Armored Core VI: Fires of Rubicon – Recensione

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Molto prima che la sigla AC identificasse gli Assassini di Ubisoft, nasceva un simulatore di mech che ha conquistato una fetta di pubblico molto esigente. Armored Core nasce nel 1997 su PlayStation da una From Software ancora lontana dai lavori per cui sarebbe diventata famosa. Oggi, dopo tanti successi, tra cui quello incredibile di Elden Ring, è giunto nuovamente il momento di salire su robottoni armati fino ai denti. Armored Core VI: Fires of Rubicon porta infatti la serie sugli attuali sistemi, con tutta la frenesia e la personalizzazione che ha nel proprio DNA.

Una storia da scoprire, giocando e rigiocando

Visti gli anni passati dall’ultimo capitolo, la storia racconta una vicenda inedita, che può essere seguita anche se questo è il vostro primo Armored Core. Rubicon 3 è un pianeta piuttosto sfortunato. Su di esso si trova il Coral, una risorsa preziosissima che potrebbe far avanzare l’umanità in modo incredibile. Peccato che qualcosa vada storto e il pianeta e tutto quello che lo circonda finisca avvolto dalle fiamme. La nostra storia inizia 50 dopo, quando sul pianeta ormai distrutto torna a comparire proprio il Coral. Tra le corporazioni che se ne vogliono appropriare per arricchirsi e alcuni gruppi di superstiti che vogliono impedire un’altra catastrofe, ci sarà il nostro protagonista. Con un passato sconosciuto alle spalle, l’umano potenziato di quarta generazione 621 inizierà ad operare come mercenario sotto la supervisione di un certo Walter, il quale lo guiderà attraverso le missioni da compiere, fino a ritrovare un proprio scopo.

Il mech su cui inizierete vi sembrerà già bellissimo. Presto però scoprirete quante possibilità avrete per migliorarlo

Rispetto ai giochi a cui ci ha abituato From Software, la storia di Armored Core VI: Fires of Rubicon è un po’ più chiara e lineare. Avvertirete però subito una certa distanza tra personaggi ed eventi, visto che li vedremo solo tramite il mech che pilotano, ascoltando unicamente la loro voce in comunicazioni radio. La trama comunque si evolverà fino a portarvi al primo dei finali. Per vedere gli altri dovrete rigiocare il titolo, sbloccando scelte prima precluse, così che poi nella terza e ultima run si sblocchi un capitolo extra che porterà al vero finale. Alcune missioni andranno rigiocate ma, in base a nuove scelte disponibili, potrebbe cambiare la vostra fazione, modificando di fatto il percorso verso il nuovo finale. Questa scelta può sembrare strana, ma funziona grazie a sorprese ben inserite, ai tantissimi elementi da sbloccare con cui creare diverse configurazioni del mech e a missioni sempre valide.

Missioni (concettualmente) semplici

Ogni missione in Armored Core VI: Fires of Rubicon ci porta in una mappa specifica e chiusa, consegnandoci alcuni obiettivi da perseguire. Talvolta dovremo affrontare nemici sempre più potenti fino allo scontro con un boss, mentre altre volte gli incarichi possono durare pochi minuti perché a tempo. In generale, avviare il gioco per una sessione relativamente breve è sempre fattibile, a meno che la sfida successiva non preveda un boss.

Quelli che vedeti sono tutti missili teleguidati che puntano contro di voi. E chi ve li lancia contro è solo il boss che sancisce la fine del primo capitolo…

Questi, in puro stile From Software, sono grossi e cattivi, capaci di distruggere un pilota inesperto con poche mosse. Per fortuna il titolo prevede checkpoint automatici e anche la possibilità di riprogettare il proprio mech prima di tornare in scena. Ad ogni modo non pensiate nemmeno per un’istante che il gioco sia un semplice sparatutto, perché vi troverete davanti sfide dannatamente difficili.

La furia della battaglia

Il gameplay che caratterizza Armored Core VI: Fires of Rubicon passa da rari momenti di calma ed esplorazione, ad altri, molto più numerosi, in cui l’azione è incredibilmente furiosa. Di questi tempi sparare all’impazzata è una caratteristica che molti apprezzano, ma se il boss che sancisce la fine del primo capitolo ti accoglie sparandoti contro un centinaio di missili teleguidati alla volta, questa dinamica rischia di spaventare. A qualcuno potrebbe bastare il livello introduttivo, quasi tutorial, e il boss in agguato alla fine per desistere. In quel caso basterà capire come gestire le distanze, i suoi punti ciechi e come sfruttare il proprio arsenale di default, ma per i nemici successivi, le cose si faranno più complesse, seppur stimolanti.

Come funziona la personalizzazione

Molto presto infatti sbloccherete alcuni componenti con cui personalizzare il vostro mech, da parti del corpo come testa, busto, braccia e gambe, fino ad armi da impugnare e altre da aggiungere sulle spalle. Ogni componente ha parametri differenti, con le armi più potenti che però solitamente pesano di più e necessitano di componenti più resistenti. Se questo da una parte fa bene alla salute del robottone, dall’altra grava sul suo peso, rendendolo più lento e richiedendo più energia durante per esempio le schivate.

Personalizzare il vostro mech sarà il primo grande passo per poter superare i nemici che vi aspettano.

Creare un mech pesante ma resistente può andare bene in certe missioni, ma in altre, conviene puntare sull’aumentare la velocità e il numero delle schivate effettuabili in successione. In pratica non esiste un mech perfetto in assoluto, ma solo tanti possibili componenti assemblabili in vari modi che possono portare ad un mech perfetto per una certa situazione, ma pessimo per altre. Con battaglie contro nemici così vari e imprevedibili, diventa chiaro che la lotta contro il boss si vince tanto sul campo, quanto in fase di progettazione.

Un grande arsenale personalizzabile

Una volta in campo la differenziazione delle armi si apprezza quando incontrano scudi o difese da demolire. In alcuni casi si possono anche caricare i colpi, bloccando però il nostro mech sul posto a causa del rinculo. Per evitare questo inconveniente arriveranno in soccorso due diverse tipologie di gambe: tetrapode e cigolato.

Le gambe in formato “cingolato” sono perfette per correre a terra. Se invece volete volare un po’ di più dovrete guardare altrove.

Le prime donano quattro gambe per maggiore stabilità e permettono anche di restare sollevati da terra, mantenendo l’altitudine. Con i cingoli creerete una sorta di carro armato che si muove rapidamente a terra, ma che viene limitato nelle fasi aeree. Sparare con bazooka e lanciagranate potentissimi però sarà possibile senza arrestare il movimento, rendendo molto offensiva questa configurazione.

Saper mirare e combattere

Il sistema di mira è affidato di default ad un lock on automatico, potenziabile tramite aggiornamenti software da acquisire. Non è perfetto, ma nel caos della battaglia viene da pensare che meglio di così fosse difficile fare. Si può anche impostare la mira manuale ma se non siete ninja di mouse e tastiera, riterrete presto questa modalità impossibile da gestire. Poco male però, perché nel mentre dovrete destreggiarvi nell’uso di fino a quattro armi contemporaneamente, spesso tutte diverse e con tempi di ricarica differenti. È tramite il loro uso che potrete “rompere la guardia” e mandare in stallo i nemici più potenti, un po’ come avveniva in Sekiro.

All’inizio sarete tentati dall’attivare l’agganciamento manuale, ma solo i ninja con mouse e tastiera dovrebbero prendere in considerazione questa possibilità…

Avversari e giocatore, oltre alla salute, hanno infatti una barra chiamata SCA. Questa aumenta ogni volta che si subiscono danni e una volta riempita manda in cortocircuito per alcuni secondi la macchina. Quando avviene a noi, sono dolori, perché i boss spesso ne approfittano in modo devastante. Se invece siamo noi a provocare questo effetto, dovremo accertarci di avere armi cariche per poter sfruttare questo momento di debolezza. Gestire tutte queste dinamiche nella furia generale può essere straniante ma dopo una fase di ambientamento, vi sentirete presto tarantolati e in grado di gestire tutto… almeno fino al prossimo nemico importante che vi verrà scagliato contro.

Cosa lo rende difficile

Parlando della difficoltà credo sia utile fare un paragone e spiegarlo. Elden Ring, confrontato con Armored Core VI: Fires of Rubicon, è un gioco relativamente facile. Permette di giocare e rigiocare aree conosciute, per ottenere esperienza e potenziarsi quanto si vuole prima di continuare. Le aree inizialmente difficili diventano più facili grazie alle maggiori caratteristiche e, seppur lentamente, si progredisce in modo sentito. In Armored Core VI: Fires of Rubicon potrete giocare tutte le volte che vorrete le missioni già affrontate e ottenere così sempre più soldi da investire in nuove armi e componenti.

Scattare, volare, usare quattro armi, tenere d’occhio la barra dello stordimento nemico: queste sono alcune delle cose che dovrete padroneggiare per completare il gioco

Il loro sblocco nel negozio però è legato all’avanzamento e se un boss principale vi inchioda al muro, anche se comprate tutto quello che il negozio offre in quel momento, dovrete non solo utilizzarlo nella giusta configurazione (e qui internet potrebbe aiutarvi), ma anche sfruttarlo al meglio per uscire vittorioso. Non potrete aumentare a dismisura la salute o la stamina del mech, o sparare al boss con armi potentissime, visto che quei componenti non li avrete ancora. Qui sta lo scoglio più grande per chi decidesse di procedere all’acquisto senza aver prima capito la vera natura di questa uscita. Provare e riprovare un boss anche più di 20 volte, non sarà un evento raro e questo può limitare l’esperienza di un giocatore non pienamente consapevole.

Comparto tecnico

Il comparto tecnico di Armored Core VI: Fires of Rubicon non è strabiliante nel senso più classico del termine, ma sa diventarlo quando si parla delle creazioni meccaniche che propone. Il vostro mech, qualsiasi componente vogliate installarvi, sarà sempre in qualche modo affascinante. Anche solo guardare le sue componenti nell’hangar, al sicuro da missili e laser, sarà estremamente gratificante. In movimento tutto migliora, grazie ad animazioni eccellenti, accompagnate da piccoli effetti speciali come retrorazzi e scintille. I combattimenti sono tanto spettacolari quanto selvaggi e qui esplosioni, effetti elettrici, spade laser e quant’altro si sprecano, dipingendo uno scenario ipnotico, quanto veloce.

Gli scenari sono piuttosto leggeri, seppur evocativi. Il grande del lavoro è però lasciato al mecha design e agli effetti speciali delle battaglie.

Sulle attuali console la fluidità non è mai in pericolo, anche grazie ad ambienti relativamente piccoli ma anche abbastanza leggeri. La distruttibilità è limitata a certe piccole strutture come container e veicoli abbandonati e non potrete per esempio radere al suolo i palazzi. Il level design comunque funziona e permette di sfruttare coperture e punti ciechi in modo intelligente.

Tutto il comparto sonoro svolge un ottimo lavoro per raccontarci questa pazzesca guerra futuristica, con musiche adatte agli scontri e anche con un doppiaggio in inglese davvero valido. I sottotitoli sono invece in italiano, ma quando le battute compaiono a schermo durante le battaglie, sarà molto difficile leggerle. Gli effetti speciali inoltre sono perfetti per il tipo di ambiente robotico ed esplosivo che riproduce, con il suono dell’allarme missili che diventerà presto una costante.

Commento finale

Armored Core VI: Fires of Rubicon è un gioco pazzesco per molti motivi, alcuni sorprendentemente positivi, altri meno. Abbiamo un gioco che sarà letteralmente amato dai patiti dell’azione che vogliono passare ore a collaudare configurazioni su nemici implacabili. L’azione in certi frangenti è senza sosta e ci si sente davvero ai comandi di un bestione meccanico alto alcuni piani, mentre sfreccia tra colpi di mortaio, missili, laser giganti e quant’altro. La storia poteva essere raccontata meglio, ma se si ha la costanza di proseguire attraverso le difficoltà e tre partite diverse, offre più di quanto si possa credere. I fan della serie impazziranno di gioia, ottenendo quello che hanno sempre sperato.

Che gioco con i robottoni sarebbe se non ci fossero e spade laser?

Tutti gli altri che magari non conoscono la gloriosa storia della saga e si avvicinano solo per la firma di From Software, potrebbero diventare fan irriducibili o rimanere spiazzati dalla difficoltà, talvolta anche un po’ falsata di certi momenti. Se una missione non si supera, qui non si può andare in giro a potenziarsi, ma solo guadagnare soldi per comprare la configurazione migliore. Anche così, farcela rimarrà sempre una questione di abilità purissima e ripetere ad oltranza lo stesso scontro può scoraggiare e portare ad abbandonare il gioco ben prima che abbia mostrato il suo potenziale. Riassumendo all’estremo: un gioco bellissimo, ma non per tutti.

Pro

– La storia riserva sorprese

– Un action game purissimo

– Costruire il proprio mech è esaltante

– Boss spietati e sfidanti

– Grande mecha design

– Fluido, veloce e spettacolare

Contro

– Personaggi inizialmente quasi eterei

– Picchi di difficoltà notevoli e ingiustificati

– Il potenziamento è legato alla progressione

– Vi scoprirete creativi nell’imprecare (forse è un pro?)

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