Sergente Immortale-Recensione

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Sergente Immortale è uno di quei fumetti la cui recensione parte quasi sempre nello stesso modo.
Pur non essendo un sequel infatti, la coppia di autori Joe Kelly e Ken Nimura, ci aveva già regalato una grande storia a fumetti anni fa (I kill Giants) che ebbe un grandissimo successo di pubblico e critica.
Per dirla fuori dai denti, è piaciuto molto pure a me, e a me, notoriamente non piace nulla.

Scaldare i motori

Una recensione di Sergente Immortale quindi, una volta toltasi dalla scarpa la lode spergiurata a quello che è venuto prima, di solito poi parla del fumetto, e mi sembra giusto, ma io volevo solo aggiungere un pezzetino di storia, per renderla un poco più mia. Joe Kelly, l’autore di questa storia, ha creato il più bel ciclo mai scritto della famosa Justice League, e fidatevi, perché io della Justice League ho letto ogni singolo numero.
Ora possiamo andare avanti per davvero.

Pubblicato da Image Comics in America (col titolo di Immortal Sargeant), e in Italia da Bao Publishing, Sergente Immortale è la storia di un padre ed un figlio: il primo, sergente di polizia forgiato da anni di lavoro nelle strade; il secondo, sviluppatore di videogiochi dal cuore morbido.
Il figlio non lo sa, ma il giorno della sua nascita, il padre ha visto una cosa che lo ha cambiato per sempre. Le ripercussioni li porteranno dopo quasi tre decadi a doversi lanciare in un inseguimento negli Stati Uniti rurali, in un’esperienza che sarà trasformatrice per entrambi.

Falsa partenza

Andrò rapidamente al punto: fino al quarto capitolo di questo albo, non ero davvero convinto. Certo, Nimura ha un tratto veramente divertente, che mischia sapientemente un aspetto orientale carino ma movimentato, con una morbidezza europea. Ciò crea un’alchimia difficile da replicare, grazie al suo uso molto intelligente della scala di grigi, che riesce davvero a far saltare fuori ogni personaggio dalla tavola. L’espressività esagerata di ogni “attore” di Sergente Immortale rende tutto giocoso, quasi allegro. Eppure, quando arriva un momento serio tutto si ricompone, quasi a rimpicciolirsi attorno ai personaggi e al loro mondo. È a quel punto che si inizia a notare il pregiato uso del minimalismo che fa Nimura.
Nessuna linea è sprecata, nessun movimento esagerato mutuato dal manga è inutile, ogni singolo pezzo serve per dare corpo alla botta emotiva successiva. Ogni inquadratura incapsula perfettamente il ritmo di questa storia, e quella sottile sensazione che le cose non stiano andando come devono andare.

Cavalcando il tuono

Sergente Immortale però non ingrana subito, si prende il suo tempo per lanciare tutte le premesse. Poi arriva una scena, dove padre e figlio sono in un ristorante, ed il padre nota un dettaglio della cameriera, ed inizia a narrare.
E lì ho ritrovato quel Joe Kelly che ricordavo. Quel mago della penna in grado di stenderti con due parole tanto che con sessanta. Quell’uomo che con un dialogo mascherato, ribalta quasi tutto quello che pensavamo dei personaggi con cui avevamo viaggiato fino ad ora, e del quale avevamo solo scalfito la superficie.
Non sono più riuscito a mettere giù il fumetto dopo, dovevo sapere come andava avanti.
E certo, nel grande schema della cosa, a livello di trama fatta e finita, non c’è più un colpo di scena come quello del numero quattro. La fine del libro, l’evento scatenante, la risoluzione dello stesso, è tutto scritto nelle prime pagine. Ma proprio come dicono tutte quelle frasi motivazionali da fumetto, in Sergente Immortale, quello che conta non è la destinazione, è il viaggio.

Photofinish

Un viaggio che parla di famiglie, di trauma, di come ci troviamo a muoverci fra ambedue senza una mappa. Troppo preoccupati per chiedere informazioni che ci permetterebbero di andare avanti, se solo avessimo quella forza che ci permette di guardarci dentro.
E badate, Sergente Immortale non è un fumetto che trattiene troppo i colpi, mette sul piatto una pletora di argomenti, situazioni, e punti di vista, che difficilmente lasciano indifferenti, difficilmente risuoneranno perfettamente con ciascuno di voi.
C’è molto di biografico in questo libro, dall’aspetto di uno dei protagonisti, che è modellato su Nimura, all’idea stessa alla base della storia che è davvero parte della vita di Joe Kelly (non l’inseguimento col macchinone, ci tengo a precisarlo). Si sente davvero l’umanità e l’importanza di questa storia, e gli strati che la permeano danno ad ogni lettura un qualcosa di più.

Certo, alla fine alcune parti risultano un po’ stucchevoli, e il tono generale ne risulta quindi sbilanciato, ma Sergente Immortale riesce in tutta la sua durata a farti fare pochissime domande, ma sono così urgenti da lasciarti completamente all’interno di ogni pagina, come se su quella macchina in corsa, in una missione di giustizia (forse) ci fossi tu.
Se chiedete a me, Sergente Immortale è il fumetto migliore di questo 2023, a mani così basse che sono piedi, e anche se leggerete questo articolo nel futuro, sappiate, che ne varrà sempre la pena.

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Pro

– Tratto del disegno quasi unico

– Personaggi molto approfonditi

– Dialoghi al fulmicotone

Contro

– Trama Prevedibile

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