Zombie 100 – Cento cose da fare prima di non morire – Recensione

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Nel difficile e vario mondo moderno si parla fin troppo spesso di stress e situazioni ai limiti della sopportazione per chi lavora in ufficio, tra situazioni ai limiti dello sfruttamento e ambienti totalmente ostili nei quali reprimere il proprio carattere per poter sopravvivere. L’anime di Zombie 100 – Cento cose da fare prima di non morire, a discapito del più classico plot dell’apocalissi zombie, comincia proprio dalla spirale culturale negativa appena menzionata e offre un punto di vista sorprendentemente fresco per il genere di riferimento. Non si tratta di una serie che brilla completamente sul piano della creatività, sia chiaro, ma nella seconda metà del 2023 è riuscito ad attirare su di sé l’attenzione di critica e pubblico, alternando momenti completamente nonsense ad altri decisamente più profondi.

Il tutto, mantenendo uno stile generale unico e semplice da seguire su schermo. Parliamo di elementi che hanno permesso a Zombie 100 di rimanere esattamente nel mezzo tra il rischio di eccedere nella banalità o lo sprofondare nella complessità tipica di opere dalla trama ben più contorta.

Come anticipato, la serie di Zombie 100 proietta lo spettatore nella vita di Akira, il prototipo del giovane lavoratore ‘’yes man’’ totalmente al servizio di un’azienda che lo sfrutta senza la minima preoccupazione. Tra stress, turni di lavoro infiniti e costanti sbeffeggiamenti del proprio superiore, viene messo l’accento sul progressivo logoramento psichico del protagonista, dopo aver passato ben tre anni in un ambiente lavorativo estremamente tossico.

Ecco allora che un’improvvisa e violenta epidemia zombie irrompe nell’odiosa routine del nostro protagonista, svegliandolo dal torpore e permettendogli di riprendersi tutto quel tempo perso in ufficio attraverso un elenco di attività da completare prima di morire come la maggior parte della popolazione.

Un’epidemia zombie come occasione per un nuovo inizio?

Le premesse seriose ed i toni più cupi lasciano presto spazio al trash e al nonsense di un mix di personaggi che vivono situazioni ad alto rischio senza la minima preoccupazione del pericolo, regalando tantissime risate. Ovviamente ritornano alcuni momenti più riflessivi, tra le condizioni di alcuni protagonisti e le motivazioni dietro alcuni comportamenti solo all’apparenza così irrazionali, ma lo stile rimane molto leggero e scorrevole durante tutte le 12 puntate disponibili su Crunchyroll.

La serie di Zombie 100, ovviamente, riprende in egual misura i primi volumi della controparte cartacea iniziata nel 2018 e riproponendo con maestria su schermo lo stesso mix di avventura, commedia, trash con un pizzico di ecchi (ormai tipico in queste produzioni più contemporanee) e horror pronto a mostrare alcuni momenti di puro splatter.

La palette cromatica per le situazioni ad alto rischio è ciò che più ci ha convinto.

Il primo punto di forza della serie Zombie 100 sta proprio nel lavoro svolto sul suo comparto tecnico. Esplosioni di colori costantemente accesi e volutamente caricaturali che si alternano al mood più cupo di alcune sezioni più splatter, in un risultato d’insieme ricco di dettagli.

Come non apprezzare poi proprio il team di protagonisti e il loro affiatamento. Dal principale “eroe” Akira pronto a riprendersi la propria vita con non poche difficoltà per il proprio carattere, fino al migliore amico Kenichiro tutto muscoli e poco cervello. Il tutto, senza dimenticare Shizuka e Beatrix, rispettivamente atleta calcolatrice dei rischi in ogni situazione e turista fan del Giappone Feudale completamente svampita.

Per certi aspetti, la serie di Zombie 100 ci ha ricordato inequivocabilmente una serie trash del passato come High School of the Dead, anche se nel bene e nel male non si riescono mai a toccare le vette di esagerazione raggiunte in quell’opera nel lontano 2010.

In molte situazioni il gruppo che si va a formare con il passare degli episodi di Zombie 100 convince, nonostante la ripresa di alcuni stereotipi e la necessità di aggiungere un po’ troppo fan service nella seconda parte delle avventure. Se poi dovessimo trovare un vero difetto all’opera è che risulta necessario digerire alcune follie del personaggio Kenichiro sopra menzionato. Si tratta di situazioni eccessive anche per lo stile spesso scanzonato di Zombie 100 e che dovranno essere sopportate per continuare a godersi un’opera che nella sua semplicità riesce comunque a coinvolgere e divertire.

Un team sorprendentemente affiatato di giovani e sfortunati avventurieri.

La serie di Zombie 100 – Cento cose da fare prima di non morire è una piccola chicca che strizza gli occhi a chi cerca qualcosa di diverso e di più leggero, incentrato sulla sopravvivenza contro un’epidemia zombie. In diversi momenti l’opera riesce anche a toccare temi sociali attuali e importantissimi, mostrando il peso di determinate scelte sulle spalle di un protagonista che cresce con una certa costanza durante tutte le 12 puntate.

Ovviamente i momenti comici e nonsense la fanno da padrone, supportati da un comportato tecnico così ricco di dettagli e di colori, che diventa un valore aggiunto. Un supporto degno di lode soprattutto quando Zombie 100 decide di trasformarsi in un vero horror, con alcune sequenze più serie e splatter.

Rimane un’adventure-commedy con un pizzico di horror, per molti aspetti unico nel suo genere. Considerando il crescendo emotivo proprio sulle ultime puntate, speriamo che il successo possa portare a nuove stagioni, in parallelo alla continuazione dell’opera cartacea di riferimento.

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