In Mass Media Res-Recensione

Le gioie dell’autoproduzione

In un mondo fatto di Bonelli, Editoriale Cosmo, Panini Comics e altre case editrici più o meno famose, c’è il magico mondo del fumetto italiano autoprodotto. Si tratta di un mondo fertile che nasconde lavori scarsamente interessanti, così come piccole gemme di buon fumetto. Oggi, i ragazzi della McGuffin Comics, ci propongono il loro primo lavoro. In Mass Media Res, è un volume prima di tutto particolare: brossurato, 68 pagine formato comic book e 5 € per aggiudicarselo. Detto così, sembra piuttosto normale, ma sul mercato esistono prodotti dall’aspetto molto peggiore, e dal prezzo in proporzione molto maggiore. Diciamo che già da fuori, il volumetto mi ha colpito per uno specifico aspetto di cui però parleremo tra poco.
I membri della McGuffin sostengono che l’etichetta sia stata inventata come una scusa per fare fumetto, anche perchè “McGuffin” è il nome che in gergo viene dato ad un oggetto casuale che spinge la trama ad andare avanti. Insomma, una scusa in sè e per sè. Che poi, in fondo tanto scusa non è.
All’albo hanno così lavorato ben 11 artisti. Mattia Ferri ha sceneggiato le quattro storie che compongono l’albo, mentre Mattia Boglioni si è occupato della storiella che fa da cornice al volume. Quest’ultima è stata illustrata da Laura Mondelli (che ha anche realizzato la copertina). Le storie sono invece state disegnate da Nicolò Belandi, Rosa Anna Esposto, Amanda Galli, Elisa Mereu e Massimiliano Talamazzi (inchiostratore di Elisa). Il volume contiene anche illustrazioni di eviaac, Stefano Alghisi e Luigi Filippelli, che assieme a Cristian Bisin ha lavorato anche al lettering.
Insomma, un bel gruppo di creatori, per un fumetto relativamente piccolo. Perchè? Beh, perchè forse una sola coppia scrittore/disegnatore non bastava.

E’ evidente fin dalla prima tavola, come In Mass Media Res sia essenzialmente un fumetto punk. Punk Americano più che britannico, ma sicuramente punk. Non solo perchè si tratta essenzialmente di un fumetto di denuncia, che prende le misure dell’underground USA, ma anche perchè, sotto una realizzazione molto tecnica, nasconde in realtà una forza primordiale non da ridere.
Le quattro storie realizzate da Ferri (“Pubblicittà”, “Il Riscatto”, “Ci meritiamo le stragi”,”Informatica concezione”) sono principalmente ambientate in setting moderni ma paradossali, dove le nostre idiosincrasie ci si rivoltano contro, mentre il fumetto ci mette di fronte ad uno specchio e ci fa sussurrare “Ma no, io non sarò mai così. Spero”. Il pool di disegnatori cangiante, si sposa perfettamente con le quattro avventure, al quale ogni artista dà una visione molto personale, passando dal tecnico spinto che lascia a bocca aperta, al greggio onirico ma minimalista. Insomma, un sacco di paroloni per dire che l’apparato grafico è sicuramente interessante. Inoltre la scelta stilistica di intervallare ogni storia con una miniavventura che continua per tutto il volume, è sicuramente una mossa intelligente, che aiuta non solo a dare un senso di continuità all’opera in sè, ma anche a tirare un po’ le fila del messaggio che gli autori ci vogliono dare.
Nella prima storia dell’albo, Pubblicittà,del duo Ferri/Belandi, conosciamo così Ad City, una città dove gli spot la fanno da padrone e una resistenza si muove per combatterli. Probabilmente, questa è la storia più “tecnica” dell’albo, sotto ambo i punti di vista del medium, sceneggiatura e disegni. Personalmente non mi piace fare il profeta visto che è molto facile vantarsi quando si azzecca una previsione – soprattutto quando si rischia poco – e ancora più facile dimenticarsi di tutte quelle sbagliate in passato. Però, qui lo dico, Belandi avrà anche un cognome sfortunato se recensito da un genovese, ma farà strada. Un tratto pulito, dinamico al punto giusto, che non sfigurerebbe in un albo da edicola di una grande casa editrice. Una prova di stile davvero impressionante. I testi di Ferri si uniscono bene allo stile di disegno più “classico”, e, sebbene la storia sia interessante, e con almeno una gag molto bella, non lascia il segno come le altre, forse anche per le citazioni ad altri medium, e ad altre gag meno riuscite. Di sicuro però, un prodotto brutto è un’altra cosa.
Il Riscatto è invece una storia tagliente, cruda, da homo homini lupus, e il tratto morbido della Esposto rende ancora più pressante l’ansia e il paradosso che generano i testi. E poi dicono che non c’è posto per le signore nei fumetti. Se non c’è posto è perchè son troppo maiuscole.
Informatica Concezione è forse la storia più concettuale dell’albo, un’avventura che lascia più domande che risposte, con il duo Mereu/Talamazzi che si lancia in sperimentazioni grafiche davvero notevoli, e in alcuni casi quasi rivoluzionarie.
Ci meritiamo le stragi, è la storia più semplice dell’albo ma è anche la più bella in assoluto. Perchè, senza impatto vero e proprio, senza giochi di stile bizzarri, racconta una storia. Tragica. Da magone. In sette pagine. E, vi assicuro, non è roba da tutti. Lo stile della Galli, che dà il suo meglio nelle espressioni, non poteva essere più al suo posto. Un esempio di come, davvero, con una buona idea, e una buona esecuzione, si può ottenere qualcosa di più grosso della somma delle sue stesse parti. Una storia che non si fa castelli mistici su cose e illusioni, ma una storia “da strada”, come poche ne ho viste.

Ma se In Mass Media Res, riesce ad uscire da certi schemi che hanno molte altre prime prove autoriali, purtroppo non riesce ancora ad uscire da altri. I dialoghi risultano a volte piuttosto legnosi ed innaturali, e la narrazione perde parte della sua forza primigenia quando prova troppo spesso a spiegare cosa succede, piuttosto che a mostrarcelo. Gli stili fondamentalmente diversi sono a mio parere un’enorme ricchezza, ma è anche vero che rendono il livello complessivo del volume abbastanza altalenante e straniante. Non dubito che possa essere una scelta stilistica del team creativo, ma anche lì, se lo fosse, non la approverei al 100%. E’ interessante notare l’utilità della storia di cornice che raccoglie un po’ il senso delle storie, e che soprattutto racchiude il messaggio della narrazione. Che anche lì, la denuncia non deve essere sottile, la denuncia deve urlare lo sconforto che provocato  dallo stato in cui chi urla si trova, ma In Mass Media Res fatica un po’ a capire il suo posto. Non sa se vuole essere un qualcosa di sofisticato ed elegante, con tecnicismi piacevoli, o puro caos senza regole. E, seppur sia facilissimo capire che come esseri umani non siamo solo una cosa (io amo altre cose oltre ai fumetti. Sorprendente vero?), a livello di tematica, il fumetto ne perde.
Da qui l’idea che questa prima fatica della McGuffin, sia un fumetto Punk. Ma un fumetto Punk Straight Edge, che si diverte a rotolare nel fango, ma tenendosi anche una camicia pulita di riserva. Un’ottima prova che dimostra la poliedricità di tutti i membri del team creativo, che si sono trovati di fronte alla sfida complessa di lanciare un brossurato in bianco e nero in Italia. Oltretutto, ad un prezzo popolarissimo. E’ questa la grande, grandissima forza di questa nuova piccola realtà che, porca vacca, mi fa un sacco piacere esista: forse non ha le idee chiare su cosa voglia essere, ma sicuramente sa cos’è il fumetto. Un albo piacevole a vedersi, ma da battaglia al tempo stesso. Un’avventura all’interno dei sogni (e perchè no, incubi) e sentimenti dei suoi autori, che cattura i lettori, facendoli pensare e divertire. Un fumetto che è un esempio di divertimento impegnato, con ancora della strada da fare, ma con un cospicuo vantaggio su gran parte della concorrenza. Un fumetto che ha molto, moltissimo da dire, e aspetta solo una scusa per farsi ascoltare. E quella scusa siamo noi.
Se volete acquistarlo, e siete in zona Desenzano del Garda, lo trovate qui e qui. Se no, mandate un messaggio alla pagina della McGuffin su Facebook e chiedete a loro.

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