Alice: Madness Returns

Al giorno d’oggi è sempre più facile che serie e saghe dimenticate vengano resuscitate magari solo per riproporle con i mezzi delle console odierne. Dopotutto, la prospettiva di poter realizzare un nuovo titolo, magari dando libero sfogo a idee accantonate qualche anno fa per motivi di limitazioni dell’hardware, dev’essere assai stuzzicante per gli sviluppatori. Questo sembra essere il caso di American McGee, informatico americano che ideò e sviluppò, nel 2000, il celebre gioco American McGee’s Alice. Inizialmente previsto anche per Playstation 2, il titolo alla fine vide la luce solo su PC dove riscosse anche un discreto successo grazie a un gameplay fresco (per l’epoca) e a uno stile grafico accattivante. Molti lo ricordano addirittura come uno dei migliori titoli disponibili per PC in quel periodo. Ora, dopo più di dieci anni, il visionario sviluppatore ritorna alla carica con il sequel, evidentemente stimolato dall’idea di poter riproporre la “sua” Alice in alta definizione in una nuova avventura su PS3 e XBox 360.
Sono passati dieci anni dall’ultima visita di Alice nel celebre Paese delle Meraviglie, un’occasione nella quale la ragazzina aveva sfidato la regina di cuori per ottenere il regno. Adesso Alice è cresciuta, e il giocatore si ritroverà nei panni di una giovane donna con evidenti problemi psichiatrici. Dopo aver assistito alla morte dei suoi genitori in un pauroso incendio (a cui lei stessa è sfuggita per miracolo) dovuto alla caduta di una lampada ad olio urtata dal suo gatto, la ragazza ha palesato evidenti segni di instabilità mentale dovuti al trauma causato della perdita della sua famiglia. Completamente pazza, dopo aver tentato di suicidarsi con un cucchiaino da thè, viene messa nell’istituto psichiatrico di una Londra dickensiana, dove lo strizzacervelli di turno cerca di guarirla. L’impresa tuttavia è disperata, e Alice è realmente convinta dell’esistenza del Paese delle Meraviglie, mentre lo psichiatra lo ritiene frutto della sua immaginazione, la quale sta cercando di metabolizzare il dolore trasformandolo in allucinazioni.

Un bel giorno la ragazza, diretta in farmacia per comprare le sue pillole, rimane inghiottita nelle sue stesse allucinazioni e fa finalmente ritorno del paese che aveva sognato tanti anni addietro. Catapultata nei suoi ricordi, scoprirà però che non tutti gli amici che aveva imparato a conoscere sono rimasti come li aveva lasciati, e sono adesso estremamente ostili nei suoi confronti. Detto in altre parole, tutti cercheranno di farle la pelle. Alla bella Alice non resterà che difendersi e cercare di distruggere tutte queste creazioni del suo cervello malato per tentare di sconfiggere la sua malattia mentale.

Dopo questa doverosa introduzione, incastrare Alice: Madness Returns all’interno del classico adventure con elementi platform, non è affatto difficile. Alice dovrà superare un certo numero di capitoli, suddivisi in più sezioni, combattendo contro svariati e inquietanti nemici e, di tanto in tanto, eseguire un certo numero di salti da una piattaforma all’altra in alcuni segmenti di gioco che tanto ricordano i più classici platform tridimensionali. Sono presenti anche alcuni semplici enigmi, ma nulla su cui scervellarsi troppo. Insomma, un piatto che presenta elementi piuttosto comuni in tutti i giochi del genere.
La nostra eroina potrà correre e saltare con grazia, e la possibilità di darsi la spinta ed eseguire più balzi a mezz’aria e fluttuare, le dona anche un’agilità non da poco. Per dare filo da torcere ai suoi nemici, la ragazza potrà usare la sua fedele Lama vorpale, una sorta di coltellaccio da macellaio che nelle mani di Alice diventerà una micidiale arma a distanza ravvicinata. Per non smentire la tendenza della fanciulla a maneggiare armi, il coltello non sarà il solo strumento a nostra disposizione. Ben presto potremo utilizzare un grazioso ombrello come scudo per pararci dai colpi nemici, o un macinapepe devastante da usare come arma a distanza, che fungerà quasi come una mitragliatrice e che disporrà di munizioni infinite, a patto di non surriscaldarlo. Vi saranno poi anche altre armi, come il Cavalluccio e la Teiera-cannone. Esse sono tutte potenziabili in qualunque momento, ma solo per tre volte, e per farlo basterà spendere ingenti somme di denti, la valuta in corso nel Paese delle Meraviglie. Questi ultimi potranno essere trovati nelle maniere più classiche, distruggendo contenitori o abbattendo nemici. Per rendere i combattimenti ancora più avvincenti, Alice potrà schivare in qualsiasi momento trasformandosi in un nugolo di farfalle e l’azione, prima di un attacco importante da parte di un nemico, rallenterà permettendoci di reagire ed eludere il cattivo di turno. Completando sfide particolari sarà possibile aumentare la nostra energia vitale, rappresentata da rose rosse, e quando durante un combattimento ci resteranno poche energie potremo attivare uno stato speciale, detto modalità Isteria, durante il quale Alice diventerà più forte e invincibile, pur durando pochi secondi. Una sorta di asso nella manica da giocare quando saremo alle strette. Se vi state chiedendo cos’altro c’è, ci spiace dirvi che purtroppo la carne al fuoco finisce qui. Non c’è praticamente nient’altro da segnalare, e il gameplay rimane pressoché invariato fino alla fine del gioco. Combattimenti, sezioni platform e null’altro. Il tallone d’Achille di questo titolo è proprio questo, ossia proporre al giocatore situazioni che vanno ripetendosi fino alla noia.

Il titolo purtroppo mostra alcune lacune anche dal punto di vista tecnico. Buoni i modelli poligonali di personaggi e nemici, ma graficamente parlando a lasciare perplessi più di ogni altra cosa sono le textures, che osservate da vicino mostrano sgranature solo parzialmente nascoste e che staccano frequentemente cozzando fra di loro, risultando a conti fatti ai livelli di titoli apparsi sulla scorsa generazione di console. Fortunatamente, il gioco si riprende alla grande quando si parla di stile. L’esempio più emblematico è senza dubbio Alice stessa, meravigliosamente caratterizzata e volutamente diversa dalla dolce e bionda bambina che abbiamo conosciuto nel romanzo di Carroll e nelle successive riproposizioni cinematografiche (fra tutte, quella animata Disney). Alice è magrissima, quasi scheletrica, pallida, con grandi e inquietanti occhi verdi e lunghi capelli lisci e corvini. Anche gli altri personaggi del Paese delle Meraviglie non sono esattamente come ce li ricordavamo: lo Stregatto, il Cappellaio Matto, la Lepre marzolina, il Ghiro e molti altri, hanno tutti un aspetto caricaturale e deforme, sporco e cattivo. Tutto il mondo di gioco è pervaso dalla corruzione, dal marciume e dalla decadenza, è disegnato con tratti malinconici e gotici e colorato con toni soffusi. Anche i nemici stessi si sposano con questa filosofia, e sfoggiano un design a dir poco malato. Insomma, un plauso allo stile del gioco, che ci trasporterà in un posto davvero visionario, gotico e suggestivo. Peccato per quelle textures. Davvero ottimi invece i filmati, capaci di provocare più di un incubo.
Dal punto di vista del sonoro, il titolo sfoggia tutta una serie di musiche tristi e inquietanti che ben si sposano con lo stile, anche se non si va praticamente mai sopra le righe. Notevole comunque il tema portante del titolo, senza dimenticare che è presente il doppiaggio in italiano. Tutto sommato, viste altre produzioni dei nostri studi di doppiaggio, si tratta di un buon adattamento con voci adatte ai personaggi. La voce di Alice è davvero azzeccata, e lo Stregatto (che spesso e volentieri apparirà per darci consigli sul da farsi durante il gioco) è caratterizzato dall’immancabile Pietro Ubaldi. Come già detto, il gameplay è il punto debole del gioco. Alice: Madness Returns risulta senza dubbio divertente, talvolta sfoggia combattimenti anche avvincenti, e la struttura di gioco è così semplice che si tratta di uno di quei titoli da giocare senza riflettere troppo. Una leggerezza di gioco che lo rende adatto a un pubblico in cerca di qualcosa di immediato, ma che rappresenta anche la sua lacuna più grande. Un gameplay così semplice può stancare ben presto, diventando monotono dopo poche ore di gioco. Si tratta di un difetto che attanaglia tutti i giochi d’avventura che non riescono a mantenersi sopra le righe. Dal punto di vista della durata del gioco, per finirlo impiegherete circa 10/15 ore in base al vostro stile di gioco. Fortunatamente è presente un gran numero di materiale extra da trovare in giro per i livelli: potremo scoprire oggetti e stanze segrete sparando col macinapepe a dei grugni di maiale volanti (!), o cimentarci in una seconda partita visto che sono presenti ben quattro livelli di difficoltà. Nella scatola del gioco è presente un codice per scaricare gratuitamente dal marketplace della console il primo American McGee’s Alice, e si tratta di un ottimo extra per provare un titolo valido e che magari ai tempi poteva essere sfuggito ai giocatori odierni. L’altro contenuto scaricabile, stavolta a pagamento, consta di alcuni costumi extra per Alice dotati di poteri particolari o della possibilità di potenziare le armi una quarta volta per renderle ancora più micidiali. Al di là dell’aspetto estetico della bella Alice, un tale download è consigliato solo a chi avesse problemi a finire il gioco.

Alice: Madness Returns ha diverse lacune nelle texture, ma soprattutto propone un gameplay semplice e ripetitivo che gli impedisce di ergersi al di sopra della media. Si tratta dell’ennesimo gioco colpito dalla cosiddetta sindrome dei sequel, che non riesce mai a uguagliare né tantomeno superare, l’originale. Date le aspettative che si erano create intorno a questo titolo, la delusione è tangibile ma non certo esagerata. È davvero un peccato che il gioco non riesca a prevalere dalla massa perché, vuoi per lo stile grafico e visionario, vuoi per le atmosfere, possiede senza dubbio parecchio carisma. Se cercate qualcosa sopra le righe, magari un titolo ottimo e ben al di sopra della maggior parte degli altri prodotti, Alice: Madness Returns non fa per voi. Se invece potete accontentarvi di un gioco d’avventura nella media, ma con stile da vendere, allora l’acquisto è consigliato e probabilmente vi innamorerete di Alice e di questa versione del Paese delle Meraviglie.

Pro
  • – Atmosfera e stile pregevoli
  • – Trama “adulta” e intrigante
  • – Alice é davvero adorabile!
  • – C’é la possibilitá di scaricare e giocare l’originale American McGee’s Alice con un codice
Contro
  • – Gameplay ripetitivo e piuttosto sciapo
  • – Fasi platformiche lunghe e monotone
  • – Mancano i boss di fine livello
  • – Sei livelli sono pochini, ma riescono lo stesso a stufare
  • – Se il gioco non é nuovo, per scaricare American McGee’s Alice dovrete pagare

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