La Cina dei Tre Regni valorizzata grazie ai videogames – Speciale

Esistono videogiochi che, in modo più o meno accurato, riflettono un’ambientazione storicamente di rilievo e – concentrandosi sul passato di qualche condottiero o civiltà degna di nota – riescono ad entrare nel cuore dei videogiocatori con incredibile facilità. Se per il panorama più occidentale è semplice spaziare tra i generi per trovare progetti conosciuti, legati a periodi di guerre e instabilità politiche di ogni sorta, trovare la stessa coesione con i riferimenti al mondo orientale diventa più difficile, o per meglio dire di nicchia se non in rari casi. Ne è un esempio chiaro e lampante la Cina dei Tre Regni, un periodo storico denso di guerre, legami e racconti sulle gesta di carismatici condottieri del passato nell’omonima nazione, iniziato con la rivolta dei Turbanti Gialli nel184, fino al progressivo consolidamento di tre macro-fazioni (denominate Wu, Wei e Shu), culminante nell’insediamento della dinastia Jin del 280 per la riunificazione del paese.

Parliamo di elementi giunti ai nostri giorni grazie a numerosi manoscritti, su tutti risalta il Romanzo dei Tre Regni scritto in origine da Luo Guanzhong nella prima metà del 1500, in un mix di vicende realmente accadute e di aneddoti più fantasiosi realizzato con una tale cura da diventare parte integrante della cultura storica rappresentata nelle sue pagine. Proprio da questo romanzo è stato preso riferimento per alcuni videogames molto differenti tra loro, ma uniti dalla capacità di mostrare sotto differenti angolature un contesto storico ricco di nozioni e da un potenziale ancora tutto da scoprire. Eccoci, allora, decisi a citare alcuni di questi titoli, più o meno recenti, incentrati su tale setting e rimasti impressi nel nostro cuore.

Dynasty Warriors – Una saga a modo suo leggendaria

La nostra prima scelta per i giochi che rappresentano il periodo dei Tre Regni non può che essere il longevo brand musou di Dynasty Warriors di Koei Tecmo, nato nel 1997 su Playstation 1 e poi diffuso con numerosi capitoli – e upgrade annessi di ogni sorta per trama e gameplay – negli anni successivi per ogni generazione di console fino a oggi.

Dynasty Warriors è una saga da apprezzare nonostante la qualità altalenante.

Rappresenta fin dagli albori ciò che con più costanza ha cercato di avvicinare i giocatori al periodo storico dei Tre Regni, mostrando sempre con maggiore importanza i numerosi legami tessuti tra i vari personaggi che caratterizzano le tre fazioni principali, ovvero Wei, Wu e Shu, così come il folto tessuto di trame e inganni che hanno caratterizzato circa un secolo di storia. Dalla ribellione dei Turbanti Gialli, all’affermazione delle tre dinastie menzionate, così come l’interferenza con altri signori della guerra più o meno temibili, la serie di Dynasty Warriors ha negli anni tramandato di capitolo in capitolo le gesta raccontate nel Romanzo dei Tre Regni, attraverso quel gameplay da “uno contro mille” che ha da sempre caratterizzato tanto il punto più alto quanto più basso del brand. Il tutto dividendo critica e pubblico tra chi ne sapesse accettare i limiti come elementi contraddistinguenti e chi invece non riusciva mai a sopportarli.

Al netto dei vari limiti della saga riscontrati fin nella loro più recente trasposizione, Dynasty Warriors è stato tra i precursori che hanno contribuito alla diffusione delle storie dei Tre Regni in tutto il mondo, e per quanto il brand continui a rimanere nel cuore solo di una una nicchia di giocatori (almeno per l’occidente), non può che essere elogiato per la perseveranza degli sviluppatori nel mostrare sempre le migliori intenzioni per il mondo dei musou.

Total War: Three Kingdoms – La strategia a turni premia

Con un capitolo “storico” ricco di fascino e ricreato alla perfezione, il brand strategico di Creative Assembly volge la sua attenzione sulla Cina dei Tre Regni per un progetto che – al momento nel quale scriviamo – rappresenta uno dei momenti qualitativamente più alti per la serie, senza considerare la trilogia di Warhammer.

Grazie a Creative Assembly è possibile guidare interi eserciti nella Cina dei Tre Regni, un sogno per i fan.

Uscito nel 2019, e supportato in modo inspiegabile solo per due anni con dlc e supporto tecnico, Total War: Three Kingdoms rappresenta l’ideale mix tra fedeltà storica e libertà letteraria, riprendendo in tutto e per tutto l’epicità del Romanzo dei Tre Regni. Il punto di forza è rappresentato dalle capacità di Creative Assembly nel mostrare la forza dei singoli condottieri – caratterizzati da un riuscitissimo sistema di personalizzazione e crescita unico nella serie – in parallelo alla gestione degli eserciti e delle fazioni a tutto tondo. Una gestione che, per ovvi motivi, mette in disparte gli elementi più affini a legami e sentimenti dietro i movimenti di ogni personaggio, per definire con assoluta precisione contorni e portata di un conflitto vastissimo, finalmente con una connotazione geografica precisa e a tratti maniacale.

Tra gli esempi selezionati per questo articolo, Total War: Three Kingdoms rappresenta quello qualitativamente più riuscito sotto quasi ogni punto di vista, capace di orientare il videogiocatore su scelte che permettono di ripercorrere gli stessi passi tramandati nel Romanzo dei Tre Regni o dar vita a nuove ramificazioni. Impersonare i generali al comando dei Turbanti Gialli, ad esempio, permette di dar vita a una vera e propria rivoluzione in tutto il paese, mentre qualunque appassionati del contesto storico non si farebbe pregare due volte nel comandare un personaggio temuto come il generale Lu Bu, famoso in tutti i videogames incentrati nella Cina antica per essere “Il più forte tra i guerrieri”.

Wo Long: Fallen Dynasty – Un soulslike accessibile

Ultimo del trittico di menzioni, ma non per importanza, abbiamo il recentissimo lavoro di Team Ninja. Wo Long: Fallen Dynasty è una curiosa e gradita rivisitazione in salsa soulslike proprio delle vicende romanzate nel periodo dei Tre Regni.

Il generale Lu Bu in tutta la sua fierezza, anche su Wo Long: Fallen Dynasty.

In questo caso, abbiamo un ritorno al focus su legami e motivazioni dietro ai comportamenti dei vari guerrieri, con una spiccata declinazione dark fantasy che ben si sposa con il periodo di riferimento. Miti e leggende ovviamente prendono il sopravvento, con la diffusione di un antico elisir che conferisce poteri oscuri ed il comando di eserciti di demoni; una variabile che si frappone con astuzia nelle lotte tra Dinastia Imperiale decadente, le tre fazioni principali menzionate e signori della guerra minori. Nonostante ciò il titolo mantiene una certa veridicità storica, riesce a mostrare il carattere tipico di un periodo dove onore, amicizia, tradimenti e ribaltamenti di fronte erano all’ordine del giorno, con un’ordine cronologico degli eventi – per quanto rivisitato – godibile anche per chi si approccia alla Cina dei Tre Regni per la prima volta.

Come se non bastasse, Wo Long: Fallen Dynasty è un vero e proprio soulslike dal punto di vista del mero gameplay discretamente riuscito e godibilissimo anche per i novizi, e che comunque non va sottovalutato. Soprattutto durante le numerose boss fight che – dietro una certa epicità – rischiano di gettare il giocatore in quel loop da trial and error senza apparente fine.

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