L’emozione prima di iniziare Zelda: Tears of the Kingdom – Speciale

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Questo articolo è assolutamente privo di spoiler poiché nessuno di noi, nel momento in cui l’articolo è andato online, ha ancora provato il gioco.
Il suo scopo è condividere con voi l’emozione dell’attesa prima di iniziare questa grandissima, nuova avventura.
Se state aspettando di giocarlo, beh, siete in buona compagnia.

Giocare a Zelda Breath of the Wild nel 2017 (qui la recensione) è stato qualcosa di magico. Quello che però è ancor più magico, è accorgersi che riprendendolo ora, dopo 6 anni, le emozioni sono le stesse. A distanza di tutto questo tempo potrebbe esserci una zona inesplorata, un segreto rimasto tale e avventure ancora da vivere. Questo anche se avete già finito il gioco e avete visto il finale “completo”, trovando tutti i luoghi delle foto e dei ricordi.

Questo è solo uno dei motivi per cui noi videogiocatori abbiamo aspettato fiduciosi fino ad oggi, 12 maggio 2023. Alcuni di voi lo avranno giocato allo scoccare della mezzanotte grazie al digital delivery, ma qui trovate un po’ di impressioni sparse da parte di chi, nella nostra redazione, sta attendendo in queste ore la sua versione fisica (corriere, dove sei?!?). Cosa ci aspettiamo, cosa vorremmo vedere e cosa speriamo di trovare cambiato. È un articolo completamente personale, dettato dalla passione più che dai fatti. Quelli arriveranno in giornata, non appena una copia del gioco sarà nella nostra console. Poi saremo felici di condividere la nostra opinione con voi, prendendoci il giusto tempo, ma intanto ecco cosa significa per noi The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom.

Andrea

Non è facile sorprendere chi come me videogioca da quasi quarant’anni, eppure se c’è qualcuno che può riuscirci quest’anno, quel qualcuno è proprio Zelda: Tears of the Kingdom. L’originale ci ha fatto iniziare praticamente in mutande davanti ad un mondo vasto e complesso. Si poteva usare la fisica e l’intelligenza per venire a capo di tante situazioni, e la sorpresa era sempre dietro l’angolo.

Ho imparato che per cucinare un pesce alla mugnaia serve la farina, ho affrontato labirinti intricati con il solo senso dell’orientamento, ho preso calcioni da cavalli selvaggi che speravo di catturare, ho rotto armi a cui ero affezionatissimo, ho incontrato fate gigantesche che mi hanno fatto svenire a suon di baci… Tutto questo enorme contorno (e moltissima altra sostanza) ha forgiato la mia avventura, simile teoricamente a quella di chiunque altro, ma certamente non uguale.

Da Zelda: Tears of the Kingdom mi aspetto proprio questo: essere portato ad esplorare anche il cielo, costruire armi e oggetti strampalati e folli, usarli in modi bizzarri e farmi ricordare di quella volta i cui… è successo qualcosa di inaspettato. Questo è il modo per raggiungere il mio vecchio cuore di videogiocatore: creare ricordi ed emozioni che non vedo l’ora di raccontare. E il 4K muto.

Davide

Andando controcorrente ho deciso di non giocare il titolo dal day-one, come ho fatto col precedente del resto. Il motivo è semplice: ho ancora molte ore da spender su Breath of the Wild e di conseguenza voglio godermi entrambi i titoli al massimo della loro completezza e con il tempo dovuto. Nonostante ciò, non appena mi riterrò soddisfatto inizierò subito questo sequel dell’avventura di Link. Rimango in ogni caso curioso di sapere quante possibilità di combinazione delle armi gli sviluppatori abbiano inserito nel gioco, e se magari ne abbiano inserite di uniche e fondamentali per proseguire. Come per esempio la necessità di usare una combinazione unica di armi per sconfiggere un certo boss…

Al contempo sono molto curioso di sapere come impatteranno queste ultime nel combat system, aggiungendo magari nuovi move set oppure continuando sulla strada precedente. In generale, non mi aspetto che venga modificato nulla fondante, presente nel primo capitolo, ma piuttosto che alcune dinamiche vegano semplicemente rimpiazzate da altre, mantenendo (se non migliorando) la qualità del suo predecessore. Infine, mi aspetto che ci sia stato nascosto qualcosa di fondamentale durante la fase di lancio, così da lasciarci a bocca aperta, rapiti e stupiti. Per l’ennesima volta, grazie Nintendo.

Gaetano

Devo essere sincero: prima di Breath of the Wild ero quasi del tutto estraneo alla saga di The Legend of Zelda. Al massimo, sapevo che il protagonista si chiama Link e non Zelda (perdonatelo, è giovane n.d.R.). Battute a parte, quando presi Switch con BotW, fu per me un nuovo orizzonte, che mi sorprese non poco. Per questo, il mio hype per Tears of the Kingdom non può che raggiungere la trascendenza. Ciò che mi intriga di più sono certamente i nuovi poteri, specialmente quello del riavvolgimento temporale.

Ho apprezzato molto i puzzle della precedente avventura di Link, ma al di fuori di questi i poteri erano meno utili per combattere, mentre quelli nuovi sembrano meglio integrati nelle battaglie. Quel che mi auguro venga migliorato è l’esplorazione, in modo da renderla più diluita nelle aree che risultavano più sottotono. Per questo, le zone celestiali mi interessano molto, poiché sembrano evolvere le vaste pianure di Hyrule.

Giovanni

Aspettare Zelda Tears of the Kingdom, è un po’ come avere una fascinazione per un bicchiere d’acqua quando fa molto caldo: una cosa assolutamente banale, ma che facciamo TUTTI.
Il nuovo titolo Nintendo mi aveva già preso prima che uscisse il trailer. Mi sarei accontentato di quasi qualunque cosa, e poi, il primo trailer… ed una delusione vuota. Non era granché, certo, ma il gioco non aveva perso d’interesse.

E dopo tutto il resto… da questo Tears of the Kingdom, mi aspetto una promessa mantenuta: l’idea di un sandbox dove davvero tutto (o quasi) è possibile. Un gioco come quelli che si facevano da bambini, dove un “e allora facciamo che…” era legge, e che qui diventa realtà.
Tutto il resto, è secondario. Certo, ci fosse una bella trama sarei felice, e morirei se finalmente si potesse usare Zelda, ma quello che cerco di più, e solo quel senso di infinito possibile.

Graziano

Tears of the Kingdom è un fulmine nel cielo sereno del 2023, per me piuttosto privo di novità o giochi degni di nota. Anno dopo anno mi ritrovo sempre più disinteressato alle “solite uscite” che incasellano i giochi in determinati generi di appartenenza, ma questo Zelda sembra sdoganare tutto un’altra volta.

Già ci era riuscito nel 2017, a rapirmi il cuore, e credo proprio che succederà di nuovo. Non mi aspetto un gioco grande o d’impatto come Breath of the Wild (penso sia anche difficile riuscire a replicarlo), ma di sicuro pretendo dei dungeon vecchio stile e tanta libertà creativa. Cosa mi incuriosisce? Il Compositor. Miglior potere di sempre, a mani bassissime. Può darsi che Tears of the Kingdom non raggiunga a lungo andare lo status di capolavoro indiscusso, ma la cosa non mi infastidisce. Basta che resti divertente!

Marino

Se penso all’uscita imminente di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, così come agli istanti che mi separano dall’avviare quella copia prenotata e bramata fin dal primo annuncio ufficiale, diventa difficile quantificare in poche righe il vortice di emozioni pronte a travolgermi. Quello che viene comunemente denominato “hype”, qui può essere più semplicemente descritto come un mix di gioia e paura che – quasi – mai sono riuscito a provare con altri giochi.

Gioia perché sono sicuro riesca a travolgermi con il suo senso di libertà almeno tanto quanto successo al primo avvio del predecessore Breath of the Wild. Paura perché se il limite alla creatività delle azioni eseguibili da Link – tra costruzioni e potenziamenti di ogni sorta – è la mia mente, mi risulta impossibile non domandarmi se riuscirò a sfruttare al meglio tempo o risorse per vivere l’esperienza più completa e soddisfacente possibile. Sicuramente mi approccerò al titolo con genuina curiosità, dedicandomi con tutta calma a qualsiasi attività o elemento degno di attenzione durante l’avventura, in maniera analoga a ciò che ho vissuto con il precedente lavoro di Hidemaro Fujibayashi.

Se esiste un posto nel quale, videoludicamente parlando, non vedevo l’ora di tornare, quello è proprio il Regno di Hyrule, e se lato gameplay sono sicuro di rimanere inghiottito dalle possibilità implementate dagli sviluppatori per scontri ed esplorazione, il comparto narrativo rimane l’elemento che più di tutti desidero scoprire e vivere sulla mia pelle.

E ora, da tutta la nostra redazione, buon’avventura.
Siate saggi, siate coraggiosi, siate forti… e soprattutto divertitevi.
Ci vedremo tra un po’ di giorni (con calma) insieme alle nostre analisi.

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