Starfield – Recensione

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A lungo atteso e da ancor più tempo sognato, Starfield si è finalmente concretizzato sui sistemi Xbox e PC. Tra aspettative e promesse giganti, l’esplorazione spaziale di Bethesda prova a inserire in un solo gioco un intero universo. Immenso e capace di garantire centinaia di ore a chi saprà apprezzarlo, si è però dimostrato pur sempre un prodotto di questo mondo, con i suoi pregi ed i suoi difetti. C’è chi lo definisce un capolavoro e chi invece lo sta trovando troppo artificiale e macchinoso. Dopo soli venti giorni dal day-one anticipato e con un gioco così immenso, capire chi potrebbe aver ragione è molto complesso, anche perché molto dipende da quello che si cerca. Con questo spirito proverò a raccontarvi punti di forza e debolezze di questo nuovo, attesissimo viaggio nello spazio.

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Una trama semplice per un universo complesso

La storia di Starfield, considerando il suo incipit, è estremamente semplice. Mentre il nostro personaggio sta lavorando per un gruppo di scavo su un pianeta lontano, si imbatte in un manufatto che gli mostra una visione incomprensibile. Scoprirà che questo reperto è solo uno dei tanti sparsi nel cosmo e che c’è un gruppo chiamato Costellation che ne ha già recuperati altri, cercando di capire il mistero che nascondono. Parte così un’avventura che ha un inizio e una fine, ma anche un grandissimo numero di deviazioni e scelte. Fare la conoscenza dei membri di Costellation è infatti un passo obbligatorio, ma non appena riceverete la prima missione principale, si sbloccheranno sidequest molte allettanti.

La prima riunione con Costellation è l’inizio della nostra avventura

Queste hanno la capacità di sorprendere in più modi, creando sviluppi che spesso aprono le porte ad ulteriori missioni secondarie. Nel mio caso (vi parlo delle primissime ore) ho accettato di aiutare un botanico, ho provato a rubare un sensore che gli serviva, sono stato visto e ho potuto scegliere se arrendermi e andare in prigione o combattere. Ovviamente avrei anche potuto ricaricare il salvataggio ma, preferendo la resa per vedere come sarebbe stata gestita la situazione, sono finito in galera. Qui sono stato arruolato (per mia scelta) in una missione di copertura contro alcuni pirati spaziali. Le scelte sono continuate e solo dopo una decina di ore, con una nave ancora acerba che non offriva troppe garanzie per affrontare le distanze richieste per proseguire, ho scelto di iniziare la missione principale.

Missioni tra i pianeti

Con lo spirito di avventura e la voglia di andare in giro per vedere in cosa ci imbatteremo, Starfield sa sorprendere molto spesso. La scrittura delle situazioni e dei dialoghi rende piuttosto concreta la sensazione di stare agendo in un universo in cui gli eventi possono ribaltarsi e modificarsi, in base a scelte compiute anche molte ore prima. Questo è un grande punto di forza della nuova produzione Bethesda, che risulterà molto familiare a chi in passato ha apprezzato Fallout o il buon vecchio Skyrim.

Il nostro caro sistema solare, un granello all’interno dell’universo. Se solo ce lo ricordassimo più spesso…

Se quindi non manca una coesione in quel che succede, i tanti pianeti all’interno di Starfield rendono l’esplorazione frammentaria. Chiunque avesse una minima idea di cosa voglia dire inserire 1000 pianeti all’interno di un gioco, sapeva che molti sarebbero stati deserti (come nella realtà) e fondamentalmente privi di spunti. Per la maggior parte di essi, Bethesda si è affidata ad uno sviluppo procedurale che, ovviamente non può rivaleggiare con il design artigianale e più dettagliato delle location principali.

Il vuoto dello spazio

Capita quindi di atterrare su pianeti in cui non c’è nulla da fare se non scansionare aree e recuperare un po’ di minerali. Poi possono anche esserci momenti in cui si combatte contro qualche umano o alcune creature aliene, ma l’unico vero motivo che mi ha spinto ad atterrare un po’ ovunque, era vedere se si avviava una qualche missione. Sono le missioni, siano esse primarie o secondarie, a spingerci verso un’esplorazione che altrimenti sarebbe un po’ troppo fine a sé stessa.

Scansionare materiali e aree specifiche sarà divertente per le prime due o tre volte, ma poi ci si rende conto che per vivere Starfield occorre giocare le missioni. Magari con un veicolo di superficie…

Inoltre l’idea di poter viaggiare liberamente da un pianeta all’altro si ridimensiona quando si scopre che lo spostamento non si svolge ai comandi della propria nave, bensì attraverso una rotta da tracciare su una mappa del menu. Dopo un caricamento ci si troverà direttamente sul pianeta scelto, come accade con un viaggio rapido tra due quartieri della stessa città. La cosa accorcia ovviamente i tempi morti, ma smorza anche la sensazione di eseguire salti di alcuni anni luce.

Tutorial dove siete?

Accettare questi compromessi potrebbe però essere secondario per i giocatori meno esperti, attratti dal nome altisonante e dalla presenza del gioco sul Game Pass. Starfield è un titolo ricchissimo di possibilità, ma i tutorial messi a disposizione del giocatore, sono solo testuali e non offrono quasi mai l’idea di aver padroneggiato una meccanica.

Le tantissime meccaniche che caratterizzano Starfield avrebbero meritato spiegazioni più chiare e interattive.

La scansione dei pianeti in orbita, la funzione dello scanner, la costruzione di un avamposto, non comprendono una missione che ci chiede di mettere in pratica queste competenze da acquisire. Il compito di impararle viene lasciato interamente al giocatore e, se non si ha un po’ di esperienza con le dinamiche di Bethesda, si rischia di rimanere spaesati e di non sfruttarle. Questo può compromettere il divertimento e se è vero che c’è un sottomenu “Aiuto” che spiega moltissime nozioni, un miglior inserimento di tutorial concreti, avrebbe giovato all’esperienza generale.

Sparatorie tra le stelle

Un’altra questione da considerare riguarda i combattimenti. Starfield permette di risolvere un sacco di situazioni senza sparare un singolo colpo, beneficiando di aiuti che arrivano dalle abilità del nostro protagonista o dalle scelte che effettueremo in specifici dialoghi. Con tutta la buona volontà del mondo però, prima o poi finirete per imbracciare un fucile, e qui la situazione si fa delicata. Starfield ha un buon feedback delle armi, così come un sistema di looting e crafting piuttosto vario e ben ricreato. Trovare strumenti sempre più potenti e rari è un buon incentivo, senza scadere nel recupero ossessivo di un Diablo o un Destiny.

Uno dei tanti bersagli umani che ci troveremo a sforacchiare. L’IA meritava molta più cura e speriamo che la situazioni migliori in futuro.

Dove però la situazione si incrina, è nel comportamento degli avversari. Questi spesso, o si inchiodano sul posto, o si espongono in modo irresponsabile e finiscono per diventare bersagli eccessivamente semplici da abbattere. Qualcuno consiglia di aumentare il livello di difficoltà del gioco, ma questo non risolve comportamenti che talvolta sembrano casuali. Poi è spassoso liberare un avamposto come uno space marine, ma considerando che molti nemici sono minacce ridicole, è evidente che qualcosa sia andato storto.

Una nave poco sfruttata

Riguardo il combattimento spaziale, la situazione è leggermente diversa. Muoversi attorno ai pianeti sarà l’unico momento in cui potremo guidare la nostra navicella e qui, talvolta potremo contattare altre navi, talvolta dovremo combatterle. I controlli in questo caso sono piuttosto semplici, ma l’idea di dover riassegnare limitate unità di potenza ai diversi sistemi della nave, come scudi e motore, rende questa fase un po’ più profonda del previsto. Anche in questo caso le navi nemiche puntano più sul numero che sulle variabili delle loro strategie, ma alcune battaglie potrebbero costringervi a qualche riavvio di troppo.

Le battaglie nello spazio sono piacevoli ma senza guizzi particolari. Peccato che la navicella serva praticamente solo a questo.

Purtroppo la limitata importanza della nave spaziale nell’economia del gioco va a sminuire la fase di creazione di un vostro velivolo. Questo potrà essere modificato a fondo, ma occorrerà un po’ di pazienza per capire come smontare e rimontare la propria nave. Per i più pigri c’è comunque un sistema di potenziamento più immediato e semplice, almeno fintanto che non vi deciderete a improvvisarvi ingegneri aerospaziali.

Un personaggio con tante sfide

Prima di passare al comparto tecnico vanno spese un po’ di parole riguardo alla creazione del proprio personaggio, solitamente fondamentale in un RPG. All’inizio potrete selezionare diverse caratteristiche, compreso un background che vi fornirà da subito alcune abilità già sbloccate. Sentitevi liberi perchè le scelte fatte in questa sede sono piuttosto marginali, seppure alcune possano apparire parecchio divertenti.

Creare il proprio personaggio è sempre divertente, ma non stateci a pensare troppo. Avrete tempo di svilupparlo all’infinito.

Ogni altra abilità non scelta potrà infatti essere sbloccata con i classici level up ma, a differenza di quanto visto altrove, spendere un punto ci offre il bonus indicato e attiva anche una sfida da superare. Spesso si tratta di compiere più volte una determinata azione, come per esempio far fuori nemici con armi a proiettile o usare il jetpack durante i combattimenti. Raggiungere l’obiettivo richiesto, ci permette di spendere un ulteriore punto abilità che aumenterà il vantaggio bonus e sbloccherà un ulteriore sfida. Ogni abilità è migliorabile fino al quarto grado, e considerando che non esiste un livello oltre il quale il nostro personaggio potrà andare, avrete totale libertà.

Come gira?

Tecnicamente potrei tagliare corto dicendovi che Starfield porta con sé tutti i limiti delle produzioni Bethesda, ma rischierei di essere un po’ troppo sbrigativo. Al contrario di altre produzioni dello sviluppatore americano, il titolo è più rifinito di quanto si possa pensare. Non mancano situazioni insolite, compenetrazioni, problemi grafici e qualche freeze o crash, ma nulla ha mai compromesso la godibilità dell’opera o i miei salvataggi. Nel mio caso ho giocato sia su Xbox Series X, sia su un PC fisso e su portatile PC piuttosto nuovi, e mi sono sempre goduto l’avventura senza difficoltà.

La versione migliore di Starfield si gioca su PC con hardware piuttosto potenti, ma anche su Xbox Series X ci si diverte. A patto di giocare con la fluidità settata a 30 fps (abbastanza stabili).

Su Xbox i caricamenti sono risultati un po’ più lunghi che su PC e in fase di spostamento tra i pianeti, le attese si sono allungate. Da questo punto di vista la meccanicità di doversi muovere tramite menu viene a galla in modo evidente.  Inoltre il gioco scorre a 30fps, una fluidità comprensibile e accettabile per quello che fondamentalmente è un RPG. La scalabilità su PC è altissima, ma mettete in conto di installarlo su un SSD, altamente raccomandato dallo sviluppatore e, a parer mio, praticamente obbligatorio.

Il lato umano della tecnologia

Al di là dei pianeti più desolati, esistono anche aree più popolate come l’iniziale Nuova Atlantide, ma la volontà di renderle vive stride con la presenza di PNG troppo meccanici e poco credibili. Va invece premiato il design generale che caratterizza il gioco, mostrando tecnologie che appaiono più funzionali che stilisticamente futuristiche. Ciò offre un approccio scientifico che accompagna perfettamente l’esplorazione spaziale proposta, ricordandoci che questo viaggio non vuole essere in alcun modo simulativo.

Nuova Atlantide è uno dei pochi insediamenti molto popolati dell’universo di Starfield. Non è però particolarmente vivo in fatto di interazioni (e aspettiamo l’inserimento di una mappa).

Durante i dialoghi l’effetto “manichino” di certi personaggi purtroppo è presente, nonostante le animazioni facciali li rendano un po’ più vivi che in passato. La mole di dialoghi presenti ha impedito inquadrature più cinematografiche, ma se non cercate il dinamismo a tutti i costi, vi andrà bene anche così. Ogni parola di Starfield è pronunciata in un ottimo inglese, ma i sottotitoli in italiano sono sempre presenti, oltre che fedeli. Le musiche svolgono bene il loro ruolo di accompagnamento, senza dimostrarsi protagoniste, ma in grado di catturare l’atmosfera che il gioco vuole trasmettere.

Commento finale

Starfield è un gioco enorme e per questo imperfetto. L’ambizione di voler ricreare un vero universo con un migliaio di pianeti fa onore a Bethesda, ma l’ha anche costretta a scendere a diversi compromessi, alcuni comprensibili, altri imprevisti. La proceduralità di molti pianeti era obbligatoria per poter portare a casa l’obiettivo, ma scendere su ciascuno di loro non è necessario per godersi questa nuova avventura spaziale. Seguire le missioni e farsi guidare dalla curiosità, vi porterà in luoghi ricreati con cura e in cui troverete sempre qualcosa da fare, che sia combattere, piuttosto che persuadere. Tra i compromessi che non ci si aspettava, il più visibile riguarda invece l’IA nemica e quella dei propri compagni, deficitaria e talvolta visibilmente buggata.

Manca poi un vero tutorial che accompagni il giocatore nella scoperta delle tantissime meccaniche che gli vengono concesse. Molte rischiano di non essere esplorate per colpa di una quality of life scarsamente ottimizzata, specie quando si tratta di costruire un insediamento, piuttosto che una nuova nave. Anche i viaggi tra i pianeti perdono efficacia per colpa della loro esecuzione che può avvenire solo tramite menu. Questi problemi sono prontamente stati riportati a Bethesda, la quale sta già lavorando a patch correttive e ad aggiunte.

Starfield va quindi considerato non come un punto di arrivo, quanto un punto di partenza per un gioco che avrà una vita molto lunga, anche grazie alla futura apertura alle mod, strumenti che hanno fatto la fortuna di molti giochi Bethesda prima di questo. Aspettare questi accorgimenti e queste novità è sacrosanto, ma va ricordato che Starfield è molto valido già da ora, offrendo divertimento e sorprese a tutti quelli che vorranno iniziarlo, anche su Game Pass.

Pro

– Un universo di avventure

– Missioni dappertutto

– Eventi sorprendenti

– Tanti modi per risolvere quasi tutte le situazioni

– 1000 pianeti a disposizione

– Buon level design delle location principali

– Ottimo doppiaggio inglese con sottotitoli in italiano

– Meno bug di quanto ci si potrebbe aspettare

Contro

– Tutorial scarsi o assenti

– Molti pianeti creati proceduralmente

– IA di nemici e alleati problematica

– Si viaggia impostando una rotta dalla mappa

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