Non abbiate fretta di giocare Zelda: Tears of the Kingdom – Speciale

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Da circa due mesi abbondanti, Hyrule è tornata a essere uno dei luoghi più iconici e apprezzati dai videogiocatori di casa Nintendo. Zelda: Tears of the Kingdom, infatti, è riuscito a splendere ed abbagliare i suoi numerosi sostenitori partendo da un concept di base derivato dal suo – bellissimo – predecessore, elevando il suo già apprezzato gameplay verso vette incredibili per quanto concerne il coinvolgimento su schermo. Parliamo di un turbinio di idee e sorprese che rimarca con forza la qualità del brand di riferimento, elogiato a più riprese ovunque, sia dalla stampa che dai semplici videogiocatori, arrivando a toccare con il giusto tatto le corde emotive di un insensibile amante degli sparatutto come il sottoscritto. 

Ciò è rimarcato con forza anche nella recente e articolata recensione del buon Andrea, dove si fa luce sui motivi dietro l’ennesimo successo di Hidemaro Fujibayashi e Eiji Aonuma. Un’esperienza che per essere goduta appieno, però, non deve cadere vittima di quella terribile frenesia che obbliga gli utenti a giocare senza la giusta calma e attenzione, con il serio rischio di perdere tantissimi elementi di gioco invece fondamentali per un’immersione completa nella visione dell’autore. 

Un mondo da vivere poco per volta 

Non esiste periodo più bello per essere videogiocatori considerando la mole di progetti che sta investendo il mercato negli ultimi mesi, e Zelda: Tears of the Kingdom potrebbe non essere l’unico titolo pronto a contendersi il – poco – tempo libero degli appassionati come il sottoscritto.  

In questo periodo abbiamo accolto Street Fighter 6, Diablo IV, senza dimenticare Final Fantasy XVI; tutti brand famosi con un seguito incredibile. Senza voler minimamente paragonare i lavori menzionati tra loro, e andando oltre il “semplice” inconveniente economico, la cosa peggiore da fare sarebbe quella di pensare di divorare Zelda: Tears of the Kingdom in poche settimane, per poi dedicarsi a qualcos’altro di altrettanto corposo. Un errore imperdonabile, che obbligherebbe un abbandono forzato delle terre di Hyrule senza poter dare la giusta importanza ai numerosissimi e piccoli dettagli in grado di rendere l’esperienza unica nel suo genere. 

Cielo, terra e sottosuolo, in un trittico interconnesso tutto da scoprire

Nel momento in cui scrivo queste righe ho accumulato “solo” una 40ina di ore su Zelda: Tears of the Kingdom, un quantitativo di tempo dedicato principalmente ad attività secondarie, mini-sfide e semplice esplorazione delle varie aree. Eppure, non mancano gli indicatori che ricordano costantemente dove dirigersi per proseguire con le missioni principali; semplicemente non mi è mai successo come su questo gioco di deviare dal tragitto iniziale per dedicarmi alla sottile arte dell’improvvisazione alimentata dalla curiosità e viceversa

Il punto forte di Zelda: Tears of the Kingdom, ancora più di quanto vissuto con il suo predecessore, è proprio lo spirito di iniziativa che pervade il giocatore non appena si ritorna nei panni di Link nelle terre di Hyrule. Un vortice di possibilità che si presenta costantemente davanti al giocatore con disarmante naturalezza, e che in ogni esplorazione premia con segreti, loot, potenziamenti o semplici lezioni di vita su come affrontare determinate situazioni sempre più spinose. 

Proprio per questo motivo, come mai accaduto nel panorama degli open world, non sento la necessità di proseguire incessantemente verso il completamento della trama principale di Zelda: Tears of the Kingdom. Ben consapevole, invece, di dovermici dedicare con tutta calma e con i miei tempi per carpirne ogni segreto e poter vivere un’esperienza nel suo insieme il più ricca e completa possibile.  

No, non sono ancora riuscito a costruire un robot da guerra, ma vi prometto che ci riuscirò anche io

Scatenare l’hype al momento giusto 

Il bello di Zelda: Tears of the Kingdom è che non mostra tutte le sue carte a inizio partita, e nemmeno con il proseguimento della storia principale di missione in missione, ma in modo totalmente casuale.  

Meccaniche di gioco, sfide e attività secondarie sbucano davanti ai miei occhi in modo irrefrenabile e spaventosamente naturale, incentivandomi a scoprire con tutta calma nuovi modi per affrontare le difficoltà quotidiane del regno di Hyrule. Mai ho sentito la necessità di dedicarmi esclusivamente alla storia primaria, prediligendo l’esplorazione e la ricerca di tutti quei piccoli pezzi che se ben incastonati vanno a comporre un mosaico incredibilmente ricco di nozioni quale è l’universo di Zelda: Tears of the Kingdom

Ganondorf sembra un nemico formidabile e temibile, prima o poi lo affronterò

Dallo studio dei congegni legati a un’antica civiltà, all’aiuto dei cavalieri nella liberazione delle varie terre dal giogo delle creature demoniache, senza dimenticare il semplice pellegrinare alla ricerca di risorse da impiegare nelle ricette o la combinazione di armi dagli effetti imprevedibili, la mole di opzioni legate all’approccio da poter dare a ogni partita non è quantificabile. Anzi, viene amplificata da un trittico terra-cielo-sottosuolo che bombarda le sinapsi con informazioni, segreti e curiosità ben collegate per essere scoperte tanto dai novizi quanto dai più attenti a ogni piccolo dettaglio.

Il semplice tornare, ad esempio, nei territori che hanno segnato il prologo di Breath of the Wild è molto più di un semplice effetto nostalgia, già di per sé incredibilmente evocativo. Regala scorci, riflessioni e momenti incredibili che rimarranno per sempre impressi nella mia mente a causa di una colonna sonora avvolgente e delicatamente intima, senza dimenticare qualche segreto lato gameplay che è riuscito a strapparmi più di un sorriso. 

Aiutare i popoli in difficoltà è una prerogativa anche di questo capitolo… e quante soddisfazioni!

Come fare poi a non soffermarsi sulle possibilità legate ai Congegni Zonau? Una meccanica tanto semplice sulla carta, quanto efficace e ricca di possibilità nella pratica. Dove io mi sento soddisfatto nel mettere in piedi qualche macchinario di fortuna per volare oltre una vallata, la community online mostra costruzioni degne delle più elevate abilità ingegneristiche.

Curiosità che alimenta la voglia di testare e di conseguenza di confrontarsi con gli altri, supportarsi e condividere il proprio viaggio che non potrà non essere unico nel suo genere, anche al netto dei consigli preziosi ottenuti sul web. Questa rappresenta la più grande vittoria per gli sviluppatori.

Sono il primo ad avere una marea di altri titoli da dover giocare con una certa impazienza, lo ammetto, ma questo Tears of the Kingdom non sarà per nulla semplice da allontanare dalla mia postazione e dalle mie abitudini videoludiche. A ben pensarci va benissimo così. 

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