatto…
Contro
  • ..e per questo può non piacere a tutti
  • …ma modesto tecnicamente
  • Ripetitività di fondo delle attività del Somniel

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