Assassin’s Creed Valhalla: L’Alba del Ragnarok – Recensione

Una nuova avventura, stavolta tra le divinità vichinghe

È passato più di un anno dall’uscita di Assassin’s Creed Valhalla, ma l’avventura di Eivor non vuole saperne di fermarsi. Dopo una campagna principale immensa sono arrivati ulteriori DLC che ci hanno portato in nuovi luoghi come l’Irlanda e la Francia, ma stavolta Ubisoft ha pensato di spingersi oltre. Buttandosi sulla ricca mitologia norrena, già protagonista nel gioco base, la nuova espansione che apre il secondo anno di questa grande produzione travalica il mondo degli umani per portarci ad affrontare una missione decisamente più divina, in un regno fantastico e mitologico. Vediamo cosa possiamo aspettarci.

Come ti gioco?

Ubisoft ha scelto di permettere l’accesso a questa avventura a qualsiasi giocatore fin da subito, seppur con dinamiche differenti. Se conoscete Assassin’s Creed Valhalla, saprete che Eivor guadagna esperienza, sale di livello e al contempo acquisisce potere. Questo è indicato da un semplice numero che indica quali regioni, quali missioni e quali nemici sono alla sua portata. L’Alba del Ragnarok ha un livello potere di 340, potendo essere considerato senza problemi un contenuto end game. Chi ha raggiunto quel livello può iniziare questo contenuto senza limitazione alcuna, ottenendo oggetti che resteranno suoi per sempre e che potrà usare anche nelle missioni ancora incomplete del gioco base. D’altra parte c’è chi non ha mai giocato ad Assassin’s Creed Valhalla, ma vuole affrontare questa avventura perché richiamato dalle divinità nordiche. Si potrà avviare una nuova partita direttamente nei panni di Havi, il protagonista di questa espansione. Infine, chi ha già iniziato l’avventura di Eivor ma deve ancora raggiungere il livello potere di 340, potrà iniziare la missione potenziandosi temporaneamente a quel livello. Tornato nell’Inghilterra di Eivor non avrà gli equipaggiamenti visti nel DLC, ma porterà con sé tutti i punti esperienza accumulati. In questo caso il gioco segnala che potreste crescere molto di livello attraverso l’espansione e quindi, la difficoltà della campagna standard potrebbe poi apparirvi troppo bassa una volta dismessi i panni di Havi.

Questo è Surtr, gigante di fuoco che ha deciso di far arrabbiare Odino

Un’avventura (di) epica

Se vi state chiedendo chi sia questo Havi già più volte menzionato, diciamo che tutti noi lo conosciamo molto meglio con il nome di Odino. Sarà infatti lui il protagonista che dovremo impersonare in questa avventura che ci porta nel regno di Svartalfheim, uno dei nove mondi della mitologia norrena e popolato dai nani. Tutto inizia con un sogno di Eivor che lo mette nei panni di Havi poco prima del rapimento di Baldr, suo figlio, da parte di Surtr, gigante del fuoco che nella mitologia è responsabile del Ragnarok. Dopo essere stato sconfitto, Havi viene salvato da due nani che gli raccontano come Surtr e il suo esercito stiano imperversando nel loro regno. Sarà nostro compito liberare Svartalfheim e, allo stesso tempo cercare di salvare Baldr dai tormenti dei giganti di fuoco. Più difficile da raccontare che da vivere e giocare, l’avventura non propone nulla di realmente inedito in termini di trama, con personaggi secondari spesso abbastanza stereotipati che si incontrano e spessissimo si dimenticano. La trama quindi non è il punto più forte, ma si arriva al finale in una ventina di ore senza troppa fatica. Se invece siete dei completisti, mettetene in conto almeno altre 15.

La mappa non è vasta come in Valhalla, ma è ricca di misteri, tesori e subquest

Vecchio e nuovo

L’inizio dell’espansione propone molto presto una variazione al gameplay base, offrendo al protagonista un artefatto che permette di assorbire alcuni poteri dai nemici. Camminare sulla lava e mimetizzarsi, così come trasformarsi in un uccello per muoversi più rapidamente in verticale sono solo alcuni dei poteri che potrete assorbire, ma dovete tener presente che saranno solo due quelli che potrete possedere contemporaneamente, obbligandovi a scegliere in base alle circostanze e alle necessità. Il loro uso inoltre non è attivabile a piacere e potrete usarli solo finchè non avrete scaricato la barra che li mantiene attivi. Ricaricare questa barra è possibile tramite speciali piante o anche sacrificando un po’ della vostra energia vitale da alcuni alberi, ma quando servono davvero, il gioco fa in modo che possiate ricaricarvi senza difficoltà. Il problema semmai è che se non sono obbligatori per compiere le missioni, potrete cavarvela benissimo anche senza, visto che i combattimenti che conoscevate nel gioco base, sono tornati tali e quali anche a Svartalfheim.

Pare che anche Odino avevesse una lama celata

Allo stesso modo anche la nuova mappa non propone nulla di innovativo, limitandosi ad una costruzione convincente del territorio, ma riempiendolo con attività già viste come effettuare razzie, combattere nemici potenti, cercare tesori e sincronizzare punti, esattamente come accade nel gioco standard. Questo problema si ritrova anche attraverso le missioni, soprattutto quelle secondarie che spesso allungano l’esperienza senza offrire effettivamente nulla di realmente concreto in termini di trama o di equipaggiamento, servendo unicamente per livellare ancora un po’ il personaggio. Per fortuna le missioni principali sono più interessanti, specie nella seconda metà dell’avventura, quando l’azione si fa più intensa e vengono proposte situazioni e ambienti che sanno rendere maggiormente epica quest’avventura.

Il colpo d’occhio è sempre notevole

Quant’è bello Svartalfheim

Il comparto tecnico ovviamente è quello di fine 2020, ma questo ci ha permesso di giocare l’Alba di Ragnarok a 4K, con tutti gli elementi a livello “Alto” anche su un PC che monta una modesta RTX 2060 e di veder scorrere tutto in modo molto fluido. La scalabilità è quindi ottima e sulle nuove console, specie in modalità prestazioni, non avrete problemi a giocare a 60 frame per secondo. A parte la realizzazione artistica di luoghi magici e mitologici, non si segnalano particolari differenze, compresi i nemici che sono in larga parte reskin di classici soldati e guerrieri standard. Molto buone le musiche che riprendono temi dalle sonorità nordiche e rendono i passaggi più importanti davvero notevoli. Infine ottimo ancora una volta il doppiaggio in italiano, che riporta in scena i professionisti originali che già avevano fatto un lavoro eccellente con il gioco base.

Negli accampamenti dei nani c’è sempre qualcosa da fare

Commento finale

Assassin’s Creed Valhalla: L’Alba del Ragnarok è un’espansione notevole, sia per contenuti che per durata, capace di intrattenere soprattutto chi non è ancora sazio del gameplay di questo ultimo, immenso capitolo. Il problema semmai è proprio qui: pur essendo solo un’espansione, questo DLC molto corposo si limita a introdurre variazioni abbastanza blande di meccaniche e contenuti già affrontati largamente con l’uscita base e con i precedenti due DLC. Resta sicuramente consigliato ai fan che vogliono ancora divertirsi con quelle meccaniche, ma se siete ancora in alto mare con l’avventura di Eivor, il nostro consiglio è di continuare quella, capendo così se, una volta conclusa, vorrete ampliare la vostra esperienza con questi nuovi contenuti o se vi sentite giù sazi e desiderate qualcosa di diverso.

Pro
  • – Una nuova grande avventura
  • – Nuovi poteri che arricchiscono il gameplay
  • – Tanti contenuti in una mappa molto ricca
Contro
  • – Nessuna vera novità
  • – Parecchie missioni riempitivo
  • – Narrazione senza grosse sorprese

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