Fire Emblem Warriors: Three Hopes – Recensione

La collaborazione tra Nintendo e Koei Tecmo continua anche nel 2022, e l’ultima creatura nata da questo rapporto è Fire Emblem Warriors: Three Hopes, musou che si predispone a ricoprire lo stesso ruolo che ebbe Hyrule Warriors: L’era della Calamità (qui la recensione!) per Breath of the Wild (e qui la sua recensione). Scopriamo insieme cosa bolle in pentola!

Stessa storia, genere diverso… Fire Emblem e Musou vanno benissimo a braccetto!

Una storia già sentita… O quasi.

Three Hopes consta di una storia generalmente molto simile a quella di Three Houses (Qui la nostra recensione!), almeno nelle prime battute. Impersonando un protagonista il cui sesso e nome saranno a nostra discrezione, faremo parte di una squadra di mercenari che viene demolita da Byleth, in questo gioco noto come Flagello Cinereo. Usciti incolumi dalla colluttazione con Byleth grazie al fortuito aiuto di una figura divina di nome Arval, ci ritroviamo successivamente a vagare per il mondo in cerca di vendetta, finché non ci imbattiamo nei tre capi casata di Three Houses.

Three Hopes
Shez (di spalle) contro Byleth nelle prime battute del gioco.

In maniera non tanto dissimile dal suddetto titolo, li salveremo da un’imboscata, e i tre capi ci inviteranno successivamente a partecipare come studenti nell’accademia di Garreg Mach (a differenza di Three Houses, in cui Byleth viene invitato/a come professore). Le esperienze studentesche dureranno poco, però, dato che il capitolo 4 darà fine al prologo e farà davvero iniziare la storia dipendentemente dal casato che sceglieremo di seguire dopo la scuola.
Anche in Three Hopes nasce lo stesso dilemma del titolo originale: quale casata scegliere? Alla stessa maniera di Nintendo qualche anno fa, Koei Tecmo ci fa chiaramente capire che, in base alla scelta compiuta, le storie e gli intrecci verranno vissuti da punti di vista drammaticamente diversi a seconda delle scelte.

Three Hopes
Scegliere un casato piuttosto che un altro è importante. Tutto dipende dalle preferenze!

Questione di feeling

La caratteristica principale di Three Hopes è che funziona come se fosse una sorta di gioco della serie di Persona. Ci sono moltissime interazioni con i personaggi secondari, così come tanti sono i momenti “morti” in cui sarà possibile gironzolare negli accampamenti per parlare, cucinare e vivere esperienze con i propri compagni di casato per instaurare rapporti solidi. Il rovescio di questa medaglia è che, una volta finiti i momenti morti, inizia la parte del gioco più action e familiare. Si prende, insomma, a piene mani dal genere dei musou, cercando però di mantenere lo stesso senso identitario che contraddistingue Fire Emblem da tanti altri titoli simili. Nonostante la natura decisamente più action rispetto alla serie originale, Three Hopes mette subito in chiaro il fatto che è necessario interagire con quanti più personaggi possibili, così come è necessaria la varietà e la strategia, sia nelle mosse che negli equipaggiamenti di ogni personaggio. Gran parte dell’esperienza di Three Hopes è preparatoria, più che di azione effettiva. La parte action dettata dal genere musou non è che la punta dell’iceberg delle meccaniche di Three Hopes, che si concentrano particolarmente sulla gestione delle unità, l’interazione tra ognuna di esse, gli equipaggiamenti, le abilità e le classi di ogni singolo personaggio.

Three Hopes
L’esperienza di Three Hopes è estremamente massiccia. Talmente tanto da poter, a tratti, rivaleggiare con Three Houses!

Se il gameplay di questo gioco fosse un pasto, sarebbe un abbondante barbecue!

Partiamo con ordine, dato che la carne a cuocere è tantissima. Prima di ogni missione, il gioco richiede che il protagonista interagisca con i propri personaggi preferiti. Ogni interazione con i personaggi aumenta un indicatore di apprezzamento (che va da D ad A). L’indicatore di apprezzamento aumenta nella storia facendo le scelte giuste all’interno dei dialoghi o, più semplicemente, facendo delle carinerie ai personaggi durante le fasi di pausa. Cucinare, fare regali, dire ciò che i personaggi vogliono sentirsi dire… Queste sono le maniere giuste per instaurare un rapporto adeguato con ognuno di loro e fare in maniera che l’aiuto in battaglia sia il massimo possibile. Una volta finita la fase di “pausa”, inizia la preparazione alla battaglia, in cui è possibile personalizzare lo stile di gioco di quasi tutti i personaggi, protagonista compreso. Shez (il nome del protagonista) è inizialmente un Guerriero, ma il suo diretto contatto con Arval lo ha reso un Mirmidone. Ciò vuol dire che finché resterà tale avrà determinate abilità, ma nessuno vieta di cambiare la sua classe per godere di altre possibilità, magari molto più adeguate a determinate situazioni. Ogni classe, così come ogni personaggio, ha i propri livelli. Raggiunto il livello massimo di una classe è possibile cambiarla per diventare più forti, o tramite promozione, oppure cambiando completamente ramo e scegliendo un’altra arma.

Three Hopes
Variare il proprio stile di gioco cambiando classe e armi dei personaggi è vitale per spremere il titolo il più possibile e vincere con più facilità.

In Three Hopes vige la stessa regola classica dei Fire Emblem, quella del triangolo delle armi. Lance, spade e asce hanno punti di forza e debolezza le une contro le altre, mentre gli arcieri sono forti contro i cavalieri alati, ma generalmente deboli contro il resto delle classi. Scegliere lo schieramento più adeguato prima di una partita è di vitale importanza, specie se si sceglie di giocare Three Hopes a difficoltà più elevate. A proposito della difficoltà, per rendere l’esperienza ancora più fedele alla serie di appartenenza, Koei Tecmo ha scelto di offrire la possibilità di impostare il cosìdetto “Permadeath” anche in questo titolo (le unità sconfitte muoiono sul serio), strizzando l’occhio ai fan più strategici della saga, così come è possibile scegliere quanti e quali tutorial possono apparire durante il gameplay. Ma torniamo a noi. Durante l’esperienza di combattimento saremo nel vivo di un vero e proprio Warriors, in cui gran parte delle mosse e delle possibilità sarà largamente la stessa di altri giochi della serie.

Mosse speciali, abilità secondarie, legami gli con altri personaggi (la cui forza è dipendente dall’indicatore di apprezzamento di cui abbiamo parlato prima) e mosse finali saranno all’ordine del giorno, così come sarà anche possibile cambiare il personaggio utilizzato tramite i tasti freccia, e schierare le unità tramite il menù di pausa, proprio come si fa in Fire Emblem. Quest’ultima è la parte più importante di tutto il loop del gameplay: scegliere quale personaggio deve trovarsi in un punto e in un determinato momento è di vitale importanza, altrimenti sarà presto facile trovarsi di fronte a una schermata di missione fallita. Fire Emblem Warriors: Three Hopes non è un gioco facile da capire e da afferrare al volo, specie se si pensa alla miriade di meccaniche, nascoste e non, che costellano l’intera esperienza di gioco. Nonostante sia superficialmente un musou, il suo DNA ha molto più in comune con Fire Emblem di quanto si possa pensare, e crediamo dipenda tutto dalla forte componente strategica che, in maniera fortuita, contraddistingue i titoli di questo genere.

Three Hopes
È importante essere pronti a tutto, anche a perdere le proprie unità, specie se si gioca in modalità classica.

Qualche tecnicismo

Three Hopes è un titolo davvero forte dal punto di vista tecnico, in grado di spremere in maniera intelligente l’hardware di Nintendo Switch. Presentando largamente lo stesso engine di Three Houses, Three Hopes mantiene la stessa fedeltà allo stile grafico, utilizzando una palette di colori simile e animazioni di alta qualità, e mantenendo un frame rate sbloccato che si mantiene sempre sui 30, occasionalmente salendo a 60. Essendo poi un musou di stampo particolarmente narrativo, i dialoghi e le cutscenes sono tantissimi, e il lavoro di doppiaggio per i personaggi è particolarmente ben fatto. I testi del gioco sono stati completamente localizzati in italiano, mentre le voci possono essere inglesi o giapponesi. In entrambi i casi si parla di un doppiaggio di alta qualità, pieno di carattere, rispettoso dei personaggi e dei loro archetipi. Questi tecnicismi sono indicativi del vero amore che gli sviluppatori di Koei e Nintendo hanno dimostrato lavorando su Three Hopes.

Three Hopes
Nonostante l’hardware non più tanto stellare, Switch riesce comunque a raccontare qualcosa che tecnicamente non ha nulla da invidiare ad altri titoli.

Commento finale

Questo Fire Emblem è un progetto pieno di rispetto per il materiale originale e amore per le sue vicende, in grado di saziare il fan della serie senza necessariamente offrirgli un nuovo titolo, o almeno non per ora. Esattamente come L’era della Calamità per Zelda, Three Hopes porta fieramente con sé il baluardo di Fire Emblem, avendo comunque una marcia in più rispetto al suo cuginetto zeldiano grazie a una storia molto più malleabile, rigiocabile ed estremamente personalizzabile. Fire Emblem Warriors: Three Hopes funziona quindi sia come nuovo capitolo per i fan della serie che come punto di entrata per chi ha sempre dimostrato un certo interesse. È un titolo accessibile ma complicato, capace di offrire numerose ore di divertimento, specie se si apprezza una sana dose di strategia anche durante i momenti d’azione più concitati, senza però andare a peccare dal punto di vista narrativo, che è più forte che mai.

Pro
  • – Comparto tecnico ben pensato
  • – Tutti gli ingredienti dei Fire Emblem moderni sono qui!
  • – Personalizzabile e rigiocabile come pochi altri titoli dello stesso genere
  • – Forte impatto narrativo
  • – Estremamente strategico
Contro
  • – Non proprio accessibile
  • – Un po’ troppe meccaniche secondarie
  • – Tutorial non sempre perfettamente esplicativi

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