Resident Evil 4 – Recensione

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Sarà anche uscito nel 2005, ma Resident Evil 4 è un gioco che è sempre rimasto attuale. I mille porting lo hanno mantenuto in vita più di qualsiasi altro capitolo e per questo era spontaneo chiedersi: serviva un remake? Seguendo le orme lasciate dai rifacimenti del secondo e del terzo episodio, Leon torna in Spagna per cercare Ashley, riproponendoci un’avventura che all’epoca aveva stravolto il gameplay originale per puntare maggiormente sull’action.

Oggi la rottura con il passato non si avverte troppo ma, incredibilmente, in alcune aree, questa nuova edizione mi è sembrata più survival di quanto ricordassi l’originale. Si spara sempre un sacco, ma ho notato più situazioni in cui mi sono dovuto arrangiare per portare a casa la pellaccia. E come 18 anni fa, è stato un ottovolante dall’inizio alla fine.

Stessa storia, ma più approfondita

Difficile che non sappiate la storia ma, riassumendo all’estremo, abbiamo Leon S. Kennedy, uno dei protagonisti di Resident Evil 2, che si reca in Spagna per salvare la figlia del Presidente americano. Peccato che nella zona in cui andrà ad indagare sia presente un villaggio sperduto e una serie di paesani tutt’altro che pacifici. Senza andare oltre per i nuovi arrivati, chi conosce l’ultimo Resident Evil curato dal suo creatore Shinji Mikami, sa già cosa aspettarsi. Per fortuna alcune cose cambiano, partendo proprio dalla ricostruzione dei vari protagonisti e co-protagonisti.

Un caloroso benvenuto per Leon

La storia di Resident Evil 4 non viene stravolta, ma viene approfondita. Quasi tutti i personaggi guadagnano spessore e la stessa Ashley è maggiormente autonoma e non più un peso da portarsi appresso. Il lavoro svolto cerca di unire le fila di situazioni che fino ad oggi erano state relegate a giochi non presenti nella numerazione principale. Il maggiore Krauser nel 2005 saltava fuori senza presentarsi, con un background che si sarebbe evoluto solo in futuro, tramite altri giochi. Qui verrà introdotto al momento giusto, ma lo vedremo fin dal flashback iniziale. Sarà subito chiaro il suo trascorso con Leon, imputando a lui le sue nuove abilità con il coltello.

Il coltello che non ti aspetti

L’intento di Capcom è stato quello di realizzare un rifacimento godibilissimo per tutti, anche per chi lo ha amato nella sua versione originale su GameCube. In più, essendo passati 18 anni, alcune dinamiche si sono evolute, e negare il loro inserimento sarebbe stato controproducente se non assurdo. Così, mentre torna la caratteristica inquadratura da sopra la spalla (usata poi in una marea di giochi successivi), vengono introdotte alcune meccaniche legate all’arma più bistrattata nei Resident Evil: il coltello. Con questo strumento, la cui massima utilità finora era stata scrollarsi di dosso qualche creatura, ora potremo eseguire agguati stealth alle spalle di nemici ignari, ma anche difenderci attivamente dagli attacchi.

Parare una motosega con il coltello non è il massimo della sobrietà, però

Talvolta si esagera e vederci “parare” un assalto con la motosega fa un po’ effetto, ma la resistenza del coltello impone di usare queste tattiche con attenzione. Ogni uso che sia offensivo o difensivo, consuma la sua resistenza e una volta rotto, non potremo più usarlo. Poi ovviamente potremo ripararlo dal mercante, ma costerà pesetas che avreste voluto investire in potenziamenti ed armi più esplosive. Queste dinamiche cambiano molto l’approccio al gioco, rendendoci meno indifesi ma anche più attenti verso i nostri strumenti.

Una mappa più credibile

Il level design delle mappe è stato modificato per renderlo più omogeneo. All’inizio noterete alcune piccole modifiche, ma andando avanti scoprirete che il lavoro svolto ha permesso di rendere più credibili le location. Inoltre, alcune esagerazioni sono state eliminate, strizzando l’occhio a chi le ha vissute in passato, ma senza riproporre la stessa situazione.

I quick time events sono spariti, richiedendo diverse modifiche alle situazioni.

Anche perché i quick time events sono stati eliminati, lasciando alcuni pulsanti contestuali per schivare un attacco solo in certe situazioni. Resta invece sempre attiva la possibilità di abbassarsi, mossa che può evitare di prendersi un’ascia sul naso, lasciando intatta la resistenza del coltello. Se si spara ci si rialza in automatico, ma questa nuova possibilità verrà sfruttata anche per nascondersi dietro coperture e per facilitare le manovre stealth descritte poco fa.

Mostri ovunque

Offrendo più possibilità per evitare i danni, Capcom ha aumentato la ferocia dei nemici. Questa scelta funziona in ogni occasione e il panico di essere sempre in inferiorità numerica è più forte che mai. I ganados, ossia i nemici di base, possono accerchiare quando la mappa lo richiede, con alcuni episodi diabolicamente convincenti. L’assedio nella casa o l’arrivo nel villaggio sono gli esempi più famosi, ma stavolta ogni scontro spinge sul pedale della tensione.

Finirete presto per essere accerchiati, e solo l’improvvisazione e qualche parata ben riuscita potranno rimetterci in posizione di (momenteneo) vantaggio.

Resident Evil 4 Remake ha poi tre livelli di difficoltà immediatamente disponibili. Spinto dalla nota che indicava il livello Estremo (il terzo) come quello consigliato a chi aveva giocato all’originale, mi sono trovato a combattere battaglie dure ma a loro modo giuste, sentendomi sempre messo alla prova ma consapevole di poterne uscire. Scegliere questa modalità poi cambia qualche enigma e aggiunge alcuni nemici agli scontri, arricchendo situazioni già complesse.

Il capitolo più ricco di sempre

Dopo quanto visto nel terzo capitolo, molti temevano che Resident Evil 4 Remake potesse aver subito qualche taglio. Qualcosa è effettivamente sparito, ma più che eliminare parti, direi che ci sono state modifiche ed aggiunte. Sulle modifiche del level design vi ho già parlato e tutto il lavoro fatto mi è parso sempre positivo e in linea con l’atmosfera, molto più cupa dell’originale. Sulle aggiunte invece bisogna nominare gli incarichi del mercante, missioni secondarie che vanno dal distruggere i medaglioni blu già visti nell’originale, all’eliminare ratti in location specifiche, fino a combattere con mostri potenziati e unici.

Alcune stanze del castello sono state riprogettate, altre sono ora più cupe che mai

Portarli a termine vi farà ottenere pietre preziose chiamate spinelli. Questi non potranno essere venduti come nel 2005 per ottenere denaro (per quello ci sono tesori di vario genere e anche gemme da incastonare in molti di loro), ma si possono scambiare per ricevere oggetti unici non ottenibili in altro modo. Questi comprendono vari tipi di valigetta, con bonus specifici sulla frequenza degli oggetti trovati, così come armi e parti di arma specifiche.

Questo cucciolotto è uno dei mostri unici e potenziati a cui dovrete dare la caccia. Non sono molti, ma non sottovalutateli.

Completarli non è obbligatorio ma siccome la loro risoluzione potrà richiedere al massimo 10 minuti, è facile farsi tentare da un po’ di back tracking. Cercando dappertutto e in modalità estrema, la mia prima partita è durata poco meno di 26 ore, a riprova che la lunghezza di questa avventura non è stata intaccata dalle modifiche.

Gestione della folla

Resident Evil 4 offriva al giocatore molti scontri a fuoco e l’aver sostituito i classici zombi con avversari veloci e organizzati ha modificato il suo gameplay. Se però arrivate dai due recenti remake, è facile pensare che siate abituati a sparare un po’ di più. Resident Evil 4 Remake prende quanto di buono fatto con questi capitoli in fatto di feeling con le armi e lo amplifica. Gli scontri sono frequentissimi ma anche vari, con mappe e nemici che vanno sempre affrontati con criterio. Le armi hanno tutte un ottimo contraccolpo e quelle più potenti offrono anche macabri dettagli che danno soddisfazione in piena battaglia.

Passerete parecchio tempo nel menu del mercante, poiché ogni potenziamento può fare la differenza.

Come al solito potrete potenziarle dal mercante, ma scoprirete che l’equilibrio viene sempre mantenuto tramite l’inserimento di nemici più resistenti, evitando di rendervi inarrestabili. Le munizioni poi sono dosate con cura e, oltre a poterle fabbricare nell’inventario che mette in pausa l’azione e dona un po’ di respiro, compariranno anche rompendo casse e barili. Il gioco tiene conto di quello che avete nell’inventario e se per esempio siete rimasti senza cure, renderà più probabile l’apparizione di una piantina verde. Allo stesso modo, le munizioni più comuni verranno ripristinate abbastanza facilmente, ma questo non vuol dire che vi basteranno se agirete senza pensare.

Comparto tecnico

Tutte queste modifiche hanno reso giustizia ad un grande episodio, ma ovviamente la prima cosa che salterà all’occhio è il completo rifacimento del comparto tecnico. Il motore grafico di Capcom, il RE Engine, continua a dimostrarsi leggero ma molto performante permettendo di giocare con una fluidità sempre invidiabile. Nei settaggi per PC ci sono una marea di impostazioni per rendere scalabile l’esperienza. In questo caso io e altri utenti siamo incorsi in crash mantenendo il ray-tracing attivo, ma è facile attendersi una pronta soluzione tramite patch. Nessun problema su PlayStation 5 e Xbox Series X.

Le due celebri gemelline sono solo un esempio di nemici tanto brutti da vedere, quanto ben modellati e animati.

Pieno di dettagli e con una buona fisica dei corpi, Resident Evil 4 Remake gira adeguatamente anche su console old-gen, ma non aspettatevi la stessa fluidità e lo stesso impatto. Nemici e ambienti sono stati curati all’estremo e i confronti con l’originale sono piuttosto impietosi. Tutto ciò contribuisce a rendere diversa e unica l’atmosfera horror che si respira, anche grazie alla componente audio davvero azzeccata.

Le musiche sanno come e quando alzare la già notevole tensione con la loro presenza ma anche con la loro assenza, delegando magari a suoni grotteschi e striscianti. Le frasi pronunciate dai nemici sono varie e ben riconoscibili per chi ritorna in questo angolo di inferno dopo tanti anni, rimanendo giustamente in spagnolo. Il doppiaggio generale è invece completamente in italiano, come da prassi per la serie, e alcune battute di Leon lo rendono più umano e talvolta anche divertente.

Commento finale

Rispondendo alla domanda iniziale, Resident Evil 4 Remake ci voleva. Aggiorna adeguatamente meccaniche invecchiate maluccio, ne aggiunge di nuove ma ci propone la stessa storia, pur con alcune leggere modifiche. Queste, oltre a eliminare alcuni momenti un po’ ridicoli, mantengono sul chi vive anche il giocatore del 2005, permettendogli di guardare con occhi diversi un gioco che ha amato in passato. È vero, si spara molto di più che nei precedenti capitoli, ma l’aggressività dei nemici lo rende necessario… e anche divertente, ammettiamolo.

L’avventura di Ada dovrebbe arrivare come DLC, ma anche solo l’avventura standard saprà tenervi compagnia a lungo, tra New Game +, nuove difficoltà e la modalità Mercenari

Finirlo la prima volta mi ha spinto a riavviarlo tramite New Game + con tutte le armi che avevo ottenuto, subito a disposizione. E non capita spesso, specie dopo averlo completato in modalità “difficile”. Poi è appena stata inserita gratuitamente la modalità Mercenari, che si amplierà ancora in futuro e arriverà anche Separate Ways, l’avventura parallela di Ada. Forse questa sarà a pagamento, ma l’enormità e la qualità dei contenuti è garantita già così. Magari non fa quel tipo di paura di Villa Spencer, ma poter rivivere l’ansia e la tensione di certi scontri (anche modificati) sarà davvero emozionante.

Pro

– Rispettoso e innovativo

– Ogni modifica migliora l’esperienza

–  Ogni scontro garantisce tensione

– Varietà invidiabile di situazioni

– Il coltello diventa un grandissimo alleato

– Tecnicamente cupo e bellissimo

Contro

– Non offre quasi mai ambienti o situazioni davvero inedite

– Separate Ways potrebbe essere a pagamento

– Potreste già conoscere la storia

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