Dragon Quest Heroes II – Recensione

Si fa presto a dire musou

Poco meno di due anni fa, il primo capitolo di Dragon Quest Heroes andava ad arricchire notevolmente il genere dei musou tanto apprezzato in Giappone, quanto visto con sospetto da molti giocatori occidentali. In quel caso Square Enix riuscì a creare uno spin-off del celebre JRPG inserendo meccaniche che lo rendevano diverso dai classici picchia picchia. Con Dragon Quest Heroes II la storia si ripete, con una trama e uno sviluppo che portano con sé tutte le caratteristiche giocose del suo predecessore.

Di solito in un musou la storia è l’ultima preoccupazione del giocatore e, ad essere sinceri anche stavolta sembra più una scusa per mandarci a zonzo in cerca di sfide da superare. Tutto prende il via nella nazione di Kala, il luogo dove si incontrano i due protagonisti Lasaar e Theresa. Nonostante il mondo sia in pace da mille anni però, il regno di Dunisia attacca Kala compromettendo una pace che, secondo una leggenda farebbe scendere sui Sette Regni una terribile maledizione. Da qui si dipanerà una trama indipendente dal primo capitolo – e quindi godibile da chiunque – che ci porterà in ogni angolo del mondo per cercare alleati e per fermare le minacce che incombono. Come dicevo, la storia in sé non ha nulla di particolarmente originale all’apparenza, ma c’è da dire che dopo una partenza classica in cui si fa la conoscenza dei due eroi principali (un lui e una lei caratterizzati discretamente ma dotati di mosse sostanzialmente uguali pur con qualche differenza), con l’andare avanti della vicenda si sbloccano via via nuovi eroi presi di peso dalla mitologia di Dragon Quest, e nuove funzionalità che rendono molto più piacevole del previsto affrontare i tantissimi combattimenti che ci aspettano.

Per me che non avevo mai avuto modo di giocare approfonditamente il primo episodio, muovere i primi passi in Dragon Quest Heroes II è stato per certi versi sorprendente. Le solite missioni dei musou hanno meccaniche diverse e in più questa volta c’è la possibilità di esplorare le terre selvagge che collegano le città. Queste non sono altro che ulteriori mappe piene di nemici, ma la presenza di tesori e passaggi sbloccabili con specifiche abilità, ci rimanda un mondo più ricco del solito, in cui anche l’esplorazione paga con tesori ed equipaggiamento. Questo è possibile grazie ad una personalizzazione notevole dei propri eroi che, come da tradizione JRPG, possono essere dotati di varie armi, accessori e globi di difesa (che sostituiscono concettualmente le armature), così come possono equipaggiare un massimo di quattro magie di cui vi parlerò tra pochissimo. Tutto ciò contribuisce a creare un forte legame con la filosofia alla base della serie originale, caratterizzando questo spin-off in modo unico e funzionale.

Quando si tratta di malmenare i mostri, tutti derivanti dal bestiario originale tra Vampistrelli e Cocco di Mummia, si riscontrano le dinamiche musou più classiche, anche se con le dovute aggiunte. Intanto le combo si basano sempre su due pulsanti di attacco da alternare per scatenare diversi colpi, dai diversi effetti. Non è quindi solo una questione di animazione o di mosse su bersaglio singolo piuttosto che ad area, ma si tratta anche di usare gli effetti speciali giusti che possano essere efficaci contro l’avversario. A queste si aggiungono le appena citate magie, ottenibili salendo di livello e acquisendo abilità. Basta tener premuto il dorsale destro per aprire un menu che vi farà scatenare gli attacchi che avrete equipaggiato, tra fulmini, attacchi diretti, magie in grado di abbassare la difesa e altre di cura. I punti magia si ricaricano automaticamente durante gli scontri, ma mai con la velocità che vorreste, obbligandovi a sfruttarle con cura. Considerate che queste caratteristiche si applicano a tutto il party, il quale potrà essere composto da un massimo di quattro eroi, ognuno con le sue mosse peculiari e il suo equipaggiamento di magie e che potrete passare da un personaggio all’altro in qualsiasi momento tramite la croce direzionale.

L’aria che si respira nel mondo di Dragon Quest Heroes II non è quella di un mousu classico, allineandosi più ad un’avventura hack and slash con combattimenti su vasta scala. Ciò è evidenziato dal fatto che non dovrete sempre e solo correre da una parte all’altra del campo nemico cercando di conquistare avamposti o simili, ma piuttosto di combattere ondate in zone specifiche, abbattere boss e difendere obiettivi. La varietà è quindi maggiore rispetto al solito, rendendo obbligatorie alcune dinamiche in cui non si può agire alla cieca. In questo ci vengono in aiuto le medaglie dei mostri già viste nel primo capitolo, con alcuni che combatteranno al nostro fianco e altri che invece entrano in campo, scatenano un potente attacco e poi svaniscono. Infine questa volta otterrete anche medaglie che vi potranno trasformare temporaneamente nei mostri più grossi e potenti come per esempio i Golem, potendo scatenare attacchi devastanti che renderanno davvero spettacolari le vostre battaglie. Il loro utilizzo sarà anche utile per creare strategie difensive in base alle richieste della missione in corso, facendo accendere il cervello in un genere che invece, di solito, si può affrontare con il pilota automatico inserito. Ricordate comunque che dopo diverse ore di gioco la ripetitività tipica dei musou torna alla ribalta, seppur sottodimensionata rispetto a titoli molto meno vari e ricchi.

Il comparto tecnico contribuisce enormemente a calarci nel mondo di Dragon Quest. Il design di Akira Torihama è sempre riconoscibile e l’ottima riproduzione degli eroi storici ci porta in un mondo sognante e ben caratterizzato. Le animazioni dei colpi, delle supermosse e di quant’altro richiami alla memoria questa saga, sono poi impreziositi da effetti di luce e particellari di buon livello, rendendo molto spettacolari e caotiche – in senso buono – le battaglie contro l’esercito nemico. Il numero di elementi contro cui dovremo vedercela tra l’altro è sempre piuttosto elevato ma a differenza di molti altri esponenti del genere, gli avversari non cadranno dopo pochi colpi, obbligandoci anche a tener conto di scudi e di elementi con cui possono attaccare e difendersi. Le mappe sono sufficientemente grandi, ma ricoperte di texture abbastanza semplici. Lo scopo di non appesantire il motore grafico ma allo stesso tempo di garantire una buona resa per l’azione incessante è stato comunque centrato. Per chi desidera giocare con amici o necessita di un aiuto per le missioni principali esiste anche una modalità online cooperativa che funziona piuttosto bene e senza complicazioni. Infine va fatto un plauso al comparto audio che ripropone le musiche e i jingle classici, ricordandoci in ogni istante a quale serie si ispira. Il gioco è doppiato in inglese e giapponese ma è sottotitolato in un ottimo italiano. Anche stavolta tornano in scena i dialetti per alcuni personaggi, ma non stonano affatto con il contesto divertito del titolo.

Dragon Quest Heroes II è un gioco che fa suo il motto “squadra che vince non si cambia”, riproponendo la formula vincente del capostipite senza particolari variazioni. Questo può essere il più grande limite per chi ha già affrontato la prima avventura, ma anche un notevole pregio per chi si diverte con i mousu ma desidera anche qualcosa di più. Chi arriva per la prima volta in quest’universo, durante le prime ore potrebbe anche non accorgersi della sua natura di base, grazie a meccaniche originali che arricchiscono l’esperienza in modo inusuale. Chi invece si è già divertito con il primo capitolo si stupirà sicuramente meno per via di meccaniche già sperimentate ma si troverà subito a suo agio, godendosi un buon titolo che lo potrà far divertire per decine di ore.

Pro
  • – Combattimenti più profondi del solito
  • – La mitologia di Dragon Quest è mantenuta
  • – Dinamiche originali tra magie e monete dei mostri
  • – Miglioramento degli eroi ben sviluppato
  • – Tecnicamente valido
  • – Ottima colonna sonora
Contro
  • – Pochissime novità rispetto al passato
  • – Dopo diverse ore la ripetitività torna a farsi sentire

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