Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury – Recensione

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Nel vasto e vario mondo che contraddistingue l’animazione giapponese il franchise di Gundam rappresenta una colonna portante dell’intero settore. Parliamo di un brand che, dagli anni Ottanta ad oggi, ha accompagnato generazioni di appassionati tra film, serie tv, film, speciali, alimentando anche una certa creatività sul fronte cartaceo, dei giocattoli (e del più sfrenato collezionismo), senza dimenticare il contesto videoludico. Una vera e propria gallina dalle uova d’oro che Bandai supporta a tutto tondo, e che in Giappone è da tempo un vero e proprio fenomeno culturale. Questa è una – breve – doverosa premessa per l’analisi della nuova serie di recente conclusione Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury, che si carica sulle spalle una buona dose di pretese e aspettative.

Una storia che parla di legami, non solo di Gundam.

Un nuovo inizio

Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury è una serie suddivisa in due archi da 12 puntate ciascuno, resi disponibili rispettivamente tra la fine del 2022 e i primi mesi del 2023 (disponibili in streaming su Crunchyroll), con l’obiettivo di coprire su più mesi i risvolti narrativi che vanno a rendere questa serie estremamente interessante, soprattutto per un pubblico più giovane.

Nello specifico, le vicende raccontato delle avventure di Suletta Mercury, ragazza da poco iscritta all’Asticassia School of Technology. Si tratta di una prestigiosa scuola gestita dal gruppo Benerit, una corporazione che grazie alle tecnologie legate alle industrie dei Mobil Suit gestisce influenti rotte economiche legate al commercio interspaziale di riferimento.

Nella scuola vige un ferreo regolamento meritocratico legato non solo alle capacità degli studenti, ma soprattutto alla possibilità di richiedere duelli tra Mobile Suit per risolvere qualsiasi diatriba interna. L’arrivo della ragazza porta alla luce alcuni segreti sulle ricerche dei robot in ambito bellico, sconvolgendo il già di suo precario ordine che da equilibrio alle numerose forze presenti nell’istituto e non solo.

Non mancano i comprimari capaci di entrare in empatia con lo spettatore.

La storia di Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury tocca numerose tematiche tanto care ai fan che conoscono lo stile proposto negli anni. Rispetto a una forte critica politica e sociale – affrontata in modo altalenante a seconda delle puntate – si concentra sui legami che intercorrono tra i vari comprimari presenti nella serie. Inoltre non manca una buona dose di evoluzioni caratteriali che li riguarda nella maggior parte dei casi, riuscendo anche a sorprendere lo spettatore.

Una visione, in sostanza, più intima legata al comportamento della giovane Suletta e il rapporto che la lega con la nuova e intraprendente amica Miorine. Non vanno dimenticati i compagni di scuola e soprattutto i discendenti dei tre rami aziendali che, oltre a dirigere l’intero Gruppo Benerit, hanno una posizione dominante nella gerarchia dello stesso istituto.

Alcune scene colpiscono come un pugno improvviso nello stomaco, in senso positivo.

Combattimenti semplificati

Ovviamente anche in Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury hanno una certa importanza proprio gli scontri tra i vari robot. Questi sono presenti in gran numero in entrambe le stagioni, differenziandosi principalmente in due tipologie. Da una parte abbiamo le battaglie che riguardano il confronto tra piloti regolamentate all’interno dell’istituto, privo di rischi letali. Dall’altra abbiamo scontri più pericolosi che riflettono situazioni improvvise e ben più adrenaliniche al di fuori della scuola.

Abbiamo preferito proprio quest’ultime come tipologia perché riescono a enfatizzare una certa crudeltà su schermo, mostrando addirittura in alcuni punti della storia dei frame sorprendenti per impatto emotivo. A conti fatti, però, si tratta di combattimenti terribilmente semplificati nella maggior parte dei casi: abbastanza piatti tanto nell’evoluzione quanto nell’esito. Avremmo preferito un impegno maggiore sotto questo aspetto, soprattutto ripensando all’incredibile livello qualitativo del predecessore Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans.

I legami familiari hanno un ruolo di primo piano nella serie, lasciando ai margini altre tematiche di spessore per i fan del marchio.

Innovazione o tradizione?

Se l’evoluzione di determinate tematiche legate a personaggi principali e comprimari è riuscita a convincerci, lo stesso non si può dire per molte altre riflessioni morali. Un esempio è la disparità sociale, rappresentata evidenziando le discriminazioni tra chi è nato sulla Terra e chi è nato nello spazio. Così come per le varie declinazioni fanta-politiche lanciate con l’amo giusto per attirare l’attenzione dello spettatore e rimanere, nella maggiori parte dei casi, aperte a misteriosi e frammentari risvolti.

Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury presenta un universo abbastanza nuovo e interessante per il brand di riferimento, e avrebbe tutte le carte in regola per segnare un nuovo inizio se adeguatamente approfondito, senza fretta. Eppure, in queste due stagioni, presenta anche una sorta di finale che sembra chiudere la porta a progetti futuri strettamente collegati. Una scelta amara che non può che risultare un incredibile spreco di potenziale.

Tralasciando il legame che muta ed evolve tra Suletta e Miorine, così come il loro rapporto con alcune figure genitoriali, si sarebbe potuto approfondire ulteriormente il ruolo delle tre casate all’interno del Gruppo Benerit. Parliamo di tre giovani dai caratteri forti e spinti da motivazioni estremamente varie, non sempre catalogabili come buoni o cattivi, che meritavano un maggior focus.

Gli sforzi profusi per mostrare in modo più ampio come si evolve la narrazione di Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury convincono solo in parte, infrangendosi su un finale che non rispecchia appieno le aspettative.

I combattimenti hanno il loro peso qualitativo su schermo, ma non brillano quanto sperato.

In conclusione

Mobile Suit Gundam: The Witcher from Mercury è una serie che cattura lo spettatore più nelle premesse che nei suoi risvolti finali. Lascia infatti un certo amaro in bocca per la quantità di tematiche menzionate, ma non adeguatamente sviluppate. Se concepito come un nuovo universo da espandere ulteriormente nel futuro, potrebbe rappresentare un interessantissimo nuovo inizio per l’omonimo brand di riferimento, ma al momento rimane solo una discreta serie capace di strizzare l’occhio ai neofiti rispetto ai fan di vecchia data.

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