Cult of the Lamb – Recensione

Le idee bizzarre nei videogiochi indipendenti sono ormai all’ordine del giorno. È sempre sorprendente vedere come la maggior parte funzionino e convincano fin da subito. Negli ultimi anni Devolver Digital ha saputo sfruttare questa caratteristica, basta vedere come sono andate le cose con il successo di Death’s Door. Stavolta i producer americani hanno dato fiducia a Massive Monster, sviluppatori relativamente nuovi ma con idee originali e bizzarre. Benvenuti quindi in Cult of the Lamb, dove persino un tenero agnellino può dare il via ad una setta demoniaca.

Vi abbiamo già parlato di Cult of the Lamb, data la disponibilità di una demo di una trentina di minuti su Steam. Nonostante questo, è sempre meglio rinfrescare la memoria. Il titolo inizia con il sacrificio di un piccolo agnellino, di fronte alle quattro divinità che governano quel mondo. Una volta “defunto” però, l’agnello protagonista si troverà di fronte ad una quinta divinità, intrappolata e sostanzialmente molto più potente rispetto alle altre quattro. Questa creatura ci offrirà l’opportunità di rinascere in cambio della nostra adorazione nei suoi confronti, per fondare un culto a suo nome, con il fine di liberarlo dalla sua prigionia.

Ovviamente accetteremo l’incarico dando inizio al nostro percorso che si bilancerà tra la gestione del nuovo culto e la lotta contro le altre divinità. Nel primo caso dovremo fondare un villaggio in cui far prosperare i fedeli che convertiremo. Dall’altra dovremo lottare per sconfiggere le altre quattro divinità per ottenere i loro poteri e distruggere il sigillo che rinchiude l’unica e vera divinità. Saremo poi circondati da altri culti minori così come da semplici lavoratori che potranno commerciare con noi o offrirci varie sfide. La narrazione di base è molto lineare e ben schematizzata per farci proseguire su di un percorso più o meno prestabilito. Peccato l’assenza della lingua italiana che potrebbe escludere una buona fetta di pubblico.

Cult of the Lamb – Lottare per la vera divinità

Dal punto di vista più pratico, Cult of the Lamb è un’idea veramente interessante e, se vogliamo azzardare, anche innovativa. Il titolo è infatti un ibrido tra un roguelike ed un gestionale. La parte più action del gioco consiste nelle missioni che ci vedono affrontare le divinità rivali, mentre quella più organizzativa si volge nella gestione ed organizzazione del campo base dove ha sede il nostro culto. Andando con ordine parliamo prima della sezione roguelike. Questa è strutturata con le dinamiche più classiche del genere.

Ci troviamo di fronte a quattro tipologie differenti di dungeons in cui cambiano l’ambientazione e qualche tipologia di nemici. Ogni portale d’accesso ad un nuovo dungeon può essere aperto nel momento in cui avremo un adeguato numero di seguaci nel nostro culto. Ogni run inizia offrendoci due equipaggiamenti di partenza, il primo dei quali è un’arma da mischia: una spada, un coltello, un’ascia oppure anche degli artigli. Ci verranno indicati il potere d’attacco e la velocità con cui menar fendenti in successione. L’altro equipaggiamento invece è detto maledizione, ossia un attacco magico come, per esempio, proiettili di fuoco oppure il rilascio di una pozza velenosa.

Queste magie richiedono sangue per essere utilizzate e accumulando abbastanza sangue potremo lanciare fino a tre magie in successione. Per riacquistare sangue dovremo sconfiggere i nemici oppure ce ne verrà fornito all’apertura di un forziere. Il sistema di combattimento è veramente semplice, con l’utilizzo di attacchi melee in successione che possono creare brevi combo e magie a supportarci. In aggiunta il nostro agnellino è in grado di fare una rotolata per schivare vari attacchi nemici. Ripulita ogni stanza dalle ostilità generalmente ci verrà fornito un forziere che contiene monete d’oro e sangue, mentre talvolta è possibile il drop di un nuovo equipaggiamento.

Diversamente da molti roguelike non è presente una stanza del tesoro su ogni piano. Potremo pero trovare un NPC che ci permetterà di scegliere una carta dei tarocchi che ci fornirà abilità passive come l’aumento dell’attacco oppure il poter vedere la mappa completa. Ovviamente questo non è l’unico NPC in cui è possibile imbattersi lungo il percorso. Oltretutto, durante ogni run sarà possibile raccogliere risorse da investire nella gestione del nostro culto, distruggendo l’ambiente, o trovando stanze dedicate. Piccola nota sfavorevole è quella dei boss di fine piano, decisamente poco caratterizzati e molto spesso con pattern fin troppo simili tra di loro. Iniziando poi l’avventura in modalità normale, il livello di sfida scarseggia e, in certi momenti, sarà più difficile gestire il villaggio piuttosto che affrontare i dungeon.

Organizzare una setta non è da tutti

Veniamo ora alla parte gestionale del nostro campo base dove risiederà il culto. Questa zona è dedicata al potenziamento della nostra religione nei confronti della vera divinità. Questo avverrà tramite l’acquisizione di nuovi fedeli, risorse ed aumentando la fede dei nostri adepti. Questi sono tre i punti fondamentali da tenere sempre sott’occhio nella gestione. Il più importante è la fede poiché è necessario un alto livello di questo parametro per tenere i nostri seguaci felici e ricevere più adorazione da parte loro. Per incrementare questo parametro abbiamo diverse attività che potranno essere eseguite nel tempio.

Prima di tutti possiamo eseguire un sermone ogni giorno, il che garantirà un aumento della fede. In alterativa possiamo eseguire un rituale (tramite l’uso di materiali extra), ma bisogna stare attenti, perché non tutti i rituali aumentano la fede dei seguaci. L’altro parametro ovviamente è la fame dei nostri seguaci: dovremo infatti cucinare di tanto in tanto per tenere la setta sazia ed in salute. L’ultimo parametro da controllare è l’igiene, perché è fondamentale avere un campo base pulito per prevenire che i seguaci si ammalino. Per farlo basterà ripulire i “regalini” che i nostri adepti ci lasceranno in giro dopo aver mangiato, molto utili del resto perché si può usare come fertilizzante.

I centri nevralgici della base sono la statua disposta al centro ed il templio. La prima accoglierà le preghiere dei discepoli che potranno essere raccolte per sbloccare nuovi edifici da costruire ed aiutarci nell’espansione e gestione del villaggio. Il templio invece è fondamentale per aumentare i poteri del nostro agnellino. Qui dentro infatti potremo sbloccare nuovi armamenti, maledizioni, ma anche aggiungere delle abilità passive al nostro protagonista.

Ultimo, ma non meno importante, ogni seguace avrà dei tratti distintivi che è bene tenere in considerazione prima di eseguire determinate azioni. Inoltre, ogni seguace può crescere di livello e potrà anche farci richiesta di piccole quest, le quali una volta soddisfate aumenteranno la sua adorazione e livello. State anche attenti però, perché i seguaci non sono immortali e non rimarranno per sempre con voi. Nel complesso tutta questa parte gestione è veramente ben ideata e non stanca mai, grazie anche alla presenza di alcuni piccoli minigiochi, per esempio quando si deve cucinare. Talmente per congegnata che potrebbe finire per distrarvi dallo scopo principale che è quello di andare ad eliminare le nostre nemesi.

La tecnica e lo stile di Cult of the Lamb

Andando perso il comparto grafico, la scelta di uno stile cartoon è senza dubbio la scelta più azzeccata per Cult of the Lamb dato che fornisce un feeling sopra le righe, decisamente rilassato e simpatico, se non quando vedi questi animaletti tenerelli sacrificarne un altro e ti ricordi a cosa stai effettivamente giocando. Nota negativa se vogliamo è la scarsità di desgin per i nemici, molte volte sono semplici ripetizioni con una ricolorazione, paradossalmente sono molte di più le tipologie di seguaci. D’altro canto, però ogni animazione presente è un piacere per gli occhi.

Dal punto di vista sonoro, anche qui nulla da obbiettare, le colonne sonore finiscono per stamparsi nel cervello e dopo qualche ora di gioco ti ritroverai a canticchiarle in cucina. Oltretutto, il voto va aumentato anche per il semplice fatto che è possibile belare in qualsiasi momento premendo l’analogico destro. Sottolineo però nuovamente la mancanza della lingua italiana che è davvero un peccato, soprattutto perché l’inglese utilizzato nei vari dialoghi non è dei più semplici, contrariamente però i vari tutorial sono molto intuibili e spiegati nel più semplice dei modi.

Commento finale

Ancora una volta mi trovo a fare i miei complimenti a Devolver Digital e Massive Monster per aver tirato fuori un gioiellino niente male. La qualità dei giochi indie si sta alzando progressivamente e non possiamo che esserne felici. Semplicità ed innovazione sono due parole chiave per questo settore videoludico e Cult of the Lamb le impersonifica a pieno. Non è un gioco prefetto, questo bisogna sottolinearlo, soprattutto per la sua parte roguelike che appare semplicistica, ma nel complesso convince a mani bassissime. Sono anche abbastanza sicuro che con varie patch successive molte cose verranno introdotte e ci sarà anche un maggiore bilanciamento generale del titolo, ma per ora l’acquisto e super consigliato, anche su Nintendo Switch che è diventata la macchina perfetta per i giochi indie.

Cult of the Lamb è disponibile per PC, PlayStation 4 e 5, Xbox One, Xbox Series X e Nintendo Switch. La nostra prova si è svolta sia su PC che su su Nintendo Switch e in entrambi i casi non abbiamo riscontrato problemi.

Pro
  • – Un’idea ibrida che convince
  • – Comparto artistico sensazionale
  • – Alla portata di tutti
  • – Coinvolgente
Contro
  • – Assenza della lingua italina
  • – Poca varità di nemici

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