BROK the InvestiGator – Recensione

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Ci risiamo, una storia che non smetterà mai di ripetersi: esce un indie meritevole, ma senza le luci dei riflettori, ed ecco che nessuno ne parla. Passare in sordina è sempre una brutta bestia, specialmente per piccole perle, come BROK the InvestiGator (qui il sito ufficiale). Si tratta di un’avventura grafica punta e clicca ibridata ad un picchiaduro a scorrimento, che il team di sviluppo COWCAT Games ha definito “Punch & Click”. La fusione di due mondi agli antipodi può sembrare azzardata, eppure il risultato convince pienamente. Come mai? Prendete la lente e cercate indizi nella nostra recensione.

Il pugno del coccodrillo detective

BROK the InvestiGator si ambienta in un mondo cyberpunk post-apocalittico, dove l’umanità è scomparsa e gli umani sono ora animali antropomorfi. La società nella città di Atlasia è però tutt’altro che idilliaca, con una netta divisione degli abitanti. Nella fattispecie in Drumer, privilegiati che vivono nel Drum, sotto una cupola dove possono godere della migliore tecnologia, e Slumer, che lottano per sopravvivere nell’inquinata zona circostante, Slum appunto. È qui che facciamo conoscenza dei due protagonisti: Brok e Graff.

L’incubo peggiore di uno studente si palesa anche dopo l’apocalisse…

Brok è un coccodrillo trentacinquenne ex-Drumer dal passato oscuro, ex-pugile che ora si guadagna da vivere come tuttofare e investigatore privato. Graff è un gatto adolescente, figlio della defunta moglie di Brok, Lia, che attende di diplomarsi per poter riottenere l’accesso al Drum. Mentre quest’ultimo prosegue la sua vita scolastica, Brok riceverà l’incarico di ritrovare la pistola del poliziotto Sin, ma sarà solo il primo di una lunga catena di eventi.

Dopo aver visto i finali, questa scena avrà un effetto maggiore

Trattandosi di un’avventura grafica, la narrativa è certamente un pilastro portante. Ci troviamo davanti ad una storia più matura e complessa di quanto sembri all’apparenza, piena di colpi di scena sconvolgenti più il mondo si schiude ai nostri occhi. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e memorabili, è impossibile non affezionarsi. Il rapporto tra Brok e Graff è ovviamente il perno della storia, tant’è che è ciò che più influenza i finali. Esatto, anche in BROK the InvestiGator ci sono finali multipli, di cui solo uno canonico, e sono emotivamente pugni nello stomaco difficili da reggere.

Mens sana

Questo sì che è divertente: liberare oggetti da una rete fognaria

Parlando ora del gameplay, il titolo COWCAT Games ha ovviamente due anime interconnesse: una composta da enigmi e investigazioni, ed una d’azione. La prima di sviluppa come i più classici punta e clicca, in cui dobbiamo esplorare le varie zone alla ricerca di oggetti e indizi. Nel mentre, ci sono stimolanti puzzle da risolvere per progredire, anche se purtroppo alcuni risultano meno intuitivi di altri e ci si impiega più tempo. Tuttavia, il gioco offre più possibilità per superare gli ostacoli, anche mettendo da parte l’ingegno in favore dell’azione. Ovviamente è criptico su questo, perciò dovremo comunque analizzare per bene la situazione. Per esempio, quando Brok si ritrova nelle fogne faccia a faccia con dei teppisti noti come Squealer, si aprono due opzioni: affrontarli corpo a corpo in una vera e propria boss fight o riparare una mina rotta per poi gettarla nel loro territorio.

Il nome “Sin” può contare come sospetto?

Tornando in tema investigazioni, gli indizi scovati dal nostro coccodrillo detective saranno necessari durante gli interrogatori. Dovremo infatti combinarne due compatibili per rivelare un frammento di verità, fino a svelarla del tutto. Prendendo in esame il caso di Sin, ritrovata la pistola, Brok inizierà a sospettare che lui non sia un poliziotto e che l’abbia rubata. Per questo motivo bisognerà usare tutte le prove per metterlo alle spalle al muro e costringerlo a confessare. Inoltre, ogni area presenta tre pubblicità collezionabili, che se raccolte tutte e tre ci forniranno indizi extra molto utili.

In corpore sano

L’altra faccia della medaglia, il picchiaduro a scorrimento, è molto simile a classici titoli come Final Fight o Double Dragon. Semplicemente, dovremo menare le mani contro i vari nemici che ci ritroveremo davanti, da teppisti a robot, fino ad arrivare a droni volanti. Avremo la possibilità di attaccare, saltare e schivare. Unire e concatenare queste mosse dà vita a combo. Inoltre, c’è una barra che si riempie man mano che perdiamo salute, permettendoci di sferrare un colpo speciale. È piuttosto semplice come sistema di combattimento, ma gratificante. Importante anche il fatto che Brok e Graff hanno stili di lotta differenti, con primo più resistente e forte, mentre il secondo più fragile ma anche più agile. Finito uno scontro, si guadagnano punti esperienza con cui salire di livello, e ad ogni level-up potremo scegliere di potenziare la salute o gli attacchi.

Una delle prime battaglie, contro gli Squealer ovviamente

A inizio gioco peraltro potremo scegliere modalità, tra la standard, una più incentrata sulla narrazione ed una tendente al picchiaduro. In ultimo, ma non per importanza, nonostante il suo scheletro da punta e clicca BROK the InvestiGator è tranquillamente giocabile su console con gli analogici. Peraltro, con il destro, è possibile spostare un cursore per giocare, e se siete su Switch in modalità portatile potete utilizzare il touch screen. Comoda inoltre la possibilità di evidenziare i punti di interesse della zona, rendendo l’esplorazione più chiara.

Un brillante cartone interattivo

A livello visivo, BROK the InvestiGator si avvale di un’estetica molto gradevole, dichiaratamente ispirata ai cartoni animati occidentali degli anni 80-90. Gli ambienti sono tutti carismatici e brillanti, pure quelli desolati. Lo stesso dicasi per i personaggi, anche ben animati. L’unica critica riguarda alcuni ritratti dei personaggi, che non rendono bene alcune specifiche scene perché non del tutto coerenti. Ad esempio, quando Brok viene interrogato nel secondo capitolo, risulta un po’ straniante vederlo nelle pose dei ritratti nonostante nella scena sia ammanettato. Altri invece sono stati adattati bene, per esempio quelli di Sin: per quanto siano uguali per pose ed espressioni, nel primo capitolo è vestito da agente, mentre nel secondo è in uniforme carceraria.

C’è da dire che, nonostante tutto, le scene riescono ad essere evocative

Il comparto audio è di buona qualità, così come il doppiaggio inglese. Il gioco ha però tutti i testi in italiano, con un’ottima traduzione. Infine, per quanto concerne la longevità, una prima run può durare intorno a 15 ore, ma il fattore rigiocabilità è elevato per i già citati finali multipli, collezionabili e assurdi Game Over in cui ci si può imbattere.

Commento Finale

Questo lo ricorderò come uno degli enigmi più creativi di sempre, per evadere di galera

BROK the InvestiGator è forse una delle maggiori sorprese recenti del mondo videoludico. Un’avventura grafica appagante che ci racconta una storia intensa e drammatica in un mondo distopico, con personaggi memorabili e finali a livello emotivo devastanti. D’altra parte, abbiamo un semplice ma gratificante picchiaduro a scorrimento. COWCAT Games ha quindi confezionato un prodotto che riesce in una fusione apparentemente impossibile. Non avendo giovato dei riflettori mediatici, questa piccola perla è passata in sordina, ma non giocarla è vero delitto. Fossi in voi, non rischierei: potreste perdere il vostro status di Drumer.

Pro

– Fusione incredibile e riuscita

– Narrativa eccellente, personaggi indimenticabili e finali devastanti

– Gameplay ben riuscito

– Direzione artistica davvero ottima

Contro

– Alcuni enigmi sono poco intuitivi

– Alcuni ritratti sono poco coerenti con le scene

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