Alan Wake 2 – Recensione

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Tutti i giochi di avventura hanno una storia da raccontare, ma pochi riescono davvero a coinvolgere. Tra i più forti in questo campo c’è Remedy, sviluppatore finlandese che si è sempre distinto nel creare storie forti e potenti. Escluso il primissimo Death Rally, con Max Payne questa abilità è esplosa, portandoci prima un sequel e poi l’amatissimo Alan Wake. Nato come esclusiva Xbox 360, il gioco raccontava le incredibili vicende di uno scrittore e dell’enorme potere della sua arte. 13 anni dopo, con alle spalle Quantum Break e soprattutto Control, la sua vicenda può continuare ad essere raccontata. Alan Wake 2 (qui la pagina ufficiale) riprende quindi le fila lasciate in sospeso nel 2010 e ci riporta in un’avventura indimenticabile.

Parlare della storia di Alan Wake 2 è difficilissimo per almeno due motivi. Il primo è che la trama è molto complicata, anche nel caso sappiate già cos’è successo in passato e conosciate, almeno a grandi linee, l’altro grande gioco di Remedy, Control. In secondo luogo è difficile parlarvene perché ogni informazione svela un po’ del mistero su cui si fonda il gioco. Proviamo quindi a fare gli equilibristi e a raccontarvi solo lo stretto indispensabile.

L’indagine di Saga a Alex può iniziare, con tanto di titoli di testa.

Come nella realtà, sono passati 13 anni dagli eventi che hanno segnato la sparizione di Alan Wake. Dopo questo periodo di quiete, Bright Falls, cittadina protagonista di quelle vicende, vede comparire nei suoi boschi una setta che compie raccapriccianti omicidi rituali. Ad investigare arriva l’agente del FBI Saga Anderson e il suo collega Alex Casey. I tragici avvenimenti portano alla luce fenomeni inspiegabili che segneranno il percorso dei due detective, rivelando il fato dello stesso Alan Wake. Come questo avvenga e come si evolva la storia va semplicemente scoperto, giocando in prima persona quello che Sam Lake ha pensato e scritto per noi.

Sam Lake fa parte del cast e non può esimersi dall’interpretare un certo detective quasi omonimo del celebre Max Payne a cui ha prestato il volto in origine.

Questo artista, celebre per aver prestato il volto al mitico Max Payne, si conferma uno dei più grandi scrittori e sceneggiatori del medium videoludico. Riesce infatti a scrivere una storia potentissima e, allo stesso tempo, unire sotto lo stesso tetto i precedenti giochi Remedy. Control è sicuramente il più collegato, ma troverete rimandi più o meno significativi anche ad altre uscite. Non è necessario conoscere tutta la produzione dello sviluppatore, ma chi ha avuto la fortuna di seguire i suoi passi, potrà godersi ogni rimando… a patto di riconoscerlo.

Al contrario di tanti giochi odierni in cui spesso si sacrifica una trama complessa per ampliare il proprio pubblico, Alan Wake 2 va dritto per la sua strada. L’inizio nei panni di Saga, potrebbe rendere più semplice il passaggio di informazioni ma, da lì a poco, arriveranno una marea di elementi che non potranno essere colti da chi non ha mai affrontato il primo episodio. Per qualcuno sarà un freno all’acquisto, per tutti altri dovrebbe essere uno sprone a giocare la remaster uscita in tempi recenti e magari anche Control. Il gameplay di entrambi i giochi è molto diverso, specie il secondo, ma l’intreccio che anima la storia guadagnerà valore.

Alcune dinamiche base della serie restano immutate, ma questo secondo capitolo abbraccia il genere dei survival horror senza pensarci un secondo. E la scelta paga.

Per chi se lo sta chiedendo, Alan Wake 2 abbandona lo spirito più action dell’originale, per tuffarsi anima e corpo nel mondo del survival horror. Il risultato è incredibilmente efficace, poiché punta tutto sulla costante sensazione di pericolo. I nemici non sono numericamente soverchianti, ma sanno come far male e come apparire in scena. Non è tanto una questione di jump scare, ma di saper gestire le paure del giocatore, non dandogli mai certezze a cui aggrapparsi.

Possono delle semplici ombre spaventare tanto? Scoprirete presto che sì, possono.

L’esempio più lampante sta nei nemici che incontrerà Alan. Il luogo in cui si muoverà è pieno di ombre che possono essere impalpabili ed innocue manifestazioni, così come pericolosi nemici. Puntare la torcia senza scaricare le pile può dissipare lentamente le ombre innocue, ma nel frattempo potrebbe assalirvi qualcosa che richiede la luce più intensa. Ecco dunque che ci si aggira cercando di tenere le distanze, sperando che le ombre spariscano, facendoci talvolta sprecare batteria, talvolta salvandoci la vita.

Il sistema di mira funziona a dovere e rende le fasi action precise ma sempre tese. Non aspettatevi però di sparare come in un Resident Evil 4 o anche solo come nel primo Alan Wake. Le munizioni saranno infatti poche e i luoghi in cui cercarne altre potrebbero portarvi a fare incontri poco piacevoli. Inoltre anche le fasi di risoluzione di enigmi, appaiono più approfondite rispetto a quanto visto nella saga Capcom. Spesso serve capire un codice, interpretare quello che dice una lettera.

Accanto ad enigmi obbligatori, si affiancano puzzle ambientali facoltativi ma utili per raccogliere informazioni e ottenere preziosi consumabili, munizioni comprese.

Molti collezionabili opzionali si ottengono esplorando ed osservando l’ambiente con occhio attento. Poi ci sono anche situazioni meno ortodosse, come quelle in cui Alan dovrà usare una speciale lampada per catturare la luce di alcune lampadine e restituirla in altri luoghi. Questo cambierà il mondo attorno a voi, svelando segreti, ma anche possibili minacce. In generale non impiegherete più di pochi minuti per risolvere l’enigma, ma la soddisfazione sarà sempre elevata.

Alan Wake 2 sfrutta a dovere i due protagonisti che propone. Saga indagherà a Bright Falls e nei suoi boschi, cercando di risolvere un caso inquietante. Le sue scampagnate avverranno nel mondo reale, seppur non manchino momenti ben più metafisici. I nemici che incontrerà faranno parte della setta che sta mietendo vittime, ma anch’essi saranno avvolti da uno scudo di oscurità. Prima dovremo di colpirli con la luce della torcia per renderli vulnerabili e poi potremo stenderli con il caro vecchio piombo.

Saga combatterà a Bright Falls, Alan dovrà destreggiarsi in una oscura versione di New York. In entrambi i casi, la torcia sarà fondamentale per uscirne vivi.

Alan invece si aggirerà in una New York distorta. Cosa sia quel posto lo dovrete scoprire, ma le ambientazioni dei due personaggi, una più rurale e naturale, l’altra totalmente cittadina, avranno molti modi per mostrare il loro lato oscuro. Il cambio di ambientazione ovviamente fa benissimo alla varietà e rende diversi i modi in cui potremo progredire. Inoltre, se all’inizio e alla fine dell’avventura, dovremo impersonare il personaggio che ci assegna il gioco, per una buona parte centrale, potremo scegliere quale delle due vicende seguire.

Anche i personaggi avranno specifici “poteri”. Saga, da ottimo profiler, utilizzerà il Luogo Mentale, una stanza in cui metterà in ordine le prove che otterrà, scoprendo dove andare e come far proseguire le indagini. Queste fasi non permettono errori, ma sono comunque utili per tirare le fila della vicenda e capire cosa sta davvero succedendo. Il piglio investigativo e i ragionamenti di Saga rendono bene l’atmosfera e aiutano anche il giocatore a seguire e capire quello che sta accadendo.

Il Luogo mentale di Saga ci permette di tenere traccia di quello che succede e di scoprire nuove piste per proseguire con la storia. Non si può sbagliare, ma resta intrigante.

Alan invece potrà raggiungere in ogni momento la Stanza dello scrittore, il luogo dove le sue parole potranno plasmare la realtà. Girando per questa versione di New York scoprirete scene e personaggi che potranno cambiare la realtà che conoscete, aprendo porte o facendo accadere avvenimenti. I cambiamenti in tempo reale sono bellissimi da vedere e ci portano dritti al prossimo fondamentale punto: lo stile artistico.

Alan Wake 2 è un titolo straordinario da vivere. Ci fa sprofondare in una serie di dettagli grafici impressionanti che, nella peggiore delle ipotesi, arricchiscono le nostre sensazioni. Nel migliore invece ci raccontano storie non scritte che delineano un mondo in cui la scrittura è davvero protagonista. Fin dall’inizio assisteremo a scene che appaiono in controluce, altre in trasparenza e che si sovrappongono.

Cara Saga, quando un bosco si interseca con quello che sembra un tunnel della metropolitana, significa che sei in grossi guai…

Ci sono interi segmenti in cui guarderemo filmati in cui si muovono gli attori che interpretano i protagonisti e altre con video che si integrano direttamente nel gameplay. Probabilmente crederete di aver già assistito a queste scelte registiche, ma onestamente non ricordiamo nessun videogioco prima di questo che faccia scelte così coraggiose e visionarie.

Il motore grafico che muove tutta l’avventura è il Northlight Engine, creato da Remedy e già usato in Quantum Break e Control. I primissimi giorni dopo il day-one abbiamo notato diversi glitch, ma già ora molte imprecisioni e difetti grafici sono stati corretti. La nostra prova su Xbox Series X è andata via senza problemi, con solo alcuni bug minori e risolvibili nella peggiore delle ipotesi con un riavvio del gioco.

Non mancano scorci meno cupi, ma non sorprendetevi se vicino a Cauldron Lake tutto si trasforma in qualcos’altro.

Non abbiamo invece potuto testare la versione PC e quello che può offrire con una buona scheda video. Sappiate però che i requisiti minimi sono molto alti, quindi acquistatelo senza paura solo se il vostro sistema è almeno di fascia media.

E poi c’è tutta la parte audio, altra grandissima protagonista del lato artistico. Sussurri, bisbigli, rumori in fondo ad un tunnel, fruscii degli alberi mossi dal vento, passi nelle pozzanghere, la giacca di Saga che sfrega mentre si muove… Il livello di dettaglio audio è qualcosa di gigantesco, capace di creare sensazioni ancor prima che emozioni. E dopo le meraviglie del primo capitolo, potevano mancare le musiche? Certo che no! Quindi ecco che ritroviamo canzoni inedite create per l’occasione e capaci di raccontarci un’altra parte di storia.

Il gioco è doppiato in diverse lingue ma manca l’italiano. Ci sono però i sottotitoli che compensano degnamente l’ottima recitazione degli attori coinvolti da Remedy. Non manca qualche problema relativo a sovrapposizioni e poche frasi non tradotte, ma riuscirete sempre a seguire la storia… a meno che Sam Lake non scelga diversamente. Infine, per ora il gioco è in vendita solo in formato digitale. Ricordiamo che essendo un gioco nato solo grazie al supporto di Epic Games, su PC lo trovate esclusivamente su Epic Games Store. Non ci sono informazioni riguardo una futura versione fisica, ma noi ancora speriamo in una Collector’s Edition da affiancare a quella in stile libro del primo episodio.

Alan Wake 2 è quello che i fan speravamo quando si pensava ad un sequel, e forse anche qualcosa di più. Arrivare in fondo significa aver affrontato un viaggio potentissimo, con momenti memorabili fatti di scelte registiche, idee di gameplay rese possibile dalle nuove memorie SSD e da emozioni forti ed intense. Non aspettatevi di capire al volo ogni cosa della trama e anzi non sorprendetevi se qualcosa alla fine non quadra. Non solo è normale, ma fa parte del fascino di un RemedyVerse in cui tutto è possibile e modificabile.

Vicoli bui, personaggi fittizi che incontrano i propri autori, una lampadina salvifica sullo sfondo e oscurità tutt’attorno. Questi sono solo alcuni dei tanti elementi cardine di un gioco mostruoso.

Alcuni misteri in passato sono stati rivelati da Sam Lake anni dopo l’uscita di un gioco, all’interno di un altro titolo, apparentemente slegato. Se siete curiosi, dopo averlo completato andate a cercare informazioni su internet, ma prima godetevi tutto quello che Alan Wake 2 propone. Giochi di questo tipo sono rari e, se avete l’età giusta per godervelo, sarà il fascio di luce che trapassa l’oscuro anonimato di tante altre produzioni.

Pro

– Il sequel attesissimo che non delude

– Trama complessa, articolata e sorprendente

– Personaggi gestiti magistralmente

– Idee geniali, ben piazzate

– Survival horror vero

– Artisticamente potentissimo

Contro

– Occorre conoscere fatti pregressi per non sentirsi ancora più spaesati

– Il suo essere poco chiaro non piacerà a chi cerca orrori più “normali”

– Qualche bug minore da risolvere

– Non esiste (ancora?) una qualche versione fisica

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