Collection of Mana – Recensione

Dopo un anno di attesa arriva anche in occidente Collection of Mana, la raccolta dei primi tre capitoli della celebre saga di Square-Enix, quando ancora si faceva chiamare Squaresoft. Un ritardo che si è reso necessario per adattare il terzo capitolo, quel Trials of Mana per ora mai tradotto in inglese e mai uscito dal Giappone. Una mancanza notevole, specie se si pensa che questo capitolo è considerato uno dei giochi più belli e innovativi del mitico SNES. Detta così questa collection sembrerebbe già imperdibile ma, oltre ad essere dedicata ai cultori del retrogame, bisogna analizzare per bene ogni suo contenuto per capire se fanno davvero tutti al caso vostro.

Collection of Mana si articola su tre giochi ben distinti, caratterizzati da meccaniche sempre più evolute e specifiche, oltre che di un comparto tecnico sempre più esaltante. A fare da apripista troviamo Mystic Quest, titolo europeo di quello che in America fu chiamato Final Fantasy Adventure. Con le parole “Final Fantasy” la mente corre immediatamente ai combattimenti a turni, eppure questa uscita si basa su un’avventura che ha molto in comunque che i classici titoli di Zelda: visuale dall’alto, schermate statiche a comporre la mappa e anche l’attacco con la spada. Poi è possibile usare strumenti per recuperare punti vita e punti magia, così come usare oggetti per farsi strada per esempio tra le rocce di una caverna, tutti elementi che ricordano in modo evidente la saga Nintendo, mettendo però in scena una trama apparentemente semplice ma capace di sorprendere e di regalare qualche momento importante, così come qualche colpo di scena. Il tutto mentre si gioca ad un titolo del 1991 che uscì unicamente per GameBoy. È chiaro che il comparto tecnico è quello che è ma, pur con i suoi limiti imposti dall’hardware ma anche dal periodo dell’uscita, è un’avventura che i retrogamer che non si lasciano intimorire da un titolo con quasi trent’anni sulle spalle giocheranno con piacere.

Il secondo capitolo di Collection of Mana è invece Secret of Mana, probabilmente l’uscita più famosa della serie, inserita da Nintendo anche nel SNES Mini e protagonista di un remake recente che avrebbe meritato un budget più alto per brillare davvero. Probabilmente lo avrete già giocato ma se così non fosse, questa è un’ottima occasione per ritornare all’epoca del Super Nintendo e darsi da fare con un action RPG davvero ben strutturato. La visuale a volo d’uccello usata in Mystic Quest qui è molto più dettagliata e ricca, così come la storia che vede il protagonista liberare i mostri sigillati in passato nella Spada Sacra. Cacciato dal villaggio dovrà porre rimedio al fattaccio sconfiggendo svariati boss e restituendo la potenza di un tempo alla propria spada per poter far ritornare la pace. Il sistema di combattimento rinnovato, con una barra che si carica quando non si colpisce e che aumenta così l’efficacia del colpo evitando il button mashing, tiene bene per tutta l’avventura, permettendo cambi di equipaggiamento e ospitando anche personaggi nuovi che si uniranno al viaggio e che potranno anche essere guidati da un secondo giocatore. Un titolo sicuramente da giocare, ma che potreste comunque già aver giocato.

Come vi dicevo in apertura, il grande protagonista di questa collezione è Trials of Mana, terza uscita che arriva per la prima volta tradotto in lingue diverse dal giapponese. Essendo uno degli ultimi giochi arrivati sul Super Famicom le sue tecnologie, tra tutte il mitico Mode 7, sanno come stupire, ruotando oggetti e ingannando il giocatore con alcune visuali che strizzano l’occhio al 3D, senza però mai mostrarlo. Oltre ad un miglioramento della grafica rispetto a Secret of Mana, con accurati sprite dei personaggi e con luoghi ricchi di elementi, sono due i grandi miglioramenti di questo capitolo: il primo risponde ad un combat system sempre più rifinito, con colpi da eseguire al momento giusto per caricare una barra che poi permetterà l’uso di un colpo speciale, mentre il secondo è la particolarità della storia. Un po’ come è successo ultimamente con Octopath Traveller, all’inizio dell’avventura potrete scegliere un personaggio principale e due secondari che incontrerete proseguendo, lasciando obbligatoriamente fuori altri tre eroi. Questi sei personaggi hanno ognuna una classe di partenza specifica che può essere guerriero, mago, ladro, brawler o amazone e che, dopo diversi level up potranno evolversi seguendo due differenti specializzazioni. Sia i personaggi che le specializzazioni garantiscono una rigiocabilità molto alta, considerando anche che in base all’eroe principale che sceglierete, vivrete una storia differente, con un differente inizio e sviluppo. Una dinamica questa che risulta apprezzatissima oggi ma che nel 1995 fu semplicemente rivoluzionaria.

L’emulazione dei tre titoli è ottima, con tanto di grilletto destro utilizzato per passare attraverso varie visualizzazioni che, nel caso di Mystic Quest, comprende quella in bianco e nero e quella verdolina del primissimo modello di GameBoy. Negli altri giochi questa funzionalità si limita invece ad ingrandire e rimpicciolire la schermata senza particolari filtri (che non ci sarebbero dispiaciuti). Il grilletto sinistro invece serve per richiamare un menu con diverse opzioni di cui la più importante è quella relativa al salvataggio rapido. Non è infatti impossibile finire accerchiati da nemici che possono azzerare rapidamente la vostra vita facendo comparire il game over. I checkpoint nei vari giochi non sono sempre ben posizionati e può capitare di dover rifare una bella parte di percorso nel caso si rimanga senza energie. Con il salvataggio rapido potrete invece salvare sempre e in qualsiasi momento, anche su più slot, avendo così sempre la possibilità di ripartire comodamente. Nota di merito poi per il selettore musicale presente nel menu di scelta dei tre giochi: poter ascoltare le bellissime musiche di questi titoli in ogni momento è una bella chicca per ogni appassionato. Infine ci tocca chiudere con una brutta notizia riguardante la traduzione dei testi. Questi sono disponibili in varie lingue, ma l’italiano non compare mai. Se vorrete vivere queste tre avventure dovrete sfoderare il vostro inglese ed eventualmente usare un traduttore o, se volete il massimo dell’esperienza retrò, un classico vocabolario.

Per gli amanti del retrogaming Collection of Mana è una grande occasione. Anche considerando l’arrivo del remake di Trials of Mana per l’anno prossimo, la possibilità di giocare questo capitolo inedito nella sua versione originale sarà sicuramente apprezzata. Le altre due uscite hanno invece dalla loro alcune problematiche, legate una alla sua provenienza dal vecchio GameBoy, l’altra al suo essere già stata pubblicata svariate volte su diversi sistemi, finendo per essere stata giocata un po’ da tutti quelli che amano recuperare le perle del passato. Questo diminuisce l’appeal di una raccolta che potrebbe interessarvi unicamente per il solo capitolo inedito. Se quindi non avete mai provato questa serie e non vi spaventa rispolverare anche un gioco per il classico GameBoy, fatevi sotto e non resterete delusi. Chi invece è attratto unicamente da Trials of Mana – e fa benissimo! – potrebbe trovare il prezzo di vendita di 40 euro un po’ eccessivo per un titolo che comunque ha quasi 25 anni sulle spalle. In questo caso magari aspettate uno sconticino e poi fatevi conquistare.

Pro
  • – Un’escalation di tre titoli notevoli
  • – Miglioramenti al gameplay ad ogni uscita
  • – Trials of Mana è un inedito assoluto ed è grandioso
  • – Belle le funzioni aggiuntive (tra cui il salvataggio rapido)
  • – Colonne sonore liberamente ascoltabili
Contro
  • – Mystic Quest non è facile da digerire
  • – Secret of Mana potreste già averlo giocato
  • – Bordi allo schermo sempre presenti
  • – Tutto in inglese

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