Total War Pharaoh – Recensione

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Creative Assembly è un nome ormai caro a tutti gli appassionati di strategici su Pc. I suoi giochi hanno immerso i videogiocatori nelle più svariate epoche belliche, alla guida di qualche nazione o condottiero di prim’ordine pronto a scrivere nuove pagine di Storia. Il parallelo percorso, di successo, intrapreso nel mondo fantasy di Warhammer, non ha di certo allontanato il team dalle proprie origini e proprio per questo è stato sviluppato e recentemente pubblicato Total War: Pharaoh.

A tre anni di distanza da Total War Saga: Troy, lo stesso distaccamento con sede a Sofia è stato selezionato per dedicarsi a questo nuovo progetto più storico, incentrato – come desumibile dal nome – nell’epoca degli antichi e gloriosi faraoni e non solo. Dopo diverse ore alle prese con lo strategico in oggetto, possiamo tranquillamente anticiparvi di avere tra le mani un progetto molto più solido e convincente del suo predecessore, anche se siamo ancora un po’ lontani dalle vette qualitative del passato.

Un popolo forte, ma diviso

Il periodo scelto per Total War: Pharaoh è tra quelli più antichi e lontani, risalente precisamente alla fine dell’Età del Bronzo. Nello specifico, tra regnanti e fazioni che dalle sponde del Nilo toccano tutta la costa del Medio Oriente arrivando fino all’odierna Turchia, in una mappa di gioco forse troppo contenuta per gli standard di un capitolo principale della saga.

Si tratta di un periodo in realtà discretamente affascinante, tra l’instabilità del regno del faraone Merneptah e i successori pretendenti al trono, senza dimenticare i razziatori cananei e il potenziale di una società culturalmente all’avanguardia come quella degli ittiti, frammentata nel profondo da vari ideali politici. Si tratta di elementi storicamente accurati alla base, ma sui quali la software house ha giocato parecchio con una certa creatività e libertà narrativa a favore di un gameplay molto ricco per variabili da dover considerare durante i round.

Dedicarsi ai generali della fazione egizia concede tanti rischi quante opportunità espansionistiche fin dai primi turni.

Imprevisti d’Egitto

Lo stile delle fazioni è volutamente basato sulla centralità del rispettivo generale principale, con uno stile che ricalca – nel bene e nel male – lo stesso utilizzato nel precedente lavoro del medesimo team ambientato durante la Guerra di Troia. Ciò in Total War: Pharaoh mette sotto un’ottima luce l’elemento della religione, ben suddiviso tra le tre culture principali presenti e giocabili. Troveremo edifici e divinità differenziate per bonus e malus molto variegati e che possono cambiare il modo di giocare.

Sotto questo punto di vista è anche apprezzabile la rappresentazione dell’instabilità politica sociale che caratterizza i vari territori nelle sessioni più avanzate delle partite. Tra tempeste e calamità naturali di ogni sorta, troviamo anche le incursioni dei “popoli del mare”. Queste ricordano in modo più letale e pericoloso gli assalti dei Mongoli nei precedenti capitoli medievali. Le partite, in sostanza, non annoiano mai e sotto questi piani coinvolgono molto il giocatore, gettando alcuni standard per i prossimi capitoli più grandi.

Rimangono delle incertezze sulla quantità di fazioni giocabili, solo 8 al lancio, con le ombre di eventuali dlc a pagamento nemmeno così lontane considerando la politica di Creative Assembly in merito.

Le opzioni religiose per le varie fazioni sono sorprendentemente stratificate.

Unificare il Regno

Il gameplay di Total War: Pharaoh, in sostanza, ricalca quello tipico della serie. Alterna la gestione a tutto tondo di territori, e città in essi presenti, alle tipiche e massive battaglie in tempo reale. La resa estetica della mappa, per quanto ricca di dettagli, non riesce però a trasmettere un reale senso di stupore. I vari edifici presenti, per esempio, sono troppo simili tra loro. A parte ciò la cura per gli indumenti dei vari generali regala qualche picco qualitativo durante vari momenti.

Oltre a ciò, rimane qualche singhiozzo di troppo sulla fase gestionale delle varie risorse, fumosa tra menu e voci. Questo metterà in difficoltà anche i giocatori più attenti, complicando la raccolta di pietra, grano, bronzo o legname a seconda delle esigenze. Le varie regioni, in teoria, possono avere dei focus per l’estrazione di una risorsa rispetto alle altre, ma non sempre ciò viene esplicato nel migliore dei modi, rendendo confusionaria anche la pianificazione espansionistica verso i terreni limitrofi.

Le battaglie in tempo reale sono coinvolgenti e di spessore.

In egual misura ci saremmo aspettati qualcosa di più anche sul piano della diplomazia di Total War: Pharaoh. Il tessere legami più o meno profondi difficilmente si discosta dal classico trittico patto di non aggressione, accordo commerciale e dichiarazione di guerra.

La varietà apportata dalla meccanica su Total War: Three Kingdoms rimane ancora un punto di riferimento per la serie, ma in egual misura pende sulla testa dei progetti successivi come una Spada di Damocle, ricordando agli utenti tutti i loro limiti.

Per le battaglie in tempo reale, Total War: Pharaoh torna su terreni ben più agiati e piacevoli. Il sistema permette di gestire moltissime truppe in tempo reale generando moltissime soddisfazioni, soprattutto durante gli assedi. Si sente un poco la mancanza – considerando il periodo – delle truppe a cavallo, sostituite da rari e letali unità su carri da guerra. Però la suddivisione delle truppe di terra su più classi, colma questo limite ed aggiunge numerose opzioni per le tattiche belliche.

Ultimo, ma non per importanza, ci teniamo a segnalare come anche in Total War: Pharaoh non sia presente il doppiaggio in italiano. Per chi non mastica l’inglese abbiamo – come da abitudine – dei comodi e completi sottotitoli nella lingua nostrana, così come per tutte le voci di menu e finestre che vanno a comporre l’interfaccia di gioco.

L’Età del Bronzo mantiene un certo fascino, ma per la mappa di gioco ci aspettavamo più elementi e dettagli.

Commento finale

Total War: Pharaoh alterna momenti di spessore, capaci di gettare nuovi standard per il brand di Creative Assembly, ad altri decisamente meno riusciti. Il suo essere a metà tra gli spin-off e i capitoli principali rappresenta croce e delizia del lavoro affidato al distaccamento bulgaro del colosso inglese. Saprà sicuramente divertire i fan della saga, ma non aspettatevi quella maestosità richiesta a gran voce e che ha caratterizzato alcuni episodi del passato.

Pro

– Contesto storico affascinante nonostante le libertà creative
– Tantissime variabili che rendono i round dinamici e impegnativi
– Le battaglie in tempo reale sono sempre un piacere da vivere

Contro

– Diversi limiti sul piano diplomatico e finanziario
– Contenutisticamente, tra fazioni giocabili e grandezza della mappa, si poteva fare di più

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