Il ragazzo e l’airone – Recensione

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Il ragazzo e l’airone è l’ultimo film di Hayao Miyazaki, celeberrimo regista d’animazione e fondatore di Studio Ghibli. Con alle spalle una carriera stratosferica che comprende pellicole quali Laputa – Castello nel cielo, Il castello errante di Howl e La città incantata, per citarne alcune, l’entusiasmo dei fan non poteva che essere elevato. Considerando anche le ottime pellicole animate create recentemente da altri team, come Belle di Studio Chizu e Bubble di Wit Studio, era proprio il momento di vedere la risposta di Ghibli. Ma il film ha veramente tenuto fede alle aspettative? La risposta è ovviamente sì, e il perché lo scoprirete nella nostra recensione.

La storia di Il ragazzo e l’airone è ambientata nel 1943 in Giappone e vede protagonista Mahito Maki, ragazzo che a causa della guerra ha perso la madre Hisako. Dopo questa perdita, il padre si risposa con Natsuko, sorella di Hisako, e si trasferiscono in campagna. Qui Mahito ha forti difficoltà ad abituarsi. Tuttavia, l’incontro con un misterioso airone e l’improvvisa scomparsa di Natsuko daranno vita ad un viaggio inaspettato in un mondo nascosto.

Mahito in una scena dove costruisce un arco

Ciò che la pellicola propone è una vera e propria odissea onirica. L’avventura di Mahito non rappresenta solo una storia di crescita, ma anche il testamento artistico di Hayao Miyazaki. Sono presenti infatti moltissimi riferimenti sia alla vita, sia alla carriera del grande regista giapponese, impreziosendo l’opera con citazioni, metafore e simbolismi. Forse alcuni sono però più difficili da cogliere.

Dal punto di vista dell’animazione, Studio Ghibli non delude mai. Tutto il suo stile inconfondibile, caratterizzato da colori sgargianti e design fantastici, è riproposto anche in Il ragazzo e l’airone. Lo stesso vale anche per l’audio, con le musiche firmate anche questa volta dal grande Joe Hisaishi. Non si tratta di nulla di particolarmente innovativo, ma chi è fan dello studio non può sentirsi a casa.

Anche Il ragazzo e l’airone dimostra la maestria di Studio Ghibli

Per quanto riguarda il doppiaggio italiano, è di fattura piuttosto buona, con voci come Giulio Bartolomei (Mahito), Stefano Dori (l’airone) o Federica De Bortoli (Natsuko), giusto per citarne alcune. E se ve lo state chiedendo, no, l’adattamento non è stato affidato a Gualtiero Cannarsi.

Il ragazzo e l’airone è un film particolare, che non solo riesce a coinvolgere lo spettatore con la sua avventura onirica, ma rappresenta anche il testamento artistico di Hayao Miyazaki. La vera e propria somma della carriera del regista e delle opere dello studio. A mani basse siamo davanti ad un’opera da vedere almeno una volta nella vita, specialmente se avete amato le varie pellicole che Ghibli ha creato.

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