Blasphemous – Recensione

Mica è facile inventarsi qualcosa di nuovo al giorno d’oggi! Un modo per farlo è cercare di fondere due idee per dare vita a qualcos’altro. I ragazzi spagnoli di The Game Kitchen hanno scelto questa via per creare il loro Blasphemous, un’avventura che incrocia elementi da metroidvania, con altri presi dai soulslike che vanno tanto per la maggiore in questi anni. Il risultato è un titolo dai molti volti che non sempre va a segno ma che sa come colpire il giocatore. Vediamo come.

La religiosissima città di Custodia e i suoi dintorni sono stati presi di mira dal Miracolo, qualcosa di divino che però, al contrario di quanto si potrebbe pensare, trasforma i cittadini in creature spietate e mostruose. Le classiche icone cristiane ottengono proprietà soprannaturali, sembianze malvagie e tutto sembra perduto. Per tentare di mettere fine a tutto ciò la Fratellanze del Dolore Silenzioso invia un Penitente, personaggio sotto il nostro controllo e con cui cercheremo una soluzione a tutto questo. La storia parte da un concetto originale ma il suo sviluppo si dimostra molto fumoso e poco chiaro, cercando di seguire le orme dei vari Dark Souls. Che questo sia un bene o un male dovete deciderlo voi, mentre dovrete procedere attraverso una mappa che nasconde varie aree con nemici ed elementi che richiedono poteri speciali, rinvenibili attraverso le dinamiche dei metroidvania.

Anche se l’ambientazione cupa e oscura ricorda a più riprese i titoli From Software, le meccaniche principali di Blasphemous arrivano dall’altra sua grande influenza. Partendo dallo scrolling 2D e dalla sua mappa in rapida espansione mentre si esplorano le aree proposte, le dinamiche che prevedono l’acquisizione di abilità per proseguire in strade prima impossibili sono diverse. Purtroppo però lo sviluppo della mappa non raggiunge mai il livello di altre produzioni come Hollow Knight, senza scomodare i classici Nintendo e Konami: il senso di progressione non è infatti troppo evidente e anche se spesso si incontrano elementi da recuperare, questi non sembrano quasi mai fondamentali per proseguire. Questo è davvero un peccato perché oltre ai semplici collezionabili, ci saranno preghiere che fungono da magie, grani del rosario che aggiungono bonus o modifiche, cuori di spada che offrono poteri extra alla Mea Culpa, la vostra spada. Anche riguardo il suo utilizzo si riscontra presto un problema non da poco, ossia che quella sarà l’unica arma che potrete usare per tutto il gioco.

Anche se impugnerete solo e sempre la vostra spada, il sistema di combattimento è ben sviluppato. Oltre al numeri di colpi che compongono la combo di base e al loro incremento dei danni attraverso ulteriori potenziamenti, il modo in cui ogni attacco va a segno è più che soddisfacente, con effetti sanguinolenti e animazioni di morte specifiche per le varie creature che incontrerete. Queste poi saranno piuttosto varie nel loro modo di agire e di comportarsi, rendendo impegnativo ognuno dei vari scontri che affronterete e da cui otterrete esperienza da spendere. Non ci sarà un vero e proprio level up, ma potrete comprare abilità di attacco e di difesa che renderanno più vario il vostro viaggio. Molto importanti il concetto di parata perfetta, a cui far eseguire un potente contrattacco, e quello di schivata, specialmente contro i boss che oltre a colpirvi per il loro design distorto e diabolico, sapranno come azzerare velocemente la vostra barra della salute. Il bestiario minore non è numerosissimo, ma tra pattern d’attacco e un buon posizionamento ambientale, saprà farsi valere. Per quanto riguarda la parte soulslike invece la situazione è molto più blanda di quanto si pensi guardano le atmosfere del gioco. L’unico vero elemento riguarda la morte del personaggio: esaurire le energie crea un’effige al suolo che andrà raggiunta per ripristinare completamente le proprie energie, ma non ci fa perdere tutta l’esperienza non ancora spesa fino a quel momento. La limitazione è quindi molto minore, specie se si pensa che questa condizione può essere anche ripristinata in altri modi.

Il design generale è invece geniale, e vanno fatti i complimenti agli sviluppatori che hanno saputo distorcere l’iconografia cristiana con efficacia e anche con un bel po’ di coraggio. Le ambientazioni non hanno la stessa verve e in diversi casi sanno di già visto, ma alcuni scorci riescono a trasmettere belle emozioni. Le animazioni sono poi curatissime, sia per quanto riguarda il Penitente, sia per i nemici, con una menzione speciale per i boss. Non ho mai incontrato grosse difficoltà nell’affrontarli, ma l’impatto grafico e scenico che li caratterizza sa come trasmettervi il giusto pericolo. Discrete infine le musiche, valide soprattutto – e ancora una volta – durante le boss fight, con toni religiosi inquietanti e quindi molto azzeccati. Ottima infine la traduzione in italiano di tutti i testi, comprese le descrizioni delle reliquie e dei collezionabili che approfondiscono la lore di Custodia. Dalla nostra prova, svoltasi su Switch, non si segnalano poi problemi tecnici di alcun tipo.

Blasphemous è un buon metroidvania che però non riesce a proporre un gameplay all’altezza dei migliori esponenti del genere. Il modo di procedere non è memorabile per via di un limitato numero di possibilità e un utilizzo abbastanza basilare della mappa ricreata. Ad un gameplay non proprio memorabile si contrappone però un lato artistico ispirato e d’impatto, che pesca a piene mani da una religione piena di contraddizioni (basti pensare all’ossimoro Guerra Santa). Se siete attratti da questo lato dell’opera di The Game Kitchen non avrete problemi ad apprezzarlo. Se invece cercate qualcosa di maggiormente votato al gameplay, potreste trovarlo un po’ acerbo rispetto ad altri metroidvania.

Pro
  • – Pixel art ottima
  • – Combattimenti divertenti
  • – Mappa piuttosto vasta
  • – Boss e nemici ben caratterizzati
Contro
  • – Storia fumosa
  • – Solo un’arma da usare
  • – Progressione un po’ piatta

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